Lotta Olimpica Moderna
Lotte con casacca e cintura
Grappling
Pammachia
All Power Conditioning
Partnership
Albo
Consortium
Sponsor
Agora
Forum
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Olympic Wrestling
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La Lotta è sport che da sempre ha affascinato l’uomo,
forma essenziale ed insostituibile per confrontare
fra di loro gli avversari. Per questo motivo
viene consigliata ai giovani, in quanto attività
che postula il conseguimento di un apparato
morfologico-muscolare di tutto rispetto e soprattutto
il miglioramento del controllo emotivo e dell’equilibrio
psichico. L’avviamento alla pratica della lotta
prevede inizialmente un miglioramento della
forza, indispensabile per chi vuol praticare
questo sport, con attività multiforme. Questa
fase è considerata “preagonistica” (dai 5 ai
12 anni) e prevede anche azioni semplicissime
di confidenza con il tappeto e familiarizzazione
con il concetto di aver di fronte un avversario,
anche se inizialmente si tratterà più di un
partner che di un antagonista vero e proprio.
Più avanti ed ancor prima dell’inizio dell’attività
agonistica (che va dal tredicesimo anno in poi)
i ragazzi cominceranno ad apprendere azioni
tecniche più
complesse, tenendo conto che l’età dai 10 ai
13 anni è la più propizia allo sviluppo della
coordinazione, della abilità motoria e della
rapidità così come della forze rapida e massimale.
La vita agonistica dei lottatori prevede fasi
e categorie successive: esordienti dai 13 ai
15 anni; cadetti 16 e 17 anni; juniores dai
18 ai 20 anni; seniores dai 21 ai 35 anni. E’
anche possibile gareggiare nella categoria Master
dai 36 ai 50 anni. La lotta viene praticata
nei due stili olimpici della greco-romana e
dello stile libero,aperto anche dalle donne.
Con l’introduzione della lotta femminile nel
programma olimpico, sono state variate le categorie
di peso, che attualmente sono per gli uomini
quelle dei 55, 60, 66, 74, 84, 96 e 120; per
le donne dei 48, 55, 63 e 72 chilogrammi. .
Si tratta in definitiva di 18 medaglie d’oro
olimpiche da assegnare, con una partecipazione
massima complessiva di 344 concorrenti.
La lutte Gréco-Romaine interdit formellement la saisie de l'adversaire en-dessous de la ceinture. Dans ce style, il est interdit de faire des crocs-en-jambe et d'utiliser activement les jambes dans l'exécution de toute action.
Les origines de la lutte gréco-romaine ne sont pas à chercher dans l’Antiquité puisque les compétitions chez les Grecs et les Romains se déroulaient dans un style proche de la lutte libre. Ce style fut lancé au XIXe siècle par un ancien soldat de Napoléon du nom d’Exbroyat qui démontrait dans les foires de Lyon ce qu’il appelait la « lutte à mains plates » pour la distinguer des autres sports de combats où les coups étaient permis. En 1848, il instaura la règle de ne pas porter de prises au-dessous de la ceinture et interdit les prises et les torsions douloureuses qui pouvaient blesser l’adversaire. La « lutte à main plates » aussi appelée « lutte française » se développa à travers toute l’Europe et devint le sport phare du XIXe siècle. Le père du terme « gréco-romaine » serait le lutteur italien Basilio Bartoli qui exprima par cette appellation le regain d’intérêt pour les valeurs de l’Antiquité.
La lutte gréco-romaine fut le premier style inscrit aux Jeux Olympiques modernes d’Athènes en 1896 et cette forme de divertissement professionnel devint un sport amateur de tout premier ordre au cours du XXe siècle. Elle ne fut jamais absente du programme olympique, à l’exception des Jeux de Paris en 1900.
Actuellement, la lutte gréco-romaine compte sept catégories de poids :
55 kg, 60 kg, 66 kg, 74 kg, 84 kg, 96kg et 120 kg
Dans la lutte libre, il est permis de saisir les jambes de l'adversaire dans l’exécution de toutes les actions.
La lutte libre se développa en Grande-Bretagne et aux Etats-Unis sous le nom de catch-as-catch-can (« attrappe comme tu peux ») et devint l’une des attractions vedettes des fêtes foraines et des foires du XIXème siècle. Le but de cette discipline était d’amener les deux épaules de l’adversaire à terre et pratiquement toutes les prises étaient autorisées. La lutte aux Etats-Unis était un sport extrêmement populaire et une demi-douzaine de Présidents américains s’y illustrèrent : George Washington, Zachary Taylor, Ulysses Grant, Andrew Johnson, Theodore Roosevelt, Abraham Lincoln, etc. La lutte libre fut introduite pour la première fois aux Jeux Olympiques de Saint Louis en 1904. Les 40 lutteurs qui y participèrent étaient tous de nationalité américaine. Les règles de compétition étaient semblables à celles du catch-as-catch-can, avec des restrictions concernant les prises dangereuses. La répartition en sept catégories de poids (47,6 kg, 52,2 kg, 56,7 kg, 61,2 kg, 65,3 kg, 71,7 kg et + 71,7kg) fut une notable innovation puisque jusqu’alors les compétitions de lutte se déroulaient dans une catégorie de poids unique.
Actuellement, la lutte libre compte sept catégories de poids :
55 kg, 60 kg, 66 kg, 74 kg, 84 kg, 96kg et 120 kg
La lutte féminine est semblable à la lutte libre, mais interdit les clefs doubles (double Nelson) qui sont dangereuses pour les femmes.
La lutte féminine amateur fit ses premiers pas dans les pays scandinaves et en France dans les années 80. Au début, les deux styles connurent une certaine évolution, mais finalement la lutte féminine se calqua sur la lutte libre. Elle fut d’abord dirigée par un comité spécial de la FILA placé sous la direction de Michel Dusson (1984). Le premier Championnat du Monde de lutte féminine fut organisé à Lorenskog (Norvège) en 1987. La lutte féminine fut admise pour la première fois au programme olympique à l’occasion des Jeux d’Athènes en 2004.
Actuellement, la lutte libre compte sept catégories de poids :
48 kg, 51 kg, 55 kg, 59 kg, 63 kg, 67kg et 72 kg.
Seules quatre catégories figurent au programme olympique :
48kg, 55kg, 63 kg et 72kg.
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Jacketed Wrestling
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Il Judo (“via della cedevolezza” dal giapponese ju = cedevole, gentile, ragionevole, efficace e do=cammino, via intesi in senso spirituale) è un tipo di lotta elaborato da Jigoro Kano fondendo i principi di varie scuole di ju- jitsu (arte gentile o della flessibilità): E’ una tecnica di combattimento senza armi, secondo alcuni derivata dalla Cina e comunque razionalizzata dai samurai giapponesi.
Jigoro Kano fonda la sua scuola, il Kodokan (“luogo dove si studia la Via”) nel 1882: da allora il Judo si diffonde in ogni angolo del mondo. In poco più di un secolo milioni di persone conoscono ed apprezzano il “nuovo stile di lotta, che non è soltanto una micidiale arte di combattimento, ma una forma educativa del corpo e dello spirito” (Livio Toschi - a cui vanno attribuite, salvo indicazione contraria, tutte le citazioni virgolettate).
Circa settanta anni dopo la sua ideazione, il Judo viene accolto nel grande consesso olimpico (1964 a Tokio sperimentalmente e dal 1972 in via definitiva). E’ la consacrazione di una vera filosofia di vita, che esalta “la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti per lo più circolari e rivolgere quindi contro di lui la sua stessa forza”.
