PAM-CLUB
Combat Sports Training Center

Lotta Olimpica Moderna


Lotte con casacca e cintura


Grappling


Total Combat


All Power Conditioning


Partnership


Albo


Consortium


Sponsor


Agora


Forum


Combat Club - Machia Training Center

                                                                                      

MISSION

La

Società di Autodifesa Disarmata Interstile e di Combattimento Agonistico

POLISPORTIVA AFFORI MILANO

è un club dilettantistico costituito per soddisfare i seguenti scopi:

1) AVVIAMENTO ALLO SPORT

sviluppare le qualità fisiche e psicologiche dei bambini attraverso il gioco-sport: massima espressione di forza, rapidità e destrezza in maniera sana e divertente;

2) AGONISMO

preparare dei team di atleti in grado di competere negli sports da combattimento praticati nelle moderne olimpiadi, in quelle classiche e discipline similari;

3) CROSS TRAINING

incentivare l'eclettismo, dar la possibilità sia agli agonisti che agli amatori di cimentarsi in più stili di lotta;

4) CONDITIONING

imparare a difendersi con la lotta e a mantenersi in forma attraverso la cultura fisica, sia lavorando a corpo libero in materassina che con i macchinari in sala fitness.

TEAM AFFORI

La Polisportiva Affori Milano nasce all'inizio del 1976; Enzo Lamacchia, atleta del gruppo sportivo "Vigili del Fuoco" decide di fondare una nuova società a Milano nella zona Affori con l'aiuto di Carlo Biffi, Alberto Ragazzi, Giovanni Zinelli e Vittorio Pesci. Chiede al comune di Milano il sottogradinata dello stadio di via Iseo e lo trasforma in una palestra attrezzata per la lotta e il judo e di conseguenza si affiliava ad una federazione del CONI quale la Federazione Italiana Lotta Pesi Judo.


Ogni anno gli allenatori, con l'aiuto di altri tecnici per il judo, vedono passare centinaia di giovani e meno giovani e con incredibile tenacia la Polisportiva Affori diventa la prima società in Lombardia nella lotta stile liberoe greco-romana. Nel 1978 arriva il primo titolo italiano a Molfetta con Mario Dragonetti, in una gara esaltante contro i migliori juniores liberisti italiani del momento. Nel primi 15 anni di vita il dominio in Lombardia era assoluto e si riusciva a vincere almeno un titolo italiano all'anno. Ecco arrivare Antonio Di Ceglie (4 titoli italiani), Pesci Alberto (5 titoli italiani), Rosario De Marco (1 titolo italiano), Luciano Di Ceglie (1 titolo italiano) e Franco Del Foco (4 vittorie in Coppa Italia). Questi risultati non sarebbero stati possibili senza l'aiuto di grandi comprimari come Giuseppe Tommasini, Mimmo Del Foco, Mimmo Lamentea, Dario Poli, Luca Caruso, Ettore Pesci, Pino Diviggiano e Fabio Tumazzo; che con la loro grinta e abnegazione sono riusciti a far nascere molti campioni. Nel 1988 arriva un atleta dei Vigili del Fuoco, Angelo Arlandi, che non era riuscito ad esprimersi ai massimi livelli e che con la Polisportiva Affori riuscì a vincere 7 titoli italiani, 4 coppe italia, 3 titoli italiani di judo e 1 titolo europeo di sambo. Iniziano gli anni in cui gli sport di materassina subiscono un calo di proseliti; nonostante ciò la Polisportiva riesce a vincere un titolo italiano grazie a Dario Tumazzo. Finalmente, nel 2000, si risveglia la lotta con l'arrivo del ciclone Simone Dragonetti, che riesce a conquistare quattro titoli italiani consecutivi. Il gruppo di lottatori continua con l'aggiunta di Ivan Giannattasio (sempre a punteggio nelle gare importanti), Fabio Pelusi, Luca Astori, Ulisse Pavone, Fabrizio Lauria, Filippo Ferro, Diego e Marco Tomassone, Gabriele Cioni, Marco de Tommaso, Luca Terranova, Luigi Vecchione e Claudio Del Foco. In questi ultimi anni c'è stato l'avvento di atleti stranieri con l'arrivo del bulgaro Ivan Stoichev, degli egiziani Mohmed Lashrm, Soby Lofty e Elabd Ahimed, il polacco Jacek Lange, gli albanesi Shtjefni Altin e Pali Mirash, i rumeni Mihai Viorel, Giulian Bojoaga e Nicolae Maftei, i moldavi Nicolai Covali e Vladimir Russu. Abbiamo inaugurato anche il settore femminile. Le ragazze, come la nostra Barbara Tran-nfof, hanno una grande grinta, carattere e determinazione e per questo speriamo possano essere un magnifico traino per la nostra Polisportiva.



Dopo 30 anni di attività (24 titoli italiani di lotta olimpica ed un mondiale master, 19 titoli italiani di sambo ed un europeo), il CONI ha premiato la società con la STELLA DI BRONZO AL MERITO SPORTIVO.

CONSORTIUM

PAN = tutto (in Greco)
MACHIA = combattimento (in Greco)
PAMMACHIA = combattimento totale (in Greco) = PAN MACHIA
PAM = Polisportiva Affori Milano
PAM-CLUB = PAM-COMBAT CLUB = PAM-MACHIA Training Center
PAM-SCHOOL = PAM-COMBAT SCHOOL = PAM-MACHIA Research Center
PAM-MACHIA = PAM-CLUB + PAM-SCHOOL = Polisportiva Affori Milano sezione Machia = PAM sezione sport da Combattimento
PAM-TEAMS = PAM-COMBAT TEAMS = PAM-MACHIA Training Centers = Affori team + tutti i teams consorziati con PAM-SCHOOL
PAMMACHIA = PAM-SCHOOL + PAM-TEAMS = Combattimento Totale