In Italia il Judo giunge per canali insoliti: i primi praticanti in assoluto della cosiddetta “lotta giapponese” sono i marinai del Marco Polo, e successivamente dell’Incrociatore Vesuvio, che nel 1906 prestano servizio nel Mar della Cina. Il primo italiano abilitato all’insegnamento del ju jitsu (poi Judo) è il timoniere Luigi Moscardelli; fra i suoi allievi si distingue il cannoniere scelto Carlo Oletti. Proprio a lui verrà affidata nel 1921 la cattedra di judo presso la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, da cui venne irradiata la cultura judoistica nel nostro Paese: si può affermare che non esiste Maestro italiano di judo che, alla lontana, non sia in definitiva discepolo di Oletti. E proprio ai Maestri, ed al lavoro da loro svolto nelle società, si deve la travolgente diffusione di questo sport, che riscuote successo non solo per l’indiscusso fascino dei principi filosofici ed orientali a cui si ispira, ma soprattutto per i suoi elevati contenuti educativi e formativi. Sull’argomento si espresse con estrema chiarezza lo stesso Jigoro Kano, constatando con soddisfazione come parecchi dei suoi allievi occupassero posti di responsabilità in campo politico e nell’impegno sociale. ”Il loro lavoro è gravoso – affermò nel suo articolo “Yuko-no-katsudo” del febbraio 1922 – ma sono certo che, grazie all’esercizio del Judo essi sono in grado di spingersi oltre laddove altri rinunciano perché sopraffatti dalla fatica fisica e mentale. Come pure nel lavoro dipendente, di fronte a un dovere urgente, chi è allenato col judo difficilmente rimanda all’indomani, perché con l’allenamento si acquista la forza di sopportare tutte le incombenze…limitandoci a queste banali riflessioni, comprendiamo quanto sia importante e utile l’apporto della nostra disciplina alla società”. Per questo motivo, continua il Fondatore, bisogna ricordare soprattutto “ che il Judo è una disciplina utile ed efficace tanto per l’educazione fisica quanto per l’addestramento morale e intellettuale. Ogni insegnante deve concepire l’addestramento sotto forma di educazione. Per quanto riguarda il fisico occorre uno studio accurato ed approfondito di materie basilari, come fisiologia, igiene e patologia, tenendo presente l’età, le caratteristiche fisiche ed il livello d’istruzione della persona per adattare la pratica al livello di apprendimento (…) egualmente nel campo intellettuale ogni occasione è buona per allenare la mente attraverso l’osservazione, l’immaginazione, il discernimento e la pratica quotidiana”.
L’aspetto agonistico del Judo viene man mano evidenziato e stimolato dall’introduzione di varie competizioni nazionali ed internazionali.
Per quanto ci riguarda più da vicino va ricordato che i primi campionati italiani vengono disputati a Roma nel 1924; i primi campionati europei nel 1951 a Parigi (unico italiano in gara Elio Volpi) e la prima rassegna iridata nel 1956 a Tokio in unica categoria (la prima partecipazione italiana si ha nel 1961 a Parigi con Tempesta, Venturelli e Zanchetta).
Citando Nicola Tempesta si entra nella vera storia del nostro Judo agonistico. La carriera di questo grandissimo judoka napoletano purtroppo si sviluppa e tocca i vertici quando le Olimpiadi non esistono ed i Campionati Mondiali non hanno ancora assunto precisa fisionomia e cadenza regolare. E’ campione europeo nel 1957 e nel 1961; si aggiudica anche sei medaglie d’argento e cinque di bronzo fra individuali ed a squadre. Per cinque volte è tricolore delle cinture nere.
In campo olimpico l’Italia del Judo si colloca nel medagliere nel 1976. Ai Giochi di Montreal vince la medaglia di bronzo Felice Mariani: ha 22 anni, si presenta in Canada con il titolo europeo juniores conquistato nel 1974 e con il bronzo mondiale del 1975. Sono gli inizi di una folgorante carriera che lo vede tre volte campione d’Europa (con un argento) ed altre due volte sul podio mondiale. Tesserato per il Gruppo sportivo della Guardia di Finanza, non può partecipare ai Giochi Olimpici di Mosca del 1980 a causa del boicottaggio perdendo una grande occasione. Attualmente è direttore tecnico delle Fiamme Gialle ed Allenatore della Squadra nazionale.
In quelle stesse Olimpiadi comincia a brillare la stella di Ezio Gamba. E’ lui che porta la prima medaglia d’oro olimpica al nostro Judo; anche ai successivi Giochi di Los Angeles (1984) è assoluto protagonista conquistando una medaglia d’argento che, in definitiva, non compensa interamente il suo valore.
Nella successiva competizione Olimpica (Seul 1988) il Judo azzurro conquista la sua prima medaglia al femminile: in un torneo inizialmente dimostrativo, Alessandra Giungi è medaglia di bronzo. E le donne iniziano così una serie senza interruzioni: Emanuela Pierantozzi argento a Barcellona 1992 e bronzo a Sydney 2000 (vedere più avanti il suo personale ed eccezionale albo d’oro); Ylenia Scapin bronzo ad Atlanta 1996 ed a Sydney 2000; Lucia Morico bronzo ad Atene 2004.
Gli uomini non stanno a guardare: Girolamo Giovinazzo realizza un’accoppiata olimpica con un argento ad Atlanta ed un bronzo a Sydney, mentre Giuseppe Maddaloni nei Giochi del 2000 dona al Judo italiano la seconda medaglia d’oro. Il positivo momento del Judo italiano prosegue. Fra l’altro, la squadra maschile vince il titolo europeo nel 2001 mentre nel 2002 il team nazionale torna dai Campionati Europei di Maribor con sette medaglie tra cui il titolo di Cinzia Cavazzuti e l’argento di Lucia Morico.
Lucia Morico è campionesssa continentale nel 2003 (con Pina Macrì medaglia d’argento e la coppia Scapin-Bianchessi medaglia di bronzo), imitata nel 2004 da Francesco Lepre. Sul podio degli ultimi campionati europei ancora Ylenia Scapin e Roberto Meloni, argento nel 2005 e bronzo nel 2006, mentre ai Mondiali del 2005 al Cairo Francesco Bruyere vince un argento di altissima quotazione.
Il 2006 è l’anno del grande ritorno di Pino Maddaloni ai vertici assoluti, con la conquista a Tampere della medaglia d'argento.
Nel Judo le classi di età sono le seguenti: i cadetti hanno 15, 16 anni; gli juniores 17,18 e 19 anni; i seniores da 20 a 35 anni. Le categorie di peso sono, per i seniores maschi, chilogrammi 60; 66; 73; 81; 90; 100 ed oltre 100; per le femmine di chilogrammi 48; 52; 57; 63; 70; 78 ed oltre 78. Le stesse categorie di peso sono previste per le competizioni internazionali, nonché per i Giochi Olimpici: vengono perciò assegnate 14 medaglie d’oro 386 con la partecipazione massima di 386 atleti.
«SAMozashita Bes Oruja» vale a dire «difesa personale senza armi» è la frase russa da cui deriva il nome SAMBO.
Per trovare le radici del Sambo bisogna risalire agli anni venti, quando, presso il Distretto Militare di Mosca e la Dinamo (Centro Sportivo della Polizia), esperti lottatori furono incaricati di raccogliere le tecniche migliori da tutti gli stili di combattimento conosciuti al mondo.
L’obiettivo era quello di creare lo stile di difesa personale più efficace per l’Armata Rossa e la Polizia Segreta chiamata Cheka (che poi divenne il KGB).
I tecnici più impegnati furono Vassilj OSCHEPKOV, primo autorevole esperto russo, Victor SPIRIDONOV, primo insegnante di difesa personale della Dinamo, GALKOVSKY, SAGATELIAN, RUBANCIK, SKOLINKOV, SIDOROV, tutti studiosi degli stili di combattimento tramandati dai tempi di Genghis Khan sino all’era moderna, in quel territorio di collegamento tra Europa ed Asia che è la ex Unione Sovietica, dove possiamo trovare, ancora praticate folkloristicamente: la lotta georgiana, quella azerbaijana, quella uzbeka, quella moldava, quella kazaka, quella turkmena, quella tartara, quella mongola, etc. etc..
Va inoltre ricordato che dal 1923 Anatoly KHARLAMPIEV, insieme ad Ivan Vasilievich VASILIEV, viaggiò per anni con l’intento di perfezionare la conoscenza delle arti marziali orientali e degli stili di combattimento più classici come la lotta greco – romana, quella stile libero nonché la boxe e la scherma.
Il risultato di questi studi cambiò definitivamente il vecchio “Vsebuch” ossia il metodo di allenamento militare voluto da V. Lenin dopo la rivoluzione, nel “Sam”, poi “Samoz” ed infine “SAMBO”.
Il SAMBO, per come è stato codificato, può essere propriamente considerato la vera lotta Internazionale per antonomasia, in cui tutti i lottatori di ogni parte del mondo possono esprimersi trovando spazio per le loro caratteristiche tecnico – tattiche.
La situazione politica e la vita dell’Unione Sovietica negli anni della rivoluzione socialista, favorirono lo sviluppo di uno stile di combattimento avente connotati puramente russi e decisamente efficace come il Sambo.
Così il Governo Sovietico tolse il velo di segretezza che avvolgeva il Sambo per renderlo alla portata di tutta la popolazione civile ove si diffuse la versione sportiva inizialmente chiamata “Lotta – Sambo”.
Il 16 novembre 1938 è considerata la data di nascita ufficiale del Sambo, quando fu riconosciuto come disciplina sportiva dal Comitato Superiore per la Cultura e lo Sport dell’URSS.
Tra i fondatori, il più longevo fu A. Kharlampiev, infatti nell’immediato dopoguerra divenne Presidente della Sezione di Sambo dell’Unione Sovietica, vedendo il suo sport ottenere i primi successi in campo internazionale, per questo viene spesso ricordato come il padre spirituale del Sambo.
OGNI TECNICA di Sambo era studiata attentamente e finalizzata alle più svariate esigenze della difesa personale: per la Milizia, per la Polizia Segreta, per le Guardie di Confine, per la protezione di singole persone da immediato pericolo, per il personale di ospedali psichiatrici, per gli Ufficiali e per i soldati (con armi e senza) .
Inoltre veniva valutato il contesto e l’ambiente in cui era necessario applicare una tecnica: luogo chiuso od aperto, con tanto o poco spazio, con la vicinanza di grossi oggetti come tavoli o piccoli oggetti ma pericolosi, oppure con armi non convenzionali di possibile utilizzo.
Il Sambo ha un bagaglio ricco di tecniche suddivise nella lotta in piedi ed a terra, con sollevamenti e proiezioni, prese dolorose, leve articolari ai gomiti, ai polsi, alle spalle, alle anche, alle ginocchia ed alle caviglie, nonché tecniche di controllo a terra e di soffocamento.
Oltre alla tecnica, il Sambo studia la preparazione fisica, grazie a metodi moderni e collaudati, infatti i sambisti usano dire che un combattente deve essere tecnico ma altrettanto forte.
IL REGOLAMENTO è stato formulato per dare all’incontro sportivo le caratteristiche di uno scontro reale, con poche limitazioni, dando spazio all’iniziativa dei lottatori finalizzata a sottomettere l’avversario ed ottenerne la resa.
Sopra una materassina rotonda si affrontano due sambisti, uno vestito di rosso e l’altro di blu, con una giacca (Kurtka), simile ad una moderna giubba legata da una cintura, con dei calzoncini corti elasticizzati (Shorti) e con delle apposite scarpette (Sambofki) che permettono la massima libertà di movimento.
Per sei minuti effettivi, senza limitazioni di prese, ma con l’unico vincolo di mantenersi attivo durante tutto l’incontro, un sambista deve prevalere sull’altro buttandolo a terra e se possibile ottenerne la resa prima del limite, grazie ad una leva articolare o presa dolorosa sia alle braccia che alle gambe.
La vittoria anzitempo è aggiudicata se chi esegue la tecnica effettua un’ampia e veloce proiezione a terra dell’avversario, rimanendo lui stesso in equilibrio sui due piedi.
Quando, durante la medesima tecnica, l’esecutore perde l’equilibrio appoggiando una qualsiasi parte del corpo a terra, ottiene 4 punti; a secondo di come cade l’avversario, si attribuiscono 4 punti, 2 punti od 1 punto.
Inoltre quando un sambista, dopo l’avviso dell’arbitro, mantiene un comportamento scorretto o passivo, riceve un richiamo ufficiale ed all’avversario viene attribuito un punto; al 3° richiamo viene decretata la sconfitta.
Si può ottenere un vantaggio anche mantenendo l’avversario con la schiena a terra, controllandolo con il proprio petto al di sopra della cintura .
Questa forma di immobilizzazione applicata per 10 secondi vale 2 punti e per 20 secondi 4 punti, oltre ai quali va risolto l’incontro con una leva articolare od una presa dolorosa.
Durante un incontro non si possono guadagnare con un’immobilizzazione più di 4 punti, perché in un combattimento da strada non è garantita una soluzione favorevole dello scontro solamente con una presa di controllo e sottomissione a terra.
Infatti, chi è immobilizzato può anche attendere l’aiuto di compagni pronti a battersi per lui, quindi colui che è in vantaggio con una presa di controllo deve affrettarsi a rendere inoffensivo l’avversario.
Tuttavia nell’incontro sportivo è attribuita la vittoria per netta superiorità tecnica, quando si ottengono 12 punti di vantaggio.
NEGLI ANNI CINQUANTA, poiché il Sambo non era ancora diffuso a livello internazionale, i sambisti sovietici provarono le loro qualità di lottatori ottenendo vittorie anche nello stile libero e la greco – romana.
NEL JUDO, che è lo stile di combattimento con la giacca più diffuso nel mondo e riconosciuto disciplina olimpica, i sambisti hanno ottenuto onorevoli risultati dal 1962 sino ad oggi, dimostrando che il Sambo non va sottovalutato!
E’ innegabile la stretta parentela che lega il Sambo ed il Judo, essendo le lotte con la giacca più diffuse, quindi anche la concorrenza che avrebbe potuto fare il giovane stile occidentale al vecchio antenato orientale, ma per la scarsa propaganda e divulgazione del Sambo, questo non è mai avvenuto.
Negli ultimi tre quadrienni olimpici la International Judo Federation ha applicato variazioni e migliorie al regolamento agonistico, mantenendo il Judo al passo con i tempi. In proposito qualche sambista della ex Unione Sovietica, passato al Judo seguendo l’onda migratoria dei più, dice che: “il Judo si è sambizzato!”