Olympic Wrestling

LOTTA OLIMPICA

La lotta è nata con l’uomo per necessità di sopravvivenza o di dominio, trasformandosi poi in forma di allenamento del corpo e in competizione sportiva. Esaltazione della forza, della resistenza e dell’agilità, per Otto Heinrich Jäger era «il più completo e armonioso degli esercizi». La lotta agonistica venne praticata da tutti i popoli già in tempi remoti, ma fu in Grecia che raggiunse il più alto livello di notorietà e di perfezione. Sovrani, condottieri, filosofi, scrittori e artisti la tennero in grandissima considerazione, stimandola una scienza e un’arte, indispensabile per plasmare sia il fisico che il carattere. Non a caso se ne attribuiva l’invenzione agli dei o agli eroi: Atena ed Ermes, Ercole e Teseo. Secondo lo storico Plutarco di Cheronea lo sport più antico fu proprio la lotta (pale), da cui derivò il termine palestra per indicare il luogo di allenamento degli atleti. Per l’ateniese Senofonte, discepolo di Socrate, i Greci avevano sviluppato la loro proverbiale astuzia nel costante esercizio della lotta. La prima cronaca, dettagliata e palpitante, di un incontro di «dura» lotta risale ad Omero, che nel libro XXIII dell’Iliade descrisse con notevole sapienza tecnica il combattimento tra «l’immane» Aiace Telamonio e «il saggio maestro di frodi» Ulisse durante i giochi funebri in onore di Patroclo. Omero ha inserito «l’ostinata lotta» anche nel libro VIII dell’Odissea, tra le gare organizzate dal re dei Feaci Alcinoo in onore di Ulisse. La popolarità di cui godé la lotta è dimostrata dalla frequenza di citazioni letterarie e raffigurazioni artistiche. Queste testimonianze, sebbene siano spesso frammentarie e talora anche contraddittorie, ci aiutano a ricostruire con buona approssimazione le regole della lotta nel mondo greco. Nei giochi più antichi i lottatori indossavano una cintura, il perizoma, poi si affrontarono completamente nudi, dopo essersi frizionati il corpo con dell’olio di oliva e averlo ricoperto con un sottile strato di polvere. I combattimenti si svolgevano secondo le regole dell’orthe pale (lotta in piedi o perpendicolare) in una buca piena di sabbia per ammorbidire la violenza delle proiezioni al suolo. Per vincere era necessario che l’avversario toccasse per tre volte il terreno con una parte qualsiasi del corpo (per cui il vincitore era detto triakter). Se cadevano ambedue i concorrenti l’azione era ritenuta nulla. La lotta a terra si praticava solo in allenamento o nelle gare di pancrazio, mentre era consentito lo sgambetto. Dirigeva gli incontri un arbitro munito di una lunga verga che nell’iconografia appare bifida. Essendo le prese iniziali spesso decisive ai fini del risultato, gli atleti cercavano di sfruttarle al meglio per passare all’offensiva o quanto meno per bloccare l’iniziativa dell’avversario. I lottatori venivano sovente raffigurati mentre si afferravano le braccia, con le fronti a contatto: i Francesi chiamano garde ovine questo accostamento delle teste, che fa pensare al fronteggiarsi dei montoni. Platone, che aveva gareggiato a Delfi, scrisse che nella lotta bisognava mantenere l’equilibrio e difendersi da tre tipi di prese: alle braccia, al collo e ai fianchi (Leggi, VII). Non c’erano categorie di peso, poiché l’abilità veniva considerata preponderante sulla forza, come proverebbe la leggendaria vittoria di Atalanta su Peleo. Si distinguevano, però, due classi di età: i giovani, fino a 18 anni, e gli adulti, oltre i 18 anni, senza limite. A Nemea, a Corinto e alle Panatenee di Atene fu introdotta la classe degli “imberbi”. Le gare si svolgevano a eliminazione diretta. Gli accoppiamenti venivano sorteggiati dai giudici e se gli atleti erano in numero dispari (all’inizio o in una fase seguente), uno di loro passava direttamente al turno successivo. Costui veniva chiamato efedros, ossia «che sta seduto». Anefedros era detto chi non usufruiva del vantaggio e doveva sudarsi la vittoria in ogni incontro, ricevendo perciò maggiori riconoscimenti in caso di successo finale. Con il termine aptos s’indicava il lottatore vittorioso in combattimento senza essere mai finito a terra. Anche un successo akoniti («senza polvere») era prestigioso per gli atleti, in quanto vincitori per la rinuncia dell’avversario, che riconosceva così la loro netta superiorità. Secondo queste regole si svolgeva pure la prova di lotta inserita nel pentathlon. La lotta fu introdotta a Olimpia nel 708 a.C. dopo che per 17 volte si era gareggiato soltanto nella corsa. Il più grande lottatore dell’antichità fu Milone di Crotone, vincitore 7 volte ai Giochi Olimpici (nel 540 a.C. tra i giovani, dal 532 al 512 tra gli adulti), 7 ai Pitici, 9 ai Nemei, 10 agli Istmici. Pur privilegiando le corse ippiche e il pugilato, gli Etruschi si appassionarono anche alla lotta, come testimoniano i numerosi affreschi nelle necropoli di Tarquinia e di Chiusi. I Romani non mostrarono meno interesse dei Greci e degli Etruschi per la lotta, se Virgilio scrisse che persino i defunti nell’Elisio si dilettavano a «lottare in fulva arena» (Eneide, VI). La lotta, però, venne essenzialmente considerata un esercizio preparatorio alla guerra e solo in età imperiale assunse il carattere di attività sportiva, ma di tipo professionistico. Le occasioni per organizzare delle gare di lotta sono sempre state numerose: cerimonie civili e religiose, feste agresti, successi militari, ecc. I premi in palio erano i più svariati, quali terre, oro, cariche pubbliche, simboli di prestigio, la mano di una principessa. Con gli incontri di lotta talvolta si decidevano le sorti di una battaglia, si amministrava la giustizia e si assegnavano i regni. Tra i numerosi aneddoti sulla lotta viene sovente ricordato quanto accadde nel 1520 al Camp du Drap d’Or. Dopo che i lottatori di Cornovaglia al seguito del sovrano d’Inghilterra avevano sconfitto quelli francesi (privi però dei fortissimi Bretoni), imbaldanzito dal successo, il possente Enrico VIII sfidò Francesco I a lottare con lui, ma al primo assalto venne pesantemente proiettato al suolo dal re di Francia. Nel ‘400 e soprattutto nel ‘500 si ebbe una notevole produzione di manuali di scherma, in cui la lotta appariva un’integrazione del combattimento all’arma bianca. Con opportune tecniche si avevano molte più possibilità di sopraffare l’avversario: utilizzando prese agli arti, sgambetti, ecc. O ancora, perduta la propria arma, si poteva tentare il disarmo del rivale per ristabilire la condizione di parità. Si ricorda in primo luogo il manoscritto Flos duellatorum (1410), di Fiore dei Liberi da Premariacco, con numerosissimi disegni e didascalie in versi. Tra le opere straniere sono preziosi i tre libri di scherma di Hans Talhoffer (1443, 1459 e 1467) e quello con un centinaio di disegni di Albrecht Dürer (1512). Al XV secolo risale il trattato anonimo De la Palestra (ossia Sulla lotta), il primo testo italiano sulla disciplina, conservato alla Biblioteca Estense. Citiamo inoltre il manuale Ringerkunst (L’arte della lotta), di Fabian von Auerswald, stampato a Wittenberg nel 1539 con 85 illustrazioni del celebre pittore e incisore Lucas Cranach il Vecchio. In queste opere la lotta si liberò finalmente da ogni legame con la scherma. Verso la metà dell’Ottocento la lotta rifiorì grazie alle spettacolari esibizioni di atleti professionisti che combattevano nelle piazze, nelle “baracche” e nei caffè-concerto di tutta Europa: uomini dalla faccia feroce e dai muscoli d’acciaio, con grandi baffi e dozzine di medaglie al petto. Tra i professionisti italiani vanno ricordati Pietro Dalmasso di Chieri e Basilio Bartoletti di Roma, quindi il triestino Giovanni Raicevich (1881-1957), il più giovane e il più forte di tre fratelli plurititolati. Ottenne la prima importante affermazione al torneo internazionale di Liegi nel 1905 e da allora passò di successo in successo, vincendo i campionati mondiali a Parigi nel 1907 e a Milano nel 1909, confermandosi poi pressoché imbattibile fino al ritiro. Sulle orme di Raicevich il bolognese Renato Gardini (1889-1940) nel catch e il pistoiese Ubaldo Bianchi (1890-1966) nella greco-romana qualche anno più tardi tennero alto nel mondo il prestigio dei lottatori italiani, conquistando entrambi il titolo di campione del mondo. In Italia la lotta dilettantistica ha mosso i primi passi con la Società Atletica Milanese nella palestra di Porta Ticinese, detta el paviment de giass, che Ernesto Castelli aprì nel gennaio 1899. Lo stesso anno La Gazzetta dello Sport, con l’intento di emulare i giornali sportivi francesi, organizzò il primo campionato italiano: le gare si svolsero in categoria unica al Teatro Dal Verme di Milano e il successo andò a Castelli. Il primo campionato nazionale di stile libero si disputò nel 1930, il primo di lotta femminile nel 1997. La lotta greco-romana è entrata nel programma delle Olimpiadi moderne già nel 1896, la lotta stile libero nel 1904, la lotta femminile nel 2004.

La Lotta è sport che da sempre ha affascinato l’uomo, forma essenziale ed insostituibile per confrontare fra di loro gli avversari. Per questo motivo viene consigliata ai giovani, in quanto attività che postula il conseguimento di un apparato morfologico-muscolare di tutto rispetto e soprattutto il miglioramento del controllo emotivo e dell’equilibrio psichico. L’avviamento alla pratica della lotta prevede inizialmente un miglioramento della forza, indispensabile per chi vuol praticare questo sport, con attività multiforme. Questa fase è considerata “preagonistica” (dai 5 ai 12 anni) e prevede anche azioni semplicissime di confidenza con il tappeto e familiarizzazione con il concetto di aver di fronte un avversario, anche se inizialmente si tratterà più di un partner che di un antagonista vero e proprio. Più avanti ed ancor prima dell’inizio dell’attività agonistica (che va dal tredicesimo anno in poi) i ragazzi cominceranno ad apprendere azioni tecniche più complesse, tenendo conto che l’età dai 10 ai 13 anni è la più propizia allo sviluppo della coordinazione, della abilità motoria e della rapidità così come della forze rapida e massimale. La vita agonistica dei lottatori prevede fasi e categorie successive: esordienti dai 13 ai 15 anni; cadetti 16 e 17 anni; juniores dai 18 ai 20 anni; seniores dai 21 ai 35 anni. E’ anche possibile gareggiare nella categoria Master dai 36 ai 50 anni. La lotta viene praticata nei due stili olimpici della greco-romana e dello stile libero,aperto anche dalle donne. Con l’introduzione della lotta femminile nel programma olimpico, sono state variate le categorie di peso, che attualmente sono per gli uomini quelle dei 55, 60, 66, 74, 84, 96 e 120; per le donne dei 48, 55, 63 e 72 chilogrammi. . Si tratta in definitiva di 18 medaglie d’oro olimpiche da assegnare, con una partecipazione massima complessiva di 344 concorrenti.

LOTTA GRECO-ROMANA

La lutte Gréco-Romaine interdit formellement la saisie de l'adversaire en-dessous de la ceinture. Dans ce style, il est interdit de faire des crocs-en-jambe et d'utiliser activement les jambes dans l'exécution de toute action. Les origines de la lutte gréco-romaine ne sont pas à chercher dans l’Antiquité puisque les compétitions chez les Grecs et les Romains se déroulaient dans un style proche de la lutte libre. Ce style fut lancé au XIXe siècle par un ancien soldat de Napoléon du nom d’Exbroyat qui démontrait dans les foires de Lyon ce qu’il appelait la « lutte à mains plates » pour la distinguer des autres sports de combats où les coups étaient permis. En 1848, il instaura la règle de ne pas porter de prises au-dessous de la ceinture et interdit les prises et les torsions douloureuses qui pouvaient blesser l’adversaire. La « lutte à main plates » aussi appelée « lutte française » se développa à travers toute l’Europe et devint le sport phare du XIXe siècle. Le père du terme « gréco-romaine » serait le lutteur italien Basilio Bartoli qui exprima par cette appellation le regain d’intérêt pour les valeurs de l’Antiquité. La lutte gréco-romaine fut le premier style inscrit aux Jeux Olympiques modernes d’Athènes en 1896 et cette forme de divertissement professionnel devint un sport amateur de tout premier ordre au cours du XXe siècle. Elle ne fut jamais absente du programme olympique, à l’exception des Jeux de Paris en 1900. Actuellement, la lutte gréco-romaine compte sept catégories de poids : 55 kg, 60 kg, 66 kg, 74 kg, 84 kg, 96kg et 120 kg

LOTTA STILE LIBERO

Dans la lutte libre, il est permis de saisir les jambes de l'adversaire dans l’exécution de toutes les actions. La lutte libre se développa en Grande-Bretagne et aux Etats-Unis sous le nom de catch-as-catch-can (« attrappe comme tu peux ») et devint l’une des attractions vedettes des fêtes foraines et des foires du XIXème siècle. Le but de cette discipline était d’amener les deux épaules de l’adversaire à terre et pratiquement toutes les prises étaient autorisées. La lutte aux Etats-Unis était un sport extrêmement populaire et une demi-douzaine de Présidents américains s’y illustrèrent : George Washington, Zachary Taylor, Ulysses Grant, Andrew Johnson, Theodore Roosevelt, Abraham Lincoln, etc. La lutte libre fut introduite pour la première fois aux Jeux Olympiques de Saint Louis en 1904. Les 40 lutteurs qui y participèrent étaient tous de nationalité américaine. Les règles de compétition étaient semblables à celles du catch-as-catch-can, avec des restrictions concernant les prises dangereuses. La répartition en sept catégories de poids (47,6 kg, 52,2 kg, 56,7 kg, 61,2 kg, 65,3 kg, 71,7 kg et + 71,7kg) fut une notable innovation puisque jusqu’alors les compétitions de lutte se déroulaient dans une catégorie de poids unique. Actuellement, la lutte libre compte sept catégories de poids : 55 kg, 60 kg, 66 kg, 74 kg, 84 kg, 96kg et 120 kg

LOTTA FEMMINILE

La lutte féminine est semblable à la lutte libre, mais interdit les clefs doubles (double Nelson) qui sont dangereuses pour les femmes. La lutte féminine amateur fit ses premiers pas dans les pays scandinaves et en France dans les années 80. Au début, les deux styles connurent une certaine évolution, mais finalement la lutte féminine se calqua sur la lutte libre. Elle fut d’abord dirigée par un comité spécial de la FILA placé sous la direction de Michel Dusson (1984). Le premier Championnat du Monde de lutte féminine fut organisé à Lorenskog (Norvège) en 1987. La lutte féminine fut admise pour la première fois au programme olympique à l’occasion des Jeux d’Athènes en 2004. Actuellement, la lutte libre compte sept catégories de poids : 48 kg, 51 kg, 55 kg, 59 kg, 63 kg, 67kg et 72 kg. Seules quatre catégories figurent au programme olympique : 48kg, 55kg, 63 kg et 72kg.


Jacketed Wrestling

                                                                                                               

JUDO

Il Judo (“via della cedevolezza” dal giapponese ju = cedevole, gentile, ragionevole, efficace e do=cammino, via intesi in senso spirituale) è un tipo di lotta elaborato da Jigoro Kano fondendo i principi di varie scuole di ju- jitsu (arte gentile o della flessibilità): E’ una tecnica di combattimento senza armi, secondo alcuni derivata dalla Cina e comunque razionalizzata dai samurai giapponesi. Jigoro Kano fonda la sua scuola, il Kodokan (“luogo dove si studia la Via”) nel 1882: da allora il Judo si diffonde in ogni angolo del mondo. In poco più di un secolo milioni di persone conoscono ed apprezzano il “nuovo stile di lotta, che non è soltanto una micidiale arte di combattimento, ma una forma educativa del corpo e dello spirito” (Livio Toschi - a cui vanno attribuite, salvo indicazione contraria, tutte le citazioni virgolettate). Circa settanta anni dopo la sua ideazione, il Judo viene accolto nel grande consesso olimpico (1964 a Tokio sperimentalmente e dal 1972 in via definitiva). E’ la consacrazione di una vera filosofia di vita, che esalta “la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti per lo più circolari e rivolgere quindi contro di lui la sua stessa forza”. In Italia il Judo giunge per canali insoliti: i primi praticanti in assoluto della cosiddetta “lotta giapponese” sono i marinai del Marco Polo, e successivamente dell’Incrociatore Vesuvio, che nel 1906 prestano servizio nel Mar della Cina. Il primo italiano abilitato all’insegnamento del ju jitsu (poi Judo) è il timoniere Luigi Moscardelli; fra i suoi allievi si distingue il cannoniere scelto Carlo Oletti. Proprio a lui verrà affidata nel 1921 la cattedra di judo presso la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, da cui venne irradiata la cultura judoistica nel nostro Paese: si può affermare che non esiste Maestro italiano di judo che, alla lontana, non sia in definitiva discepolo di Oletti. E proprio ai Maestri, ed al lavoro da loro svolto nelle società, si deve la travolgente diffusione di questo sport, che riscuote successo non solo per l’indiscusso fascino dei principi filosofici ed orientali a cui si ispira, ma soprattutto per i suoi elevati contenuti educativi e formativi. Sull’argomento si espresse con estrema chiarezza lo stesso Jigoro Kano, constatando con soddisfazione come parecchi dei suoi allievi occupassero posti di responsabilità in campo politico e nell’impegno sociale. ”Il loro lavoro è gravoso – affermò nel suo articolo “Yuko-no-katsudo” del febbraio 1922 – ma sono certo che, grazie all’esercizio del Judo essi sono in grado di spingersi oltre laddove altri rinunciano perché sopraffatti dalla fatica fisica e mentale. Come pure nel lavoro dipendente, di fronte a un dovere urgente, chi è allenato col judo difficilmente rimanda all’indomani, perché con l’allenamento si acquista la forza di sopportare tutte le incombenze…limitandoci a queste banali riflessioni, comprendiamo quanto sia importante e utile l’apporto della nostra disciplina alla società”. Per questo motivo, continua il Fondatore, bisogna ricordare soprattutto “ che il Judo è una disciplina utile ed efficace tanto per l’educazione fisica quanto per l’addestramento morale e intellettuale. Ogni insegnante deve concepire l’addestramento sotto forma di educazione. Per quanto riguarda il fisico occorre uno studio accurato ed approfondito di materie basilari, come fisiologia, igiene e patologia, tenendo presente l’età, le caratteristiche fisiche ed il livello d’istruzione della persona per adattare la pratica al livello di apprendimento (…) egualmente nel campo intellettuale ogni occasione è buona per allenare la mente attraverso l’osservazione, l’immaginazione, il discernimento e la pratica quotidiana”. L’aspetto agonistico del Judo viene man mano evidenziato e stimolato dall’introduzione di varie competizioni nazionali ed internazionali. Per quanto ci riguarda più da vicino va ricordato che i primi campionati italiani vengono disputati a Roma nel 1924; i primi campionati europei nel 1951 a Parigi (unico italiano in gara Elio Volpi) e la prima rassegna iridata nel 1956 a Tokio in unica categoria (la prima partecipazione italiana si ha nel 1961 a Parigi con Tempesta, Venturelli e Zanchetta). Citando Nicola Tempesta si entra nella vera storia del nostro Judo agonistico. La carriera di questo grandissimo judoka napoletano purtroppo si sviluppa e tocca i vertici quando le Olimpiadi non esistono ed i Campionati Mondiali non hanno ancora assunto precisa fisionomia e cadenza regolare. E’ campione europeo nel 1957 e nel 1961; si aggiudica anche sei medaglie d’argento e cinque di bronzo fra individuali ed a squadre. Per cinque volte è tricolore delle cinture nere. In campo olimpico l’Italia del Judo si colloca nel medagliere nel 1976. Ai Giochi di Montreal vince la medaglia di bronzo Felice Mariani: ha 22 anni, si presenta in Canada con il titolo europeo juniores conquistato nel 1974 e con il bronzo mondiale del 1975. Sono gli inizi di una folgorante carriera che lo vede tre volte campione d’Europa (con un argento) ed altre due volte sul podio mondiale. Tesserato per il Gruppo sportivo della Guardia di Finanza, non può partecipare ai Giochi Olimpici di Mosca del 1980 a causa del boicottaggio perdendo una grande occasione. Attualmente è direttore tecnico delle Fiamme Gialle ed Allenatore della Squadra nazionale. In quelle stesse Olimpiadi comincia a brillare la stella di Ezio Gamba. E’ lui che porta la prima medaglia d’oro olimpica al nostro Judo; anche ai successivi Giochi di Los Angeles (1984) è assoluto protagonista conquistando una medaglia d’argento che, in definitiva, non compensa interamente il suo valore. Nella successiva competizione Olimpica (Seul 1988) il Judo azzurro conquista la sua prima medaglia al femminile: in un torneo inizialmente dimostrativo, Alessandra Giungi è medaglia di bronzo. E le donne iniziano così una serie senza interruzioni: Emanuela Pierantozzi argento a Barcellona 1992 e bronzo a Sydney 2000 (vedere più avanti il suo personale ed eccezionale albo d’oro); Ylenia Scapin bronzo ad Atlanta 1996 ed a Sydney 2000; Lucia Morico bronzo ad Atene 2004. Gli uomini non stanno a guardare: Girolamo Giovinazzo realizza un’accoppiata olimpica con un argento ad Atlanta ed un bronzo a Sydney, mentre Giuseppe Maddaloni nei Giochi del 2000 dona al Judo italiano la seconda medaglia d’oro. Il positivo momento del Judo italiano prosegue. Fra l’altro, la squadra maschile vince il titolo europeo nel 2001 mentre nel 2002 il team nazionale torna dai Campionati Europei di Maribor con sette medaglie tra cui il titolo di Cinzia Cavazzuti e l’argento di Lucia Morico. Lucia Morico è campionesssa continentale nel 2003 (con Pina Macrì medaglia d’argento e la coppia Scapin-Bianchessi medaglia di bronzo), imitata nel 2004 da Francesco Lepre. Sul podio degli ultimi campionati europei ancora Ylenia Scapin e Roberto Meloni, argento nel 2005 e bronzo nel 2006, mentre ai Mondiali del 2005 al Cairo Francesco Bruyere vince un argento di altissima quotazione. Il 2006 è l’anno del grande ritorno di Pino Maddaloni ai vertici assoluti, con la conquista a Tampere della medaglia d'argento. Nel Judo le classi di età sono le seguenti: i cadetti hanno 15, 16 anni; gli juniores 17,18 e 19 anni; i seniores da 20 a 35 anni. Le categorie di peso sono, per i seniores maschi, chilogrammi 60; 66; 73; 81; 90; 100 ed oltre 100; per le femmine di chilogrammi 48; 52; 57; 63; 70; 78 ed oltre 78. Le stesse categorie di peso sono previste per le competizioni internazionali, nonché per i Giochi Olimpici: vengono perciò assegnate 14 medaglie d’oro 386 con la partecipazione massima di 386 atleti. massima complessiva di 344 concorrenti.