NEL 1966 IL SAMBO fu accolto nella FILA (Federazione Internazionale Amatori della Lotta) e come terzo stile, insieme alla greco - romana ed allo stile libero, cominciò ad essere praticato nel resto del mondo.
Nel 1973 si svolse a Teheran il 1ˆ Campionato Mondiale e da allora, in diverse nazioni, si celebrano annualmente i Campionati Mondiali, la Coppa del Mondo ed i Campionati Continentali, nonché vari Tornei Internazionali.
Nel 1980, in occasione dei Giochi Olimpici di Mosca, il Sambo sfiorò il riconoscimento ufficiale quale disciplina olimpica ma, per ragioni alquanto lontane dallo sport, perse quell’occasione.
La stessa cosa capitò per le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, così che il Sambo si staccò dalla FILA e dal 1985 l’attività internazionale del Sambo viene regolarizzata dalla FIAS (Federazione Internazionale Amatori del Sambo), alla quale aderiscono circa 70 nazioni. Nello stesso anno il Sambo divenne una disciplina dei World – Games.
IN ITALIA il Sambo fu introdotto e divulgato tramite la FILPJ (Federazione Italiana Lotta Pesi e Judo) e diversi sportivi italiani impararono a conoscere ed apprezzare questa dura disciplina, tanto che, alcuni “addetti ai lavori” hanno colto le sfumature tecniche tipiche della scuola dell’est, applicandole con buon esito in altre discipline.
I sambisti italiani, anche di fronte ai colossi dell’est, hanno ottenuto alcuni lodevoli risultati a livello mondiale.
Oggi si può praticare il Sambo tramite la Federazione Italiana Lotta – Sambo (FILS), prima ed unica Federazione di Sambo concretamente esistente in Italia, che è accreditata e riconosciuta dalla FIAS.
Chi scrive, nato sportivamente come sambista nel 1979, con esperienze nel Judo anche da insegnante tecnico, ritiene sia costruttivo praticare, senza pregiudizi, Sambo e Judo insieme, poiché sono affini e si compensano a vicenda, anche se difficilmente si possono ottenere gli stessi risultati agonistici in entrambe le specialità.
Art martial chinois à part entière, le Shou Bo 手搏, signifie littéralement « combat à mains nues » (Shou手« main » et Bo 搏 « combat »). Plusieurs anciens écrits chinois font référence, tout au long de l’histoire, à cette forme de combat. Les historiens identifient les premières traces de sa pratique vers le IIIème siècle avant J.C., sous la dynastie Qin 秦 (221-206 avant J.C.). Cette forme de combat se caractérise alors par l'utilisation connexe de différentes techniques – percussions via l’usage des poings et des pieds, préhensions grâce à des combinaisons de saisies et de projections diverses – et se perpétuera jusqu'à la fin de la dynastie Song宋 (960-1279).
Plus précisément, l’examen des anciens écrits renvoie, au cours de cette longue période qui se situe entre les Qin et les Song, à plusieurs appellations pour qualifier ce style de combat. Si sous la dynastie Qin , le terme Shou Bo est essentiellement employé, sous la dynastie Han 汉 (202-221) lui est associé, indistinctement, le terme Bian 卞. Au cours de la dynastie Sui 随 (581-618), l’expression Shou Bo semble, à nouveau, seule évoquée. Pendant le règne de la dynastie Tang 唐 (618-907), on parle indifféremment de Shou Bo et de Jiao Di 角抵. Sous les cinq dynasties五代 (907-960), un livre intitulé Jiaoli Ji 角力记 présente l’histoire, les théories et l’éventail des techniques de combat. Enfin, avec l’avènement de la dynastie Song (960-1279), deux expressions, Shou Bo et Xiang Bo相扑, font communément référence à la même forme de combat alors en usage. A cette période, des compétitions sur l'ensemble du territoire chinois sont planifiées. Les combats représentent des évènements populaires très appréciés. Ils se tiennent tantôt dans de vastes arènes, tantôt dans des foires. Les protagonistes en lice usent des quatre déclinaisons techniques Da打, Ti 踢, Na 舒, et Shuai摔, c’est à dire respectivement la boxe avec les mains, la boxe avec les pieds, l’art des saisies et l’art des projections. La victoire est obtenue selon un des critères suivants : adversaire tombé au sol, abandon (blessure, knock-out) ou mise hors espace dévolu à l’affrontement. Sur le plan militaire, des départements spécifiques sont créés afin de manager, entraîner et sélectionner par des examens les combattants. A partir de la dynastie Yuan元 (1279-1368), le développement du Shou Bo est interrompu en raison de la suprématie mongole en Chine. Les Mongols, redoutant les révoltes chinoises, interdisent les formes de combat caractérisées par l’emploi associé des percussions et des préhensions. Seule la lutte dans la version traditionnelle de celle des hommes des steppes – la Boke搏克 – caractérisée par l’usage unique de techniques de saisies et de projections et dont les Mongols sont de fervents pratiquants depuis des générations, est permise. Les techniques de coups de poings et de coups de pieds sont uniquement tolérées dans les représentations artistiques chinoises – opéra – et au cours de ponctuelles démonstrations populaires – évènements folkloriques – dans les villages. Toutefois, derrière ces démonstrations scéniques en apparence mimées et très douces, se révèlent souvent des experts qui perpétuent secrètement et malgré l’interdiction impériale, un enseignement plus profond de techniques de combat redoutables. Il faut, néanmoins, attendre la dynastie Ming明 (1368-1644) pour que les techniques de percussion Da et Ti ainsi que les diverses formes de boxe associées soient officiellement réhabilitées et identifiées sous l'appellation Quan Shu 拳术. Peu après, il semble que l’expression Shou Bo tombe en désuétude. On n’en retrouve pas trace dans les documents écrits ultérieurs. C’est aussi sous les Ming qu’apparaissent les premières modalités de ce qui sera, plus tard – époque contemporaine – identifié sous l’appellation Shuai Jiao. C’est à dire l’émergence d’une dynamique de combat chinoise au corps à corps essentiellement axée sur l’art des saisies (Na) et des projections (Shuai). Par la suite, au cours de la période historique Qing 清 (1644/1911), tous les empereurs, notamment Kangxi康熙 (1662-1722) et Qianlong 乾隆 (1735-1796), pratiquent et sont de fervents admirateurs de la lutte au corps à corps dénommée Xiang Pu 相扑 ou Shan Pu 善扑et qui devient un art extrêmement structuré. En créant un véritable bataillon d’experts en lutte – le Shanpuying 善扑管 – ces empereurs favorisent, plus encore, le développement d’une nette séparation entre les techniques de combat de type Na et Shuai et les techniques de combat de type Da et Ti. La lutte est alors une discipline extrêmement affinée. Elle se nourrit de différents courants régionaux – chinois, mongol, ouïgour, tibétain… – afin d’intégrer leurs particularités respectives. A l’avènement de la République de Chine中华民国 (1912-1949), la lutte est officiellement identifiée sous le vocable Shuai Jiao 摔角. De son côté, de la dynastie Ming jusqu’à la prise de pouvoir de la Chine par le parti communiste, le Quan Shu continu à se développer, épuré, progressivement, des techniques de lutte ; les adeptes objectivant, plus spécifiquement, une remarquable expertise dans les techniques de percussion. A l’instauration par Mao Zedong 毛泽东de la République Populaire de Chine中华人民共和国 (1949), est substituée au terme Quan Shu, l’expression Wu Shu 武术. Par ailleurs, une modification concernant un des idéogrammes du terme Shuai Jiao est opérée ; 摔角 est remplacé par 摔跤bien que la prononciation orale (phonétique) demeure identique. De nos jours, dans les cercles fédéraux des arts martiaux chinois, Wu Shu et Shuai Jiao sont des vocables communément employés en terres orientale et occidentale.