SAMBO

«SAMozashita Bes Oruja» vale a dire «difesa personale senza armi» è la frase russa da cui deriva il nome SAMBO. Per trovare le radici del Sambo bisogna risalire agli anni venti, quando, presso il Distretto Militare di Mosca e la Dinamo (Centro Sportivo della Polizia), esperti lottatori furono incaricati di raccogliere le tecniche migliori da tutti gli stili di combattimento conosciuti al mondo. L’obiettivo era quello di creare lo stile di difesa personale più efficace per l’Armata Rossa e la Polizia Segreta chiamata Cheka (che poi divenne il KGB). I tecnici più impegnati furono Vassilj OSCHEPKOV, primo autorevole esperto russo, Victor SPIRIDONOV, primo insegnante di difesa personale della Dinamo, GALKOVSKY, SAGATELIAN, RUBANCIK, SKOLINKOV, SIDOROV, tutti studiosi degli stili di combattimento tramandati dai tempi di Genghis Khan sino all’era moderna, in quel territorio di collegamento tra Europa ed Asia che è la ex Unione Sovietica, dove possiamo trovare, ancora praticate folkloristicamente: la lotta georgiana, quella azerbaijana, quella uzbeka, quella moldava, quella kazaka, quella turkmena, quella tartara, quella mongola, etc. etc.. Va inoltre ricordato che dal 1923 Anatoly KHARLAMPIEV, insieme ad Ivan Vasilievich VASILIEV, viaggiò per anni con l’intento di perfezionare la conoscenza delle arti marziali orientali e degli stili di combattimento più classici come la lotta greco – romana, quella stile libero nonché la boxe e la scherma. Il risultato di questi studi cambiò definitivamente il vecchio “Vsebuch” ossia il metodo di allenamento militare voluto da V. Lenin dopo la rivoluzione, nel “Sam”, poi “Samoz” ed infine “SAMBO”. Il SAMBO, per come è stato codificato, può essere propriamente considerato la vera lotta Internazionale per antonomasia, in cui tutti i lottatori di ogni parte del mondo possono esprimersi trovando spazio per le loro caratteristiche tecnico – tattiche. La situazione politica e la vita dell’Unione Sovietica negli anni della rivoluzione socialista, favorirono lo sviluppo di uno stile di combattimento avente connotati puramente russi e decisamente efficace come il Sambo. Così il Governo Sovietico tolse il velo di segretezza che avvolgeva il Sambo per renderlo alla portata di tutta la popolazione civile ove si diffuse la versione sportiva inizialmente chiamata “Lotta – Sambo”. Il 16 novembre 1938 è considerata la data di nascita ufficiale del Sambo, quando fu riconosciuto come disciplina sportiva dal Comitato Superiore per la Cultura e lo Sport dell’URSS. Tra i fondatori, il più longevo fu A. Kharlampiev, infatti nell’immediato dopoguerra divenne Presidente della Sezione di Sambo dell’Unione Sovietica, vedendo il suo sport ottenere i primi successi in campo internazionale, per questo viene spesso ricordato come il padre spirituale del Sambo. OGNI TECNICA di Sambo era studiata attentamente e finalizzata alle più svariate esigenze della difesa personale: per la Milizia, per la Polizia Segreta, per le Guardie di Confine, per la protezione di singole persone da immediato pericolo, per il personale di ospedali psichiatrici, per gli Ufficiali e per i soldati (con armi e senza) . Inoltre veniva valutato il contesto e l’ambiente in cui era necessario applicare una tecnica: luogo chiuso od aperto, con tanto o poco spazio, con la vicinanza di grossi oggetti come tavoli o piccoli oggetti ma pericolosi, oppure con armi non convenzionali di possibile utilizzo. Il Sambo ha un bagaglio ricco di tecniche suddivise nella lotta in piedi ed a terra, con sollevamenti e proiezioni, prese dolorose, leve articolari ai gomiti, ai polsi, alle spalle, alle anche, alle ginocchia ed alle caviglie, nonché tecniche di controllo a terra e di soffocamento. Oltre alla tecnica, il Sambo studia la preparazione fisica, grazie a metodi moderni e collaudati, infatti i sambisti usano dire che un combattente deve essere tecnico ma altrettanto forte. IL REGOLAMENTO è stato formulato per dare all’incontro sportivo le caratteristiche di uno scontro reale, con poche limitazioni, dando spazio all’iniziativa dei lottatori finalizzata a sottomettere l’avversario ed ottenerne la resa. Sopra una materassina rotonda si affrontano due sambisti, uno vestito di rosso e l’altro di blu, con una giacca (Kurtka), simile ad una moderna giubba legata da una cintura, con dei calzoncini corti elasticizzati (Shorti) e con delle apposite scarpette (Sambofki) che permettono la massima libertà di movimento. Per sei minuti effettivi, senza limitazioni di prese, ma con l’unico vincolo di mantenersi attivo durante tutto l’incontro, un sambista deve prevalere sull’altro buttandolo a terra e se possibile ottenerne la resa prima del limite, grazie ad una leva articolare o presa dolorosa sia alle braccia che alle gambe. La vittoria anzitempo è aggiudicata se chi esegue la tecnica effettua un’ampia e veloce proiezione a terra dell’avversario, rimanendo lui stesso in equilibrio sui due piedi. Quando, durante la medesima tecnica, l’esecutore perde l’equilibrio appoggiando una qualsiasi parte del corpo a terra, ottiene 4 punti; a secondo di come cade l’avversario, si attribuiscono 4 punti, 2 punti od 1 punto. Inoltre quando un sambista, dopo l’avviso dell’arbitro, mantiene un comportamento scorretto o passivo, riceve un richiamo ufficiale ed all’avversario viene attribuito un punto; al 3° richiamo viene decretata la sconfitta. Si può ottenere un vantaggio anche mantenendo l’avversario con la schiena a terra, controllandolo con il proprio petto al di sopra della cintura . Questa forma di immobilizzazione applicata per 10 secondi vale 2 punti e per 20 secondi 4 punti, oltre ai quali va risolto l’incontro con una leva articolare od una presa dolorosa. Durante un incontro non si possono guadagnare con un’immobilizzazione più di 4 punti, perché in un combattimento da strada non è garantita una soluzione favorevole dello scontro solamente con una presa di controllo e sottomissione a terra. Infatti, chi è immobilizzato può anche attendere l’aiuto di compagni pronti a battersi per lui, quindi colui che è in vantaggio con una presa di controllo deve affrettarsi a rendere inoffensivo l’avversario. Tuttavia nell’incontro sportivo è attribuita la vittoria per netta superiorità tecnica, quando si ottengono 12 punti di vantaggio. NEGLI ANNI CINQUANTA, poiché il Sambo non era ancora diffuso a livello internazionale, i sambisti sovietici provarono le loro qualità di lottatori ottenendo vittorie anche nello stile libero e la greco – romana. NEL JUDO, che è lo stile di combattimento con la giacca più diffuso nel mondo e riconosciuto disciplina olimpica, i sambisti hanno ottenuto onorevoli risultati dal 1962 sino ad oggi, dimostrando che il Sambo non va sottovalutato! E’ innegabile la stretta parentela che lega il Sambo ed il Judo, essendo le lotte con la giacca più diffuse, quindi anche la concorrenza che avrebbe potuto fare il giovane stile occidentale al vecchio antenato orientale, ma per la scarsa propaganda e divulgazione del Sambo, questo non è mai avvenuto. Negli ultimi tre quadrienni olimpici la International Judo Federation ha applicato variazioni e migliorie al regolamento agonistico, mantenendo il Judo al passo con i tempi. In proposito qualche sambista della ex Unione Sovietica, passato al Judo seguendo l’onda migratoria dei più, dice che: “il Judo si è sambizzato!” NEL 1966 IL SAMBO fu accolto nella FILA (Federazione Internazionale Amatori della Lotta) e come terzo stile, insieme alla greco - romana ed allo stile libero, cominciò ad essere praticato nel resto del mondo. Nel 1973 si svolse a Teheran il 1ˆ Campionato Mondiale e da allora, in diverse nazioni, si celebrano annualmente i Campionati Mondiali, la Coppa del Mondo ed i Campionati Continentali, nonché vari Tornei Internazionali. Nel 1980, in occasione dei Giochi Olimpici di Mosca, il Sambo sfiorò il riconoscimento ufficiale quale disciplina olimpica ma, per ragioni alquanto lontane dallo sport, perse quell’occasione. La stessa cosa capitò per le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, così che il Sambo si staccò dalla FILA e dal 1985 l’attività internazionale del Sambo viene regolarizzata dalla FIAS (Federazione Internazionale Amatori del Sambo), alla quale aderiscono circa 70 nazioni. Nello stesso anno il Sambo divenne una disciplina dei World – Games. IN ITALIA il Sambo fu introdotto e divulgato tramite la FILPJ (Federazione Italiana Lotta Pesi e Judo) e diversi sportivi italiani impararono a conoscere ed apprezzare questa dura disciplina, tanto che, alcuni “addetti ai lavori” hanno colto le sfumature tecniche tipiche della scuola dell’est, applicandole con buon esito in altre discipline. I sambisti italiani, anche di fronte ai colossi dell’est, hanno ottenuto alcuni lodevoli risultati a livello mondiale. Oggi si può praticare il Sambo tramite la Federazione Italiana Lotta – Sambo (FILS), prima ed unica Federazione di Sambo concretamente esistente in Italia, che è accreditata e riconosciuta dalla FIAS. Chi scrive, nato sportivamente come sambista nel 1979, con esperienze nel Judo anche da insegnante tecnico, ritiene sia costruttivo praticare, senza pregiudizi, Sambo e Judo insieme, poiché sono affini e si compensano a vicenda, anche se difficilmente si possono ottenere gli stessi risultati agonistici in entrambe le specialità.

SHUAI JIAO

Art martial chinois à part entière, le Shou Bo 手搏, signifie littéralement « combat à mains nues » (Shou手« main » et Bo 搏 « combat »). Plusieurs anciens écrits chinois font référence, tout au long de l’histoire, à cette forme de combat. Les historiens identifient les premières traces de sa pratique vers le IIIème siècle avant J.C., sous la dynastie Qin 秦 (221-206 avant J.C.). Cette forme de combat se caractérise alors par l'utilisation connexe de différentes techniques – percussions via l’usage des poings et des pieds, préhensions grâce à des combinaisons de saisies et de projections diverses – et se perpétuera jusqu'à la fin de la dynastie Song宋 (960-1279). Plus précisément, l’examen des anciens écrits renvoie, au cours de cette longue période qui se situe entre les Qin et les Song, à plusieurs appellations pour qualifier ce style de combat. Si sous la dynastie Qin , le terme Shou Bo est essentiellement employé, sous la dynastie Han 汉 (202-221) lui est associé, indistinctement, le terme Bian 卞. Au cours de la dynastie Sui 随 (581-618), l’expression Shou Bo semble, à nouveau, seule évoquée. Pendant le règne de la dynastie Tang 唐 (618-907), on parle indifféremment de Shou Bo et de Jiao Di 角抵. Sous les cinq dynasties五代 (907-960), un livre intitulé Jiaoli Ji 角力记 présente l’histoire, les théories et l’éventail des techniques de combat. Enfin, avec l’avènement de la dynastie Song (960-1279), deux expressions, Shou Bo et Xiang Bo相扑, font communément référence à la même forme de combat alors en usage. A cette période, des compétitions sur l'ensemble du territoire chinois sont planifiées. Les combats représentent des évènements populaires très appréciés. Ils se tiennent tantôt dans de vastes arènes, tantôt dans des foires. Les protagonistes en lice usent des quatre déclinaisons techniques Da打, Ti 踢, Na 舒, et Shuai摔, c’est à dire respectivement la boxe avec les mains, la boxe avec les pieds, l’art des saisies et l’art des projections. La victoire est obtenue selon un des critères suivants : adversaire tombé au sol, abandon (blessure, knock-out) ou mise hors espace dévolu à l’affrontement. Sur le plan militaire, des départements spécifiques sont créés afin de manager, entraîner et sélectionner par des examens les combattants. A partir de la dynastie Yuan元 (1279-1368), le développement du Shou Bo est interrompu en raison de la suprématie mongole en Chine. Les Mongols, redoutant les révoltes chinoises, interdisent les formes de combat caractérisées par l’emploi associé des percussions et des préhensions. Seule la lutte dans la version traditionnelle de celle des hommes des steppes – la Boke搏克 – caractérisée par l’usage unique de techniques de saisies et de projections et dont les Mongols sont de fervents pratiquants depuis des générations, est permise. Les techniques de coups de poings et de coups de pieds sont uniquement tolérées dans les représentations artistiques chinoises – opéra – et au cours de ponctuelles démonstrations populaires – évènements folkloriques – dans les villages. Toutefois, derrière ces démonstrations scéniques en apparence mimées et très douces, se révèlent souvent des experts qui perpétuent secrètement et malgré l’interdiction impériale, un enseignement plus profond de techniques de combat redoutables. Il faut, néanmoins, attendre la dynastie Ming明 (1368-1644) pour que les techniques de percussion Da et Ti ainsi que les diverses formes de boxe associées soient officiellement réhabilitées et identifiées sous l'appellation Quan Shu 拳术. Peu après, il semble que l’expression Shou Bo tombe en désuétude. On n’en retrouve pas trace dans les documents écrits ultérieurs. C’est aussi sous les Ming qu’apparaissent les premières modalités de ce qui sera, plus tard – époque contemporaine – identifié sous l’appellation Shuai Jiao. C’est à dire l’émergence d’une dynamique de combat chinoise au corps à corps essentiellement axée sur l’art des saisies (Na) et des projections (Shuai). Par la suite, au cours de la période historique Qing 清 (1644/1911), tous les empereurs, notamment Kangxi康熙 (1662-1722) et Qianlong 乾隆 (1735-1796), pratiquent et sont de fervents admirateurs de la lutte au corps à corps dénommée Xiang Pu 相扑 ou Shan Pu 善扑et qui devient un art extrêmement structuré. En créant un véritable bataillon d’experts en lutte – le Shanpuying 善扑管 – ces empereurs favorisent, plus encore, le développement d’une nette séparation entre les techniques de combat de type Na et Shuai et les techniques de combat de type Da et Ti. La lutte est alors une discipline extrêmement affinée. Elle se nourrit de différents courants régionaux – chinois, mongol, ouïgour, tibétain… – afin d’intégrer leurs particularités respectives. A l’avènement de la République de Chine中华民国 (1912-1949), la lutte est officiellement identifiée sous le vocable Shuai Jiao 摔角. De son côté, de la dynastie Ming jusqu’à la prise de pouvoir de la Chine par le parti communiste, le Quan Shu continu à se développer, épuré, progressivement, des techniques de lutte ; les adeptes objectivant, plus spécifiquement, une remarquable expertise dans les techniques de percussion. A l’instauration par Mao Zedong 毛泽东de la République Populaire de Chine中华人民共和国 (1949), est substituée au terme Quan Shu, l’expression Wu Shu 武术. Par ailleurs, une modification concernant un des idéogrammes du terme Shuai Jiao est opérée ; 摔角 est remplacé par 摔跤bien que la prononciation orale (phonétique) demeure identique. De nos jours, dans les cercles fédéraux des arts martiaux chinois, Wu Shu et Shuai Jiao sont des vocables communément employés en terres orientale et occidentale.


Grappling

                                                                                                               

SUBMISSION FIGHTING

Il Submission Fighting (a volte definito anche Submission Wrestling o Submission Grappling), è una disciplina lottatoria di nascita recente che velocemente si è imposta a livello mondiale anche per merito della spettacolarità del gesto sportivo e della sua capacità di aggregazione sportiva tra diversi stili: il Submission Fighting è infatti uno stile ibrido di lotta corpo a corpo senza kimono che richiama atleti di varie discipline lottatorie (Brazilian Jiu Jitsu, Judo, Ju Jitsu, Sambo, Lotta Libera o Greco Romana) e che, tramite una regolamento ormai collaudato che media tra le caratteristiche tecniche delle varie disciplne lottatorie, permette il confronto agonistico tra i diversi stili.Solitamente gli atleti che partecipano alle competizioni di Submission Fighting hanno i loro fondamenti tecnici in una sola arte lottatoria oppure svolgono un allenamento misto in diverse discipline lottatorie (Brazilian Jiu Jitsu, Judo, Ju Jitsu, Sambo, Lotta Libera, Lotta Greco Romana, Luta Livre, Shootwrestling, Pancrase) al fine di raggiungere una preparazione tecnica completa nelle varie aree specifiche (lotta in piedi e proiezioni, lotta a terra, tecniche di controllo e sottomissione).Il combattimento parte in piedi con i due lottatori che si fronteggiano ricercando una posizione di controllo (clinch) da cui eventualmente attuare una proiezione per trasferire la lotta al suolo. Lo scopo del combattimento è quello di sottomettere l’avversario costringendolo alla resa tramite una sottomissione (leva o chiave articolare, strangolamenti, ecc…) o di vincere per maggiore punteggio acquisito, sempre nel rispetto dei valori etici dello sport e del fair play.

L'ADCC World Championship nasce come torneo internazionale organizzato annualmente dallo staff dell'Abu Dhabi Combat Club nel 1998 ad Abu Dhabi: per l'occasione furono selezionati e invitati a gareggiare alcuni tra i più noti lottatori al mondo in rappresentanza dei vari continenti e dei principali stili di lotta corpo a corpo. Nell'occasione viene creato appositamente un regolamento specifico che media tra quelli dei principali stili di lotta conosciuti (Brazilian Jiu Jitsu, Sambo, Judo, Lotta Olimpica) per dar vita a una nuova disciplina, il Submission Wrestling. Fin dall'inizio il torneo assunse i connotati di un vero e proprio Campionato Mondiale della disciplina finalizzato ad eleggere il miglior lottatore al mondo. Già dalla seconda edizione del 1999 l'ADCC World Championship è stato considerato ed eletto dagli addetti ai lavori come un vero e proprio campionato mondiale di Submission Wrestling e della Lotta in generale (da molti denominato anche l'Olimpiade della Lotta): in un solo anno è cresciuta la fama dell'evento, il calibro degli atleti presenti nonché il numero delle nazioni rappresentate. Il fascino del confronto tra varie discipline, la perfetta organizzazione dell'evento e il livello tecnico degli atleti partecipanti nonchè il ricco montepremi ne segnano il successo planetario e in pochi anni si assiste ad una veloce quanto sorprendente diffusione di questa nuova disciplina a livello mondiale con tornei e gare in tutti i continenti. Le edizioni del 2000 e del 2001 ne consacrano la popolarità: la veloce diffusione della disciplina e l'importanza assunta ormai dall'evento nonché la volontà di espandere la caratura del torneo, spingono il comitato organizzatore a trasformare l'evento da annuale a biennale e si decide inoltre di organizzarlo a rotazione nei diversi continenti, per dargli maggiore e meritato respiro internazionale. In questo periodo iniziano anche ad essere organizzate delle gare di qualificazione e selezione ufficiale nelle nazioni dove la disciplina si è maggiormente diffusa (Usa, Brasile, Giappone, Scandinavia). Di conseguenza le finali nel 2003 e nel 2005 si tengono rispettivamente a San Paolo (Brasile) e Los Angeles (USA). Il 2005 segna l'ulteriore evoluzione di quello che ormai è diventato il più importante e prestigioso torneo al mondo di lotta Submission Wrestling: la necessità di una capillare regolamentazione del movimento mondiale e la volontà di aprire ai lottatori di qualsiasi nazione la possibilità di qualificarsi alle finali, porta il Comitato Mondiale ADCC alla creazione di vari comitati nazionali selezionando e autorizzando dei tornei ufficiali di qualificazione. Un'evoluzione decisivo: il torneo nato come gara ad inviti si apre al mondo intero e diventa un vero e proprio circuito mondiale con una rete di tornei e campionati di qualificazione continentali e nazionali. Sull'onda di questa importante novità, dopo un anno di pianificazione e lavori della Commissione Europea ADCC, con l'inizio del 2006 viene ufficializzata la notizia della nascita dell'ADCC Europe presieduto da Marko Leisten: a rappresentare il circuito ADCC in Italia viene chiamato Filippo Leone, eletto Presidente e coordinatore del Comitato ADCC Italy. Regolamentando egualmente la disciplina in tutti i continenti tramite i Comitati locali, il Comitato ADCC Mondiale ha inoltre deciso di: modificare la denominazione della disciplina in Submission Fighting; aggiungere alla categoria professionisti, anche le categorie amatori, donne e juniores adottando specifiche modifiche al regolamento originale relativamente a regole di gara e categorie di peso; autorizzare i vari Comitati ADCC nazionali ad organizzare gare e tornei ufficiali sul proprio territorio nazionale.