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Grappling
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Le grappling est un style de lutte également appelé « lutte de soumission » ou « grappling de soumission » consistant à contrôler son adversaire, debout et également au sol après une éventuelle projection, puis à tenter de le faire abandonner grâce à des techniques d’immobilisation et de clés, et cela sans aucun usage de coups. Le grappling tient une place essentielle dans la pratique du Mix Martial Arts (MMA) et peut également être utilisé comme moyen d’autodéfense. Il associe les techniques du jiu-jitsu brésilien, de la lutte libre, de la lutte folk américaine (catch-as-catch-can), du sambo et du judo.
Le grappling a été intégré à la FILA en 2006 et est actuellement géré par le Comité Mondial de Grappling qui s’est donné pour tâche de coordonner et de développer cette discipline sur le plan international. Le grappling est une des disciplines phares des Jeux Européens et Mondiaux de la lutte qui sont organisés chaque année par la FILA.
Les combats de grappling durent 6 minutes et sont arbitrés par un Juge-arbitre et un juge de tapis. Les grapplers sont revêtus d’un short et d’un T-shirt moulant de type « Double Sport » et luttent pieds nus. Le match est interrompu lorsqu’un grappler pris dans une situation de soumission donne une tape sur le tapis pour signifier sa défaite ou lorsque l’arbitre estime que ce dernier ne pourra pas s’en sortir sans se blesser et prononce le mot « Catch ».
Les catégories de poids sont réparties de la manière suivante:
Hommes 62kg, 70kg, 80kg, 92kg et 125kg
Femmes 48kg, 55kg, 63kg et 72kg
Il
Submission Fighting (a volte definito anche Submission Wrestling o
Submission Grappling), è una disciplina lottatoria di nascita recente che
velocemente si è imposta a livello mondiale anche per merito della
spettacolarità del gesto sportivo e della sua capacità di aggregazione
sportiva tra diversi stili: il Submission Fighting è infatti uno stile
ibrido di lotta corpo a corpo senza kimono che richiama atleti di varie
discipline lottatorie (Brazilian Jiu Jitsu, Judo, Ju Jitsu, Sambo, Lotta
Libera o Greco Romana) e che, tramite una regolamento ormai collaudato che
media tra le caratteristiche tecniche delle varie disciplne lottatorie,
permette il confronto agonistico tra i diversi stili.Solitamente
gli atleti che partecipano alle competizioni di Submission Fighting
hanno i loro fondamenti tecnici in una sola arte lottatoria oppure svolgono
un allenamento misto in diverse discipline lottatorie (Brazilian Jiu Jitsu,
Judo, Ju Jitsu, Sambo, Lotta Libera, Lotta Greco Romana, Luta Livre,
Shootwrestling, Pancrase) al fine di raggiungere una preparazione tecnica
completa nelle varie aree specifiche (lotta in piedi e proiezioni, lotta a
terra, tecniche di controllo e sottomissione).Il
combattimento parte in piedi con i due lottatori che si fronteggiano
ricercando una posizione di controllo (clinch) da cui eventualmente attuare
una proiezione per trasferire la lotta al suolo. Lo scopo del combattimento
è quello di sottomettere l’avversario costringendolo alla resa tramite
una sottomissione (leva o chiave articolare, strangolamenti, ecc…) o di
vincere per maggiore punteggio acquisito, sempre nel rispetto dei valori
etici dello sport e del fair play.
Catch wrestling is a nearly forgotten American and Western European style of grappling and, more specifically, a rule set for grappling where the winner is determined via a submission OR a pin. There are no points and most matches are held for the best 2 of 3.
A true Western martial art, Catch Wrestling is experiencing a resurgence in popularity due to it's merits as:
1) A Spectacular Sport
2) A Means to Exceptional Fitness
3) A Gateway to American History and Tradition
4) A Brutally Effective Form of Self-Defense
As such, Catch Wrestling is sometimes referred to as the "Great Granddaddy" of Ultimate Fighting, Pro-Wrestling, and Freestyle Wrestling. Did you know the term "No-Holds-Barred" was coined to describe early 20th century American Catch-As-Catch-Can Wrestling matches?
Catch Wrestling's Influence Upon Folkstyle & Freestyle Wrestling:
Just as Jigoro Kano removed the dangerous maneuvers from jiu-jitsu to create the safer sport of Judo, so were the more dangerous holds and submissions of Catch removed to allow people to safely participate in wrestling. Hence "Amateur" or freestyle wrestling was born.
Catch Wrestling's Influence Upon Pro-wrestling:
The legitmate contests became "worked" or fixed when greedy promoters decided that scripted matches with predetermined outcomes were more profitable than the legitimate Catch-As-Catch-Can contests. Outraged journalist learned of the fixed fights and this betrayal of the public's trust unfortunately spelled the end of authentic catch wrestling in America. It still attracts unsavory and opportunistic individuals today. The rules you see on today's televised "Sports Entertainment" still reflect the old Catch-As-Catch-Can rules where a pin or submission win the contest.
Catch Wrestling's Influence Upon Mixed Martial Arts (MMA):
The first modern match between a striker and a grappler happened in 1887 between heavyweight boxing champion of the world John L. Sullivan and Greco-Roman wrestling champion William Muldoon. Sullivan was slammed to the mat in two minutes. The next big match took place in the late 1890s when boxer Bob Fitzsimmons challenged European wrestling champ Ernest Roeber. Roeber took Fitzsimmons to the mat and applied an arm lock, making Fitzsimmons quit. In 1936, heavyweight boxer Kingfish Levinsky challenged professional wrestler Ray Steele in a mixed match that saw Steele win in just 35 seconds.
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Pammachia
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Il Metodo Globale di Autodifesa della FIJLKAM è un programma tecnico multidisciplinare ideato per fornire ai suoi praticanti un valido sistema di difesa e che si basa sui principi di flessibilità e di cedevolezza su cui si fondano tutte le arti marziali.
Rappresenta una equilibrata sintesi delle tecniche più efficaci derivate dalle discipline di combattimento volte
alla difesa, trasformando a proprio vantaggio le energie impiegate dall’aggressore.
Nel 776 a.c. nacquero in Grecia le competizioni "sportive" più importanti della
storia umana: le Olimpiadi. Importanti perchè divennero il fulcro religioso,
politico e culturale della stessa società ellenica e di tutto il mondo antico.
Da migliaia di anni prima di questo avvenimento, l'esercitazione "agonale" era
assurta a preparazione alla guerra o più importante per esorcizzare la morte.