SUBMISSION GRAPPLING

Il Grappling (anche chiamato submission grappling o submission wrestling) è uno stile di lotta che si svolge in piedi e a terra finalizzato alla sottomissione dell'avversario senza l'utilizzo delle percussioni. Anche se il fine principale è costringere l'avversario ad arrendersi con una sottomissione (strangolamento, leva articolare o presa dolorosa) e cioè con una tecnica che metta l’avversario in una posizione pericolosa per la sua incolumità fisica costringendolo ad ammettere, attraverso un segnale verbale o fisico (battere con la mano o con il piede sul corpo dell’avversario o sul tappeto), che non può liberarsi dalla presa senza ferirsi e riconoscendo in questo modo la sconfitta, è possibile vincere un combattimento guadagnando più punti tecnici (si ottengono punti nella lotta in piedi portando a terra l’avversario e nella lotta a terra conquistando una posizione di dominio o ribaltando l’avversario o tornando in posizione neutra). Il Grappling è stato creato unendo la lotta libera (la disciplina più efficace per portare a terra l'avversario) e il jiu jitsu brasiliano (la disciplina più efficace nella lotta a terra). Inoltre, possiede tecniche che provengono dal catch wrestling, dalla luta livre brasiliana, dal collegiate wrestling, dal sambo, dalla lotta greco-romana, dal jiu jitsu e dal judo.

Nel 2003 fu costituita negli USA l’associazione internazionale di submission wrestling (ISWA) per sviluppare e gestire il grappling come sport amatoriale internazionale. I membri fondatori hanno passato tre anni provando e sviluppando le regole dello sport del grappling prima che la FILA (Federazione Internazionale delle lotte associate) le adottasse nel 2006. Unendosi alla FILA, l’ISWA si è trasformata nel Comitato Mondiale di Grappling (WGC). Il Grappling oggi è governato dal Comitato Mondiale di Grappling della FILA che ha come scopo lo sviluppo e la promozione di questo sport in tutto il mondo al fine di ottenere la sua inclusione tra gli sport olimpici. In Italia il Grappling è gestito dalla Federazione Italiana Grappling (FIGR) su delega della Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali del CONI (FIJLKAM).

CATCH WRESTLING

Catch wrestling is a nearly forgotten American and Western European style of grappling and, more specifically, a rule set for grappling where the winner is determined via a submission OR a pin. There are no points and most matches are held for the best 2 of 3. A true Western martial art, Catch Wrestling is experiencing a resurgence in popularity due to it's merits as:
1) A Spectacular Sport
2) A Means to Exceptional Fitness
3) A Gateway to American History and Tradition
4) A Brutally Effective Form of Self-Defense
As such, Catch Wrestling is sometimes referred to as the "Great Granddaddy" of Ultimate Fighting, Pro-Wrestling, and Freestyle Wrestling. Did you know the term "No-Holds-Barred" was coined to describe early 20th century American Catch-As-Catch-Can Wrestling matches?
Catch Wrestling's Influence Upon Folkstyle & Freestyle Wrestling:
Just as Jigoro Kano removed the dangerous maneuvers from jiu-jitsu to create the safer sport of Judo, so were the more dangerous holds and submissions of Catch removed to allow people to safely participate in wrestling. Hence "Amateur" or freestyle wrestling was born.
Catch Wrestling's Influence Upon Pro-wrestling:
The legitmate contests became "worked" or fixed when greedy promoters decided that scripted matches with predetermined outcomes were more profitable than the legitimate Catch-As-Catch-Can contests. Outraged journalist learned of the fixed fights and this betrayal of the public's trust unfortunately spelled the end of authentic catch wrestling in America. It still attracts unsavory and opportunistic individuals today. The rules you see on today's televised "Sports Entertainment" still reflect the old Catch-As-Catch-Can rules where a pin or submission win the contest.
Catch Wrestling's Influence Upon Mixed Martial Arts (MMA):
The first modern match between a striker and a grappler happened in 1887 between heavyweight boxing champion of the world John L. Sullivan and Greco-Roman wrestling champion William Muldoon. Sullivan was slammed to the mat in two minutes. The next big match took place in the late 1890s when boxer Bob Fitzsimmons challenged European wrestling champ Ernest Roeber. Roeber took Fitzsimmons to the mat and applied an arm lock, making Fitzsimmons quit. In 1936, heavyweight boxer Kingfish Levinsky challenged professional wrestler Ray Steele in a mixed match that saw Steele win in just 35 seconds.


Total Combat

MGA

Il Metodo Globale di Autodifesa della FIJLKAM è un programma tecnico multidisciplinare ideato per fornire ai suoi praticanti un valido sistema di difesa e che si basa sui principi di flessibilità e di cedevolezza su cui si fondano tutte le arti marziali. Rappresenta una equilibrata sintesi delle tecniche più efficaci derivate dalle discipline di combattimento volte alla difesa, trasformando a proprio vantaggio le energie impiegate dall’aggressore.