La commemorazione ai defunti con dei giochi durante le cerimonie funebri era
uno dei momenti di maggior rilevanza nel mondo antico, come è descritto nell'
Iliade, dove Achille commemora il suo amico fraterno Patroclo, ucciso da Ettore,
con l'onore più grande: i giochi funebri. Contro la morte, le gare spronavano
all'energia vitale. Dal sumero Gilgamesh ai "combattenti" egiziani, dai guerrieri
minoici a quelli assiri, le "gare", furono sempre un fenomeno sociale ben presente
nelle culture antiche, per dimostrare oltre il mondo cerimoniale anche il vigore,
il potere e la coriacità della classe aristocratica. Ma è solo con il mondo
Greco che la competizione agonistica viene inalzata a principio di una civiltà,
e il valore cardine, l' Arete, l'eccellenza virtuosa, diviene simbolo del guerriero
e dell'atleta, ed ogni cittadino di rango viene educato a quest'etica. Il popolo
greco e il popolo agonista per eccellenza. Ulisse appena naufragato nell'isola
dei Feaci, non riceve offesa più grande che è quella di essere apostrofato dal
re Alcinoo:" tu non sei un Atleta" che farà scattare nell'eroe la rabbia e la
voglia aggressiva di competizione. Le Olimpiadi, travalicarono i confini ellenici
e divennero prerogativa di altre civiltà tra le quali quella romana. Durarono
per oltre un millennio fino a quando i primi imperatori cristiani decretarono
la fine di ogni pratica pagana e con loro anche dei giochi, anche se nell'asia
minore, alcune competizioni locali, fuori dal nuovo "cancro" cristiano, continuarono
indisturbate fino all' alto-medioevo. Il Pankration fù uno di questi agoni,
amesso ufficialmente alle olimpiadi nel 648 a.c, fù il più spettacolare, il
più ammirato, il più inneggiato agone sportivo dell'antichità, patrocinato dal
più importante eroe antico: Ercole, il primo pancrazista. Il Pancrazio era uno
sport da combattimento totale dove tutte le tecniche erano ammesse, tranne il
mordere e il graffiare punite severamente con frustate, dall'arbitro o dall'allenatore
di turno. Pankration, l'unione dei due termini Pan:tutto e Kratos:potenza, significa
proprio "Onnipotenza" che annuncia già lo scopo e il fine di questo agone: sottomettere
l'avversario ed assurgersi al diventare il più potente. Logicamente con questo
asserto, le prese e i colpi di potenza la facevano da padrone. Questo sport
era un insieme di tecniche prese dalla lotta (Pale) e dal pugilato (Pygme) e
sviluppate con tecniche tipiche del pancrazio, le Pankration techne, per dar
modo di fluire durante l'azione totale. Infatti caratteristica originale era
il poter combattere a tutti i livelli e a tutte le distanze. Fino all'arrivo
contemporaneo delle nuove discipline denominate MMA (sport da combattimento
totali mixati), il pancrazio era stato l'unico sport da combattimento totale
dell'umanità. Gli incontri di pancrazio venivano effettuati a mani nude, anche
se talvolta si usavano delle strisce di cuoio attorno ai polsi e al pugno, che
formavano una sorta di guantino (himas). Non c'erano i round e limiti di tempo,
si combatteva fino alla resa di uno dei due che poteva essere per cedimento
(ko) o dichiarata dallo stesso atleta, che onorava, quando poteva fisicamente,
il vincitore mostrando la sconfitta alzando l'indice in sù verso l'arbitro;
talvolta e non di rado un atleta si ritirava per timore di scontrarsi con qualche
campione e questo faceva si di far vincere l'altro senza "sporcarsi di sabbia"
akoniti. Neanche il ring era presenta ma sia le gare che gli allenamenti si
svolgevano in uno spazio con sabbia predisposto nello stadio o nella palestra
chiamato Skamma, questo attuttiva tra l'altro le cadute e dava stabilità nelle
tecniche effettuate in piedi. Una delle particolarità antiche era l'abitudine
a combattere sotto il sole cocente estivo a metà della giornata. La maggior
parte delle manifestazioni ed anche le quattro più importanti olimpiadi antiche:
Olimpia, Nemea, Delfi ed Istmia erano legate a feste e culti religiosi (il più
importante tempio greco si trova ad Olimpia, quello di Zeus) che avvenivano
in piena estate, e competere sotto la coltre di calore con i raggi perpendicolari
poteva essere un nemico in più per la ricerca dell'agognata vittoria e non di
rado atleti famosissimi altrove, persero proprio per il disagio a questa situazione
ambientale. Era usato abbondante olio di oliva per combattere scottatture ma
anche abrasioni ed escoriazioni dovute alle prese e le pressioni continue della
fase di lotta; proprio per questo motivo si formava sul corpo uno strato di
olio e sabbia chiamato Gloios, che veniva eliminato, negli spogliatoi, con l'uso
dello strigile (un arnese di metallo a forma ricurva) e molte volte venduto
per la credenza che questo composto aveva potere guaritivo. Le palestre in antichità
provvedevano oltre all'allenamento degli atleti anche a essere fulcro dell'educazione,
"l' Accademia" e i "Liceo" sono due dei tanti ginnasi del mondo classico.Gymnasion
era il termine che indicava i luoghi dello sport, che oltre la palestra avevano
anche spazi per le le altre discipline; questo vocabolo deriva da Gymnos che
significava nudo e Gymnasion: luogo dove ci si allena nudi, pratica detestata
dai romani e dagli etruschi che usarono sempre uno Zoma, una specie di gonnellino
di pelle, per coprirsi. Questi luoghi divennero il ricettacolo delle idee filosofiche,
politiche e scientifiche ed esportati dovunque il genio greco arrivò ed i Greci
furono sempre chiamati, dalle popolazioni con cui ebbero contatto, "quelli del
ginnasio". Alessando Magno nel suo estendere i territori orientali (odierno
Iran e Pakistan) ebbe come prerogativa iniziale, nel sottomettere i popoli dominati,
l' istituzione di festival e competizioni agonali e far costruire oltre i templi
per le offerte e i sacrifici anche le palestre e i ginnasi per la pratica agonale.
Proprio in quei luoghi dopo secoli, il contatto con il mondo greco sviluppò
e produsse culture che ancor oggi a ben veder sono ricche del mondo ellenico
passato. Oltre la fisionomia di caratteristica taglia occidentale, strana in
quei luoghi, e l'ibridicità religiosa, anche i festival e i giochi sono sempre
presenti nella vita quotidiana di queste popolazioni locali, tali da darci una
dimensione di come dovevano e potevano essere le pratiche passate. I campioni
dell'antichità venivano inalzati ad eroi, pagati nei festival più importanti
solo con una corona, come quella di olivo ad Olimpia. Divennero vere celebrità
e personalità influenti. Le città dell'antichità facevano di tutto per potersi
onorare ad avere un atleta nelle loro mura. Anche nel periodo imperiale romano
molti aristocratici e imperatori affascinati dalla cultura greca divennero loro
stessi atleti. All'interno dei circoli atletici ci furono i primi rudimenti
di medicina e dietetica sportiva: Pitagora una delle menti più acute del mondo
antico frequentava i lottatori della famosa scuola di Crotone proprio per consigliare
nuove metodologie nella dieta, tra cui il consumo di molta carne e oltri derivati
da animali ma anche per studiare i benefici degli esercizi per la fisicità umana.
I campioni competevano oltre per la corona sopprattutto per i premi, infatti
il termine Athlon, da cui deriva "atletica" e "atleta", significa proprio: competere
per un premio; oltre per le contese anfore di olio di oliva e simili era il
denaro che attirava i desideri di questi uomini. I veri campioni miravano anche
a farsi immortalare in una statua e diventare il simbolo per i propri cittadini,
parenti e amici ma anche per avere una change di immortalità. Proprio l'arte,
che possiamo ammirare in ogni museo delle nostre tante cittadine, ci dà la possibilità
di percepire come e cosa facevano gli atleti in antichità. L'atletismo antico
affascino talmente gli artisti dell'epoca e quelli avvenire tanto da essere
equiparata all'affascinazione religiosa. Gli atleti e la vittoria olimpica (Nike)
divennero talmente importanti che durante i festival olimpici tutte le guerre
cessavano per permettere da ogni dove, di giungere nei luoghi disputati alle
competizioni, senza subire danno e problemi. Molti viaggiavano per intere settimane
pur di partecipare o per essere spettatori dei giochi olimpici. Dopo la fine
delle gare nell'alto medioevo quegli stessi luoghi divennero talvolta luogo
di peregrinaggi. Secoli dopo il loro termine, molte popolazioni non avevano
dimenticato i tempi d'oro del mondo olimpico ricordando con storie i bei tempi
passati. Il pankration e le altre due discipline dell'atletica pesante antica,
al contrario del pensiero di molti, non sono, per certi versi, mai morte, si
è sempre conservato sia il ricordo, sia l'interesse, sia la dimensione tecnica
che il fattore folcloristico, in luoghi isolati o in culture "tradizionali"
dell'asia minore. Con l'epoca moderna sia il pugilato che la lotta furono recuperate
mentre il pancrazio rimase nell'oblio proprio per l' estraneità dell'uomo moderno
a concetti come combattimento totale. Solo negli ultimi decenni l'interesse
per il pancrazio è ritornato al di fuori del mondo accademico, proprio perchè
il bisogno istintivo contemporaneo, a competizioni di carattere totale e libero,
ci portano in comunione a ciò che ci fù di alto e bello nel mondo greco-romano.
L'atleta di oggi come quello passato ha bisogno pur con dolore, fatica e sofferenza
di cercare se stesso e il suo inalzamento, attraverso lo sforzo per la vittoria,
e tutto questo si chiama ancora: Agon.
Lo
SHOOTO è uno sport da combattimento la cui gestione a livello mondiale è
affidata alla Shooto Association e all’ International Shooto
Commission.La
parola SHOOTO è una trasposizione in inglese dell’ideogramma giapponese
(pronunciato shu-to) derivante dal termine inglese shoot e che può essere
tradotto dal termine giapponese come “studio del combattimento”. Nella
filosofia dello SHOOTO il termine combattimento non viene considerato solo
nel significato di confronto fisico ma anche nel senso di percorso di
crescita personale, di lotta e perseveranza nel corso della propria vita
aspirando alla crescita e al miglioramento.
Il
termine SHOOTO connota sia la disciplina da combattimento che il circuito
mondiale di MMA omonimo.
Lo
SHOOTO come disciplina da combattimento fu sviluppato in Giappone agli inizi
degli anni '80 da Sensei SATORU SAYAMA
(il noto wrestler “Tiger Mask”), popolare lottatore professionista
giapponese formatosi nella disciplina dello Shoot Wrestling e allievo del
leggendario Karl Gotch nonché praticante di Judo, Karate, Sambo e
Muay Thai. Tecnicamente lo SHOOTO è una sintesi delle tecniche più efficaci
e reali studiate da Sensei SAYAMA nella sua lunga carriera.L’obiettivo
di Sensei SAYAMA, fin dall’inizio, fu quello di creare uno sport basato su
un’idea di combattimento reale ed efficace e che, a differenza di altri
circuiti giapponesi (New Japan Pro Wrestling e Universal Wrestling
Federation), non si basasse su combattimenti finti o falsati da risultati
predeterminati. Sua intenzione era combinare la spettacolarità del wrestling
professionistico con la reale intensità e durezza agonistica degli sport da
combattimento: nella sua futuristica e moderna visione del combattimento
sportivo, solo l’atleta migliore e più completo doveva avere la meglio! Nel
1985 Sensei SAYAMA fonda il circuito dello SHOOTO.La
genesi e la crescita del circuito SHOOTO in quegli anni è significativa e
concretizza l’evoluzione sportiva delle MMA come idealizzata da Sensei
SAYAMA: il primo evento amatoriale SHOOTO risale al 1986 cui ne seguirono
molti altri fino al 1989, quando nel mese di Maggio fu organizzato il primo
evento professionistico di SHOOTO nella Korakuen Hall di Tokyo. I quattro
anni trascorsi permisero alla disciplina di maturare con i suoi agonisti, il
cui livello tecnico crebbe progressivamente e concretamente: una tangibile
evoluzione verso il professionismo di tutto il movimento sportivo, degli
atleti e dei promoter! L’attività era ed è limitata solo agli atleti
facenti parte del circuito SHOOTO e delle palestre affiliate, per garantire e
tutelare il livello tecnico e non confondersi con altri circuiti,
improvvisati o caratterizzati da risultati falsati e concordati. Negli anni
gli eventi professionistici sono sempre stati affiancati dal circuito
amatoriale, che continua a forgiare e sfornare nuovi atleti preparati e
agguerriti…Nel
Novembre 1990 Sensei YORINAGA NAKAMURA, uno degli allievi più anziani
di Sensei SAYAMA, fonda a Los Angeles (dove insegna la disciplina presso l’Inosanto
Academy) la Shooto USA Association dando inizio alla globalizzazione del
circuito SHOOTO; negli USA nascono i primi professionisti non giapponesi e si
inizia a diffondere la nuova disciplina agonistica. Al
circuito SHOOTO si deve l’organizzazione dei notissimi Open Vale Tudo Japan
tra il 1994 e il 1999 che, tra gli altri, hanno lanciato sulla ribalta
mondiale nel Vale Tudo il mitico Rickson Gracie.Prima
dello svolgersi di tali eventi lo Shooto non comprendeva ancora l’uso dei
colpi al viso nella fase a terra ma, vista l’efficacia sul campo di questa
tattica durante i primi UFC e gli Open Vale Tudo Japan, Sensei SAYAMA li
aggiunse all’arsenale tecnico della disciplina nonché ai colpi ammessi nel
circuito agonistico professionistico.Nel
1996 Sensei SAYAMA lascia la guida ad alcuni suoi stretti collaboratori e
allievi, nascevano la Shooto Association e l’International Shooto
Commission, organi direttivi del circuito internazionale.
Nel
1999 il primo evento SHOOTO al di fuori del Giappone fu organizzato alle
Hawaii tramite la promozione dell’evento Superbrawl. Nello
stesso anno lo SHOOTO sbarca anche in Australia. Nel
2000 invece, tramite la promozione dell’Hook N Shoot, il primo evento
agonistico negli USA.Nel
Dicembre 2000 il fighter olandese Martijn De Jong, attuale presidente
SHOOTO EUROPE, fonda lo SHOOTO Holland e inizia la diffusione del circuito e
della disciplina in Europa dove, per merito della diffusa cultura amatoriale
della Kickboxing e della arti marziali, si diffondono a macchia d’olio gli
eventi di Amateur SHOOTO che avvicinano progressivamente alla filosofia delle
MMA atleti provenienti dalle più svariate discipline rendendo più graduale
il passaggio al Professional SHOOTO.La
crescita e lo sviluppo dello SHOOTO in Europa ricalca l’embrionale sviluppo
nella terra d’origine, il Giappone: vengono organizzati Open internazionali
per atleti europei delle varie nazioni e nel 2000 viene anche organizzato il
1° Campionato Europeo di SHOOTO amatori. Questa attività apre anche le
porte ai primi eventi professionistici europei con un susseguirsi di
organizzazioni in Finlandia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Svizzera, Svezia,
Polonia, Estonia, Russia, Irlanda, Belgio. Una costante crescita che porta
alla necessaria creazione della SHOOTO EUROPE COMMISSION, che regola l’attività
amatoriale e professionistica nonché la coordinazione di eventi e la
formazione degli arbitri e giudici.Negli
anni, fino ad oggi, la professionalità e l’attenzione posta alla tutela
degli atleti con rigidi regolamenti e chiare divisioni degli atleti in base
alle classi di esperienza, hanno permesso una capillare diffusione del
circuito dello SHOOTO che ormai ha eventi e campionati in tutto il mondo:
quasi tutti gli stati degli USA, Hawaii, Canada, Messico, Brasile, Ecuador,
Argentina, Sud Africa, Europa (con attività presente in 15 Stati condotta in
stretta collaborazione con il circuito ADCC Europe), Giappone, Australia,
Filippine.