PANKRATION

According to Bacchylides (13.44-66), pankration was founded to commemorate Herakles' struggle against the lion on Nemea, whose hide, impenetrable by weapons, forced Herakles to strangle the animal to death (Apollodorus Library 2.5.1). Others claim the Theseus invented pankration "when ke was in the labyrint matching strenght with the Minotaur, since he did not have a knife" (Scholiast on Pindar Nemean Ode 5.89, in Drachmann, 3:98). Aristotle attributed its discovery to Leukaro of Akarnania (Scholiast on Pindar Nemean Ode 3.27, in Drachmann 3:46). Quintus Smyrnaeus portrays Ajax as a pankratiast in his desire to contend "with hands and feet" (Fall of Troy 4.479-480), anachronistically, since Homer does not include pankration among the competitions held during Patroclus' funeral. It is a relatively late event, added to the Olympic program in the thirty-third Olympiad (648) where it was won by Lygdamis of Syracuse, a big man, reputedly the size of Herakles (Pausanias 5.8.8.). The Eleans did non sanction boys' pankration until the 145th Olympiad (200) (Philostratos Gymnastic 13, in Kayser, 268). Pankration, "all-power" or "all-victory" , unites the striking of boxing and the locks, throws, take downs, and escapes of wrestling with its own particula features, kicking and falling to the ground. Pankration is as Plutarch says, "a mixture of boxing and wrestling" (Moralia 638d), and Philostratos says, "a concoction from imperfect wrestling and imperfect boxing" (Gymnastic 11, in Kayse,266), and then some. "Perfect competitors for the pankration are those who are more suitable for wrestling than boxers and more suitable for boxing than wrestlers" (Philostratos Gymnastic 36, in Kayser, 281). On the other hand, pankratiasts did non need the size of the wrestler or boxer to be successful. One athlete, for example, whose father called him Halter or jumping Weight, because he was small, used the tactic of seizing his opponent's heel and not letting go until he submitted (Philostratos Heroic 52-54 in Kayser,146). The jumping weight, a stone that jumpers held in propelling themselves through the air, suggests that Halter was compact, strong, and lively. Ambrose (ca. 339-397 c.e.), bishop of Milan, describes pankration as a free-for-all: "Other athletes mix murder and throwing of dust with entwining the limbs and every kind of hitting. These are pankratiasts, because they are permitted all struggles and fights against one another" ( Commentary to Psalm 36.55). Ambrose exaggerates, but barely. Strangling was allowed in pankration as it was in wrestling. Excluded specifically at Olympia were biting and gouging of eyes, mouth , and other tender spots (Philostratos Pictures in a Gallery 2.6, in Kayser,348; Aristophanes Birds 438-443). Among the Lacedaemonians who were always in training for war, both tactics were permitted (Pictures in a Gallery 2.6, in Kayser, 348). A red-figure cup (circa 490) confirms not only the illegality of gouging but also pankratiasts' disregard of the rules at the cost of a good caning. Foul play was such a part of the pankration that it nicknamed practitioners of the event: "When Demonax say mani athletes fighting dirty and biting against the rules instead of engaging in the pankration, he said: " With reason, the fans of today's athletes call them "lion"" (Lucian Life of Demonax 49). The stoic philosopher Epictetus (ca. 55-135 c.e.) warned those wanting to compete in pankration at Olympia about the treatment they could expect in the contest: "You must match gouging with your opponent; sometimes dislocate your hand ,sprain your ankle, eat a lot of dust, and be caned. After all this, you can lose"(Discourses 3.15.4-5). A match began with both competitors on their feet.Their fingers were slightly bent and their hands outstretched (Galen On the Movements of the Muscles, in Kuhn, 4:395), ready to be clenched in a fist or widened for an open-handed blow leading to a snatch. They focuses with an intensity that inspired Aulus Gellius (ca. 130-180 c.e.) to recommend similar concentration to men of public affairs: "The life of men who spend their time in the midst of affairs and who want to be of use to themselves and thei people brings problems and dangers suddenly, continually, and nearly every day. to be on guard against them and to evade them, such men must always be alert and focused like those athletes called pankratiasts. just as these athletes, when summonded to the match, take up a position with their arms held high and stretch forth and protect their head and face by presenting their hands to their opponent like a rampart, and all their limbs, before the battle has begun, are on guard to avoid blows, the spirit and mind of the prudent man ought to be focused" (Attic Nights 13.28). The athletes needed also to guard against their fingers' being seized and dislocated, a tactic perfected by pankration's Sostratos of Sykyon, who acquired the appellation Akrochersites or Fingers, because he "would seize his opponent 's fingers and, bending them, not let go until he say his man acknowledging defeat" (Pausanias 6.4.1). The contenders could expect to fight from the ground .The fall, dreaded by the wrestler, did not concern the pankratiast, since he did not lose by getting sand on his back. He could attack his opponent's legs without hesitation over suffering the reprisal unleasched on Tydeus or choose to fight from the ground, deliberately falling because the move opende other ways of fighting. "Pankratiasts have the technique of falling on their backs, which in not safe for the wrestler, and moves by which a man may win by fallilng" (Philostratos Pictures in a Gallery 2.6, in Kayser,348). Pindar praises Melissos, victorious at the Isthmus, for his cunning in fighting from his back: "he is the fox that falls onto her back and awaits the swoop of the eagle" (Isthmian Ode 4.65-66). Ground fighting at some point lost favor in competitions, if an inscription setting the rules for an athletic festival in the Greek city of Misthia in Pisidia in southern Asia Minor is indicative of more than local preference: "pankratiasts are not to use dust for sprinkling or wrestling falls but are to compete upright" (Gardiner 1929, 210). Pankratiasts were free to strike with their hands and feet (Quintilian Education of an Orator 2.8.13). Kicking distinguishes theirs from the other heavy events, and consequently, winning athletes were praised for their big feet: "Glukon, renown of Asian Pergamum, thunderbolt of the pankration, he of the broad foot, the new Atlas, and those unconquered hands of his are gone " (Greek Anthology 7.692 in Paton, 2: 367). Reliance on kicking, however, exposed pankratiasts to effortless ridicule: "Should you tell me, I kick a great Kick, I will say to you, You boast of an accomplishment that belongs to a jackass" (Epictetus Discourses 3.14.14). Hitting with fists separated the pankratiast from the wrestler both in competition and in vase painting. A father lectures his son on the value of a good punch: "Now listen to me. When I was a spectator at Olympia, Ephoudion fought with Askondas nobly, although he was an old man. Then the older guy popped the younger one with his fist and knocked him down. And so watch it, buster, that you don't get a black eye" (Aristophanes Wasps 1381-1386). Occasionally, a competitor wore boxing strips, support for his wrist and fingers that curtailed flexibility in grabbing an opponent. For such an athlete, the advantage gained by hitting an opponent outweighed that of the wrestler's skill (Poliakoff 1987, 56). The match continued until one athlete was incapable of continuing or signaled submission by raising his index finger. As in wrestling, the Lacedaemonians refused to compete in pankration at the Panhellenic festivals to save themselves the shame of announcing their own defeat and exposing themselves to slanders of cowardice (Philostratos Gymnastic 9, in Kayser, 265). Pankratiasts "who strike, choke, break, and sometimes kill," Dio Chrysostomos expounds, are like boys who "play with trying to put out a fire with their tongues...If you really attack a fire, you put it out. But if you attack it cautiously and fearfully, you get really burned" (Eighth Discourse 19). Boys who play with fire get hurt as do pankratiasts who play with death. The most famous death - and the sole recorded death- in pankration is that of Arrachion or Arrichion of Phigalia. Both Pausanias and Philostratos give an account of his final match: "Arrachion won two Olympic victories before the fifty-fourth Olympiad (564), and another came his way in the fifty-fourth because of the fairness of the Hellanodikai and Arrachion's own courage. When he was fighting for the wild olive against the last remaining competitor, whoever that was, his opponent gripped Arrachion first and held him in a scissors hold with his legs. At the same time, he was pressing on Arrachion's throat with his hands. Arrachion dislocated his opponent's toe but expired from the choking. The one choking him at that moment acknowledged defeat because of the pain from his toe. The Eleans proclaimed and crowned Arrachion's corpse as the victor"(Pausanias 8.40.1-2). Philostratos' account is a description of a painting that he sees while touring a picture gallery with a young friends. Acting as the wise instructor, he explicates the portrait for his companion: "You have arrived at the Olympic Games themselves and the noblest of the events in Olympia, men's pankration. Arrichion is being crowned, although he died in victory, and the hellanodikes here is crowning him...For now, let us look at Arrichion's deed before it is over, for he seems to have conquered not only his opponenent but the Greeks in the audience. In any case, they are leaping up from their seats and shouting.some are waving their hands or cloaks, and others are jumping into the air. Others are pounding their neighbors on the back in joy. The spectators are seeing something so amazing that they cannot contain themselves. Who is so unfeeling that he doesn't cry out at the athlete? This accomplishment of his is greater even than his great deed of winning twice before at Olympia, for this victory came at the price of his live, and he is being escorted to the Land of the Blessed with the dust still on him. Do not think that victory happened by accident. No, he figured out very cleverly the move leading to victory...Arrichion's opponent, having already grasped him around the waist, has decided to kill him. He inserted his forearm on Arrichion's throat, blocking his breathing.he then fit his legs around (Arrichion's legs) and pressed one against the bend of each knee.Because of the stranglehold, Arrichion's opponent got ahead of him as the drowsiness of death was creeping over his senses from this point.But his opponent, in relaxing the pressure of his legs, did not get ahead of Arrichion's stratagem. Arrichion kicked back the sole of his (right) foot. His right side was threatened as his bent leg was left dangling. Arrichion gripped his opponent with his groin so that he no longer resisted. Then throwing his weight to his left, he locked the end of his opponent's foot in the bend of his knee and, with a violent wrenching outward, he did not allow the anklebone to remain with the ankle. His spirit, departing his body, acted listlessly but gave him the strenght for what he aimed to do. The strangler is painted in the picture to look like a corpse. He is acknowledging defeat by his hand. Arrichion is painted in the way victors always are. His blood is in flower, and his sweat is still fresh. He is smiling just as the living when they have become aware of victory" (Pictures in a Gallery 2.6 in Kayser, 347-349). Arrichion's anonymous opponent in the finals of the fifty-fourth Olympiad seized control of him and the match by executing a Klimakismos or ladder grip. In terms of the name, he makes a Klimax or ladder out of Arrichion by climbing up his back. Anacharsis describes the maneuver in a sarcasm about the enemy's fear of the Greeks' wrestling moves: "The enemy runs away in fear that you (Greeks) will leap around their stomachs and, slipping an arm beneath their helmets, throttle them" (Lucian Anacharsis 31). Arrichion's opponent somehow gets behind him or spins him around and jumps up on his back. He winds his legs around Arrichion's groin, inserting his feet between Arrichion's legs and hooking his toes in the bend of Arrichion's knees. "The pressure that this grip causes on the mid-section of the opponent (that is Arrichion) is quite painful; the pressure on his knees forces him to sink down" (Brophy, 378). Simultaneously, Arrichion's opponent cuts off his breathing by an arm pushed against his throat. At this point the opponent is in the command, but, apparently losing concentration or wearying himself, he relaxes his legs. Arrichion, feeling the easing of tension, snaps his legs together, gripping his opponent's legs and geet and neutralizing his resistance. He then shifts his weight to his left foot and starts to fall sideways, his nearly unconscious body adding dead weight. At the same time, he kicks violently backward with his right leg. Arrichion's opponent's foot is still locked behind the knee, and when Arrichion's knee moves back and up against his thigh, the opponent's foot is pulled apart so ankle bone and foot do not reamin together. That is, Arrichion dislocates his opponent's ankle as he dies (Harris 1964, 108; Brophy,379). In agony, his opponent signals his submission, and Olympic officials confer the crown upon Arrichion's corpse. The Greeks believed that Arrichion was on the verge of expiring from suffocation when he snatched victory with alert thingking. Philostratos emphasizes how Arrichion's opponent beat him out in the matter of the grip but failed to do so in strategy. Brophy, however, points out that suffocation causes the loss of consciousness before death (380). With a clue in Eusebius' notation for the fifty-fourth Olympiad- "Arelion of Phigalia, winning in his second pankration, died after suffering decapitation (his skull having been broken)" (Chronicles, in Schoene, 1:201)- that hints at "the true medical reason for his death," Brophy concludes that Arrichion probably broke his own neck: Anatomically, Arrichion's head should have led or accompanied the leftward thrust of his body as he kicked up and back with his right foot, but his opponent was holding it immobilized. The snap of his fall or leap sideways, while his opponent still retained his strangle hold, caused the same effect as death by hanging: the fracture of the dens of the axis bone, severing the vertebrae from there down (381). When Arrichion moved to his left, his head, held tight by his opponent's arms, could not follow. In the heat of competition, with his focus on victory, Arrichion killed himself. Philostratos sets forth the meaning that Arrichion had for later generations of Greek: "This accomplishment of his is greater even than his great deed of winning twice before at Olympia, for this victory came at the price of his life, and he is being escorted to the Land of the Blessed with the dus still on him" (Pictures in a Gallery 2.6, in Kayser, 348). Arrichion died the death that the Greeks most admired, for his was ho kalos thanatos, the beautiful death met at the peak of his fighting skills and in the flower of his youth (Vernant, 1991).

Wm. Blake Tyrrell

MMA- SHOOTO

Lo SHOOTO è uno sport da combattimento la cui gestione a livello mondiale è affidata alla Shooto Association e all’International Shooto Commission.La parola SHOOTO è una trasposizione in inglese dell’ideogramma giapponese (pronunciato shu-to) derivante dal termine inglese shoot e che può essere tradotto dal termine giapponese come “studio del combattimento”. Nella filosofia dello SHOOTO il termine combattimento non viene considerato solo nel significato di confronto fisico ma anche nel senso di percorso di crescita personale, di lotta e perseveranza nel corso della propria vita aspirando alla crescita e al miglioramento.