Tra
i grandi campioni che hanno calcato con successo i ring dello Shooto
ricordiamo: Rumina Sato, Yuki Nakai, Noboru Asashi, Erik Paulson, Enson
Inoue, Hayato Sakurai, Anderson Silva, Takanori Gomi, Caol Uno, Alexandere
Franca Nogueira, Joachim Hansen, Vitor Shaolin Ribeiro, Robson Moura e
tanti altri affermati Vale Tudo fighters.
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All Power Conditioning
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An individual may be taught the technique in a protective way, but in order to apply this technique in a competition, it is clear that the individual must have reached a high physical conditioning.
It goes without saying that technical training, acquisition of fighting techniques and attainment of psychological integrity come only after proper physical conditioning of the athlete.
The term physical conditioning refers to the total development and enhancement of all combined abilities of an athlete, vastly improving his/her ability to:
i) Overcome resistance (Power),
ii) Produce energy (Resistance)
iii) Have shaped mechanisms of self-protection through concrete ways (Flexibility).
Physical Conditioning should ideally commence from the athletes childhood and be continued till his/her ripe old age and it should be noted generally that :
1) Physical conditioning is maintained only when the individual continues
his /her Training,
2) Physical Conditioning is greatly Improved when the individual periodically attempts to exceed training levels apparently beyond his/her capabilities
3) Physical Conditioning decreases when the individual is inactive for long periods of time.
Resistance is the body’s ability to produce energy.
All athletes (male and female) need to build ability and endurance in both resistance (general resistance) and special resistance (concrete and effective efforts) .
The general resistance of Pankratiastis is determined by his/her ability to perform 4 to 5 fights in one day and by his her improvement of performance from one fight to the other.
The special resistance of Pankratiastis is determined by his/her ability to execute fast strikes and rapid holds, as well by his her ability to withstand or escape from the locks/ pins and strikes of his/her opponent.
In order to improve their personal performance, confirming their level of resistance at timing. All athletes prior to commencement of any raining programme athletes must warm up by running outside in open space with an intensity of 60-70% for at least 25-30 minutes in each training occasion.
In order to improve their individual timing and stamina, all high calibre pankration athletes should during the normal training period run at least 10 kilometres with an intensity of 50-60% 3-4 times per week and during their preparatory training shortly before competitions they should follow the pyramid training schedule below :
100 metres running in 14-18 seconds,
100 metres walking,
200 metres running in 32-40 seconds,
200 metres walking,
400 metres running in 70-84 seconds,
400 metres walking,
800 metres running in 148-186 seconds,
800 metres walking,
400 metres running in 70-84 seconds,
400 metres walking,
200 metres running in 32-40 seconds,
200 metres walking,
100 metres running in 14-18 seconds,
100 metres walking.
There should be a break of 15 minutes between the pyramids.
b) Power
Pankration in the free-fighting form is a contact sport of strikes, throws locks , pins.
Consequently the Proponites (Coaches) should have taught their athletes the appropriate types and ways of utilization of power, so that they are able to strike their opponent powerful and rapid blows using both their legs and arms, but also equally effectively perform throwing and effective locks & pins so as to achieve “ apagorefsis".
The Pankratiastis should work on acquiring of the following types of power:
The greatest general power, as Pankration demands strong individuals.
The explosive power, in order to be able to achieve rapid and effective blows.
The maximum resistance to power, in order to be able to repeat with the same effectiveness, all his/ her efforts, and in any situation.
The greatest isometric power, in order to have his opponent immobilised and to perform locks & pins or blows until "apagorefsis", or in the opposite case to be able to bear his opponent’s locks , pins and blows until he/she has the opportunity to escape.
Prior to relating as to how each type of power can be improved through special exercises and repetitions, the Proponites must incorporate the following basic exercises as the routine standard procedure to be followed by each athlete from childhood till he/she attains the requisite conditioning to perform as a highly skilled Pankration athlete :
* Pull ups on the horizontal bar,
* Repetitive vertical jumps from a low position,
* Rope Climbing
* Tug of War,
* Rope-skipping
However it should be ensured that during the athlete’s childhood, Pankration exercises will be used, with all required precautions , such as reduced repetitions and long-lasting training. The Proponites must achieve this by providing the suitable infrastructure and training equipments.
Every child commencing his/her training in Pankration should learn to use the skipping-rope correctly, and t should have his/her own skipping-rope in the training.
c) Greatest General Power
The acquire greatest general power the athlete has to be trained in all resistances applied to the human body, such as repetitions and breaks as concerns the theory, but mainly through the following exercises of weights:
1. Vertical elevation,
2. Leg stretching from a sitting position of 90 degrees,
3. Hand stretching in supine position, lying on a bench,
4. Pulls while lying on a bench in a prone position.
The aforementioned exercises will also include the relevant testing in case the Proponites deem it necessary that the performance of their athletes should be measured.
The greatest force is achieved when the athlete completes an exercise successfully and safely.
The greatest force is developed in the basic preparatory period; in the period shortly before fighting as well as during the actual fighting period it is maintained through one training unit every 2 or 3 weeks.
In the training of acquisition of general power the athlete shall perform in each from the above mentioned four exercises:
5 efforts of 70% and 10 repetitions,
4 efforts of 80% and 5 repetitions,
3 efforts of 90% and 3 repetitions,
2 efforts of 100% and 1 repetition.
In the basic preparatory period of preparation the athlete shall perform 3-4 training units for the development of general power.
The training units will include the explosive force, the resistance to power, and the greatest isometric power, which is of great importance for the Pankration Fighters.
d) Flexibility
Each training unit shall start with the imposed warm-up and end with the doubly imposed full recovery.
With regard to the warm-up and the full recovery, it should be carefully noted that muscular straining/ stretching is a very essential part in the two aforementioned training units. Therefore, muscular straining/ stretching along with flexibility exercises create a more general protective infrastructure, for the muscular system and the joints of the human body against undesirable injury , but at the same time they improve the functionality of these systems.
Proponitis should meticulously insist on each athlete performing the following stretching exercises :
a. In the supine position.
b. In the horizontal position.
c. In the sitting position.
d. In the kneeling position.
e. In the standing position.
When performing the above exercises the athlete should bear in mind the following:
a) To limit each exercise to the kinetic possibility of the joint without pulling or jerking,
b) To focus on the muscles to be strained / stretched by relaxing them,
c) To Ensure that the straining should not cause pain, but a pleasant sense.
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Pam-Club
Pam-School
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Calendario
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