Il termine SHOOTO connota sia la disciplina da combattimento che il circuito mondiale di MMA omonimo. Lo SHOOTO come disciplina da combattimento fu sviluppato in Giappone agli inizi degli anni '80 da Sensei SATORU SAYAMA (il noto wrestler “Tiger Mask”), popolare lottatore professionista giapponese formatosi nella disciplina dello Shoot Wrestling e allievo del leggendario Karl Gotch nonché praticante di Judo, Karate, Sambo e Muay Thai. Tecnicamente lo SHOOTO è una sintesi delle tecniche più efficaci e reali studiate da Sensei SAYAMA nella sua lunga carriera.L’obiettivo di Sensei SAYAMA, fin dall’inizio, fu quello di creare uno sport basato su un’idea di combattimento reale ed efficace e che, a differenza di altri circuiti giapponesi (New Japan Pro Wrestling e Universal Wrestling Federation), non si basasse su combattimenti finti o falsati da risultati predeterminati. Sua intenzione era combinare la spettacolarità del wrestling professionistico con la reale intensità e durezza agonistica degli sport da combattimento: nella sua futuristica e moderna visione del combattimento sportivo, solo l’atleta migliore e più completo doveva avere la meglio! Nel 1985 Sensei SAYAMA fonda il circuito dello SHOOTO.La genesi e la crescita del circuito SHOOTO in quegli anni è significativa e concretizza l’evoluzione sportiva delle MMA come idealizzata da Sensei SAYAMA: il primo evento amatoriale SHOOTO risale al 1986 cui ne seguirono molti altri fino al 1989, quando nel mese di Maggio fu organizzato il primo evento professionistico di SHOOTO nella Korakuen Hall di Tokyo. I quattro anni trascorsi permisero alla disciplina di maturare con i suoi agonisti, il cui livello tecnico crebbe progressivamente e concretamente: una tangibile evoluzione verso il professionismo di tutto il movimento sportivo, degli atleti e dei promoter! L’attività era ed è limitata solo agli atleti facenti parte del circuito SHOOTO e delle palestre affiliate, per garantire e tutelare il livello tecnico e non confondersi con altri circuiti, improvvisati o caratterizzati da risultati falsati e concordati. Negli anni gli eventi professionistici sono sempre stati affiancati dal circuito amatoriale, che continua a forgiare e sfornare nuovi atleti preparati e agguerriti…Nel Novembre 1990 Sensei YORINAGA NAKAMURA, uno degli allievi più anziani di Sensei SAYAMA, fonda a Los Angeles (dove insegna la disciplina presso l’Inosanto Academy) la Shooto USA Association dando inizio alla globalizzazione del circuito SHOOTO; negli USA nascono i primi professionisti non giapponesi e si inizia a diffondere la nuova disciplina agonistica. Al circuito SHOOTO si deve l’organizzazione dei notissimi Open Vale Tudo Japan tra il 1994 e il 1999 che, tra gli altri, hanno lanciato sulla ribalta mondiale nel Vale Tudo il mitico Rickson Gracie.Prima dello svolgersi di tali eventi lo Shooto non comprendeva ancora l’uso dei colpi al viso nella fase a terra ma, vista l’efficacia sul campo di questa tattica durante i primi UFC e gli Open Vale Tudo Japan, Sensei SAYAMA li aggiunse all’arsenale tecnico della disciplina nonché ai colpi ammessi nel circuito agonistico professionistico.Nel 1996 Sensei SAYAMA lascia la guida ad alcuni suoi stretti collaboratori e allievi, nascevano la Shooto Association e l’International Shooto Commission, organi direttivi del circuito internazionale. Nel 1999 il primo evento SHOOTO al di fuori del Giappone fu organizzato alle Hawaii tramite la promozione dell’evento Superbrawl. Nello stesso anno lo SHOOTO sbarca anche in Australia. Nel 2000 invece, tramite la promozione dell’Hook N Shoot, il primo evento agonistico negli USA.Nel Dicembre 2000 il fighter olandese Martijn De Jong, attuale presidente SHOOTO EUROPE, fonda lo SHOOTO Holland e inizia la diffusione del circuito e della disciplina in Europa dove, per merito della diffusa cultura amatoriale della Kickboxing e della arti marziali, si diffondono a macchia d’olio gli eventi di Amateur SHOOTO che avvicinano progressivamente alla filosofia delle MMA atleti provenienti dalle più svariate discipline rendendo più graduale il passaggio al Professional SHOOTO.La crescita e lo sviluppo dello SHOOTO in Europa ricalca l’embrionale sviluppo nella terra d’origine, il Giappone: vengono organizzati Open internazionali per atleti europei delle varie nazioni e nel 2000 viene anche organizzato il 1° Campionato Europeo di SHOOTO amatori. Questa attività apre anche le porte ai primi eventi professionistici europei con un susseguirsi di organizzazioni in Finlandia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Svizzera, Svezia, Polonia, Estonia, Russia, Irlanda, Belgio. Una costante crescita che porta alla necessaria creazione della SHOOTO EUROPE COMMISSION, che regola l’attività amatoriale e professionistica nonché la coordinazione di eventi e la formazione degli arbitri e giudici.Negli anni, fino ad oggi, la professionalità e l’attenzione posta alla tutela degli atleti con rigidi regolamenti e chiare divisioni degli atleti in base alle classi di esperienza, hanno permesso una capillare diffusione del circuito dello SHOOTO che ormai ha eventi e campionati in tutto il mondo: quasi tutti gli stati degli USA, Hawaii, Canada, Messico, Brasile, Ecuador, Argentina, Sud Africa, Europa (con attività presente in 15 Stati condotta in stretta collaborazione con il circuito ADCC Europe), Giappone, Australia, Filippine. Tra i grandi campioni che hanno calcato con successo i ring dello Shooto ricordiamo: Rumina Sato, Yuki Nakai, Noboru Asashi, Erik Paulson, Enson Inoue, Hayato Sakurai, Anderson Silva, Takanori Gomi, Caol Uno, Alexandere Franca Nogueira, Joachim Hansen, Vitor Shaolin Ribeiro, Robson Moura e tanti altri affermati Vale Tudo fighters.

 

All Power Conditioning

                                                                                                                                    

PANKRATION CONDITIONING

An individual may be taught the technique in a protective way, but in order to apply this technique in a competition, it is clear that the individual must have reached a high physical conditioning. It goes without saying that technical training, acquisition of fighting techniques and attainment of psychological integrity come only after proper physical conditioning of the athlete. The term physical conditioning refers to the total development and enhancement of all combined abilities of an athlete, vastly improving his/her ability to:
i) Overcome resistance (Power),
ii) Produce energy (Resistance)
iii) Have shaped mechanisms of self-protection through concrete ways (Flexibility).
Physical Conditioning should ideally commence from the athletes childhood and be continued till his/her ripe old age and it should be noted generally that :
1) Physical conditioning is maintained only when the individual continues his /her Training,
2) Physical Conditioning is greatly Improved when the individual periodically attempts to exceed training levels apparently beyond his/her capabilities
3) Physical Conditioning decreases when the individual is inactive for long periods of time.
Resistance is the body’s ability to produce energy. All athletes (male and female) need to build ability and endurance in both resistance (general resistance) and special resistance (concrete and effective efforts) . The general resistance of Pankratiastis is determined by his/her ability to perform 4 to 5 fights in one day and by his her improvement of performance from one fight to the other. The special resistance of Pankratiastis is determined by his/her ability to execute fast strikes and rapid holds, as well by his her ability to withstand or escape from the locks/ pins and strikes of his/her opponent. In order to improve their personal performance, confirming their level of resistance at timing. All athletes prior to commencement of any raining programme athletes must warm up by running outside in open space with an intensity of 60-70% for at least 25-30 minutes in each training occasion. In order to improve their individual timing and stamina, all high calibre pankration athletes should during the normal training period run at least 10 kilometres with an intensity of 50-60% 3-4 times per week and during their preparatory training shortly before competitions they should follow the pyramid training schedule below :
100 metres running in 14-18 seconds,
100 metres walking,
200 metres running in 32-40 seconds,
200 metres walking,
400 metres running in 70-84 seconds,
400 metres walking,
800 metres running in 148-186 seconds,
800 metres walking,
400 metres running in 70-84 seconds,
400 metres walking,
200 metres running in 32-40 seconds,
200 metres walking,
100 metres running in 14-18 seconds,
100 metres walking.
There should be a break of 15 minutes between the pyramids.
b) Power
Pankration in the free-fighting form is a contact sport of strikes, throws locks , pins. Consequently the Proponites (Coaches) should have taught their athletes the appropriate types and ways of utilization of power, so that they are able to strike their opponent powerful and rapid blows using both their legs and arms, but also equally effectively perform throwing and effective locks & pins so as to achieve “ apagorefsis". The Pankratiastis should work on acquiring of the following types of power: The greatest general power, as Pankration demands strong individuals. The explosive power, in order to be able to achieve rapid and effective blows. The maximum resistance to power, in order to be able to repeat with the same effectiveness, all his/ her efforts, and in any situation. The greatest isometric power, in order to have his opponent immobilised and to perform locks & pins or blows until "apagorefsis", or in the opposite case to be able to bear his opponent’s locks , pins and blows until he/she has the opportunity to escape. Prior to relating as to how each type of power can be improved through special exercises and repetitions, the Proponites must incorporate the following basic exercises as the routine standard procedure to be followed by each athlete from childhood till he/she attains the requisite conditioning to perform as a highly skilled Pankration athlete :
* Pull ups on the horizontal bar,
* Repetitive vertical jumps from a low position,
* Rope Climbing
* Tug of War,
* Rope-skipping
However it should be ensured that during the athlete’s childhood, Pankration exercises will be used, with all required precautions , such as reduced repetitions and long-lasting training. The Proponites must achieve this by providing the suitable infrastructure and training equipments. Every child commencing his/her training in Pankration should learn to use the skipping-rope correctly, and t should have his/her own skipping-rope in the training.
c) Greatest General Power
The acquire greatest general power the athlete has to be trained in all resistances applied to the human body, such as repetitions and breaks as concerns the theory, but mainly through the following exercises of weights:
1. Vertical elevation,
2. Leg stretching from a sitting position of 90 degrees,
3. Hand stretching in supine position, lying on a bench,
4. Pulls while lying on a bench in a prone position.
The aforementioned exercises will also include the relevant testing in case the Proponites deem it necessary that the performance of their athletes should be measured. The greatest force is achieved when the athlete completes an exercise successfully and safely. The greatest force is developed in the basic preparatory period; in the period shortly before fighting as well as during the actual fighting period it is maintained through one training unit every 2 or 3 weeks. In the training of acquisition of general power the athlete shall perform in each from the above mentioned four exercises:
5 efforts of 70% and 10 repetitions,
4 efforts of 80% and 5 repetitions,
3 efforts of 90% and 3 repetitions,
2 efforts of 100% and 1 repetition.
In the basic preparatory period of preparation the athlete shall perform 3-4 training units for the development of general power. The training units will include the explosive force, the resistance to power, and the greatest isometric power, which is of great importance for the Pankration Fighters.
d) Flexibility
Each training unit shall start with the imposed warm-up and end with the doubly imposed full recovery. With regard to the warm-up and the full recovery, it should be carefully noted that muscular straining/ stretching is a very essential part in the two aforementioned training units. Therefore, muscular straining/ stretching along with flexibility exercises create a more general protective infrastructure, for the muscular system and the joints of the human body against undesirable injury , but at the same time they improve the functionality of these systems. Proponitis should meticulously insist on each athlete performing the following stretching exercises :
a. In the supine position.
b. In the horizontal position.
c. In the sitting position.
d. In the kneeling position.
e. In the standing position.
When performing the above exercises the athlete should bear in mind the following:
a) To limit each exercise to the kinetic possibility of the joint without pulling or jerking,
b) To focus on the muscles to be strained / stretched by relaxing them,
c) To Ensure that the straining should not cause pain, but a pleasant sense.


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