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SUB ODYSSEY

di Matteo Biscottini (Ulixes Team)

I TAPPA
2 Agosto 2007, arrivo a Los Angeles con mia moglie per le consuete vacanze estive: un giro in California Nevada Utah con settimana di mare alle Hawaii. Lei è ignara che la pianificazione delle vacanze aveva in realtà un altro fine: permettermi di allenarmi in piu' palestre possibili! E cosi' il primo giorno di vacanza, a spasso per Hollywood Boulevard, mi capita di imboccare La Brea Avenue dove per caso scorgo l'insegna di una palestra: LEGENDS MMA GYM. È la palestra aperta un paio d'anni fa dal mitico Bas Rutten e da Randy Couture.

Sempre per caso capitiamo nel momento in cui inizia una lezione di Bjj tenuta da Eddy "The Twister" Bravo, inventore della rubber guard e sostenitore del no-gi. La palestra è splendida, tatami ovunque con zona pesi e sacchi di ogni genere appesi e con un enorme spazio dedicato al grappling. Eddy non fa fare riscaldamento, ma passa subito alla tecnica: parte da un lavoro sulla mezza guardia sino a giungere poi alla sua rubber guard. Lavoro con un ragazzino orientale di 16 anni che 2 giorni prima ha vinto una delle gare di Grapling piu' importanti d'america: si vede! Faccio le tecniche, prendo appunti e memorizzo qualche "Bravata" Finita l'ora di tecnica chi desidera va a casa, chi ha coraggio rimane per 1 ora di "Open mat", ossia sparring. No perdo l'occasione ma il 16 enne mio uke non se la sente per via di un infortunio subito durante la competizione (tiro un sospiro di sollievo!). Mi guardo intorno e trovo subito compagni con cui lottare. Il livello è altissimo, anche quello dei principianti; tengono tutti molto bene le posizioni ed hanno un buon movimento. Lotto solamente a terra, il mio ginocchio senza un legamento si lamenta troppo e il dolore potrebbe essere fonte di ulteriori lamenti della moglie!

Eddy Bravo
Il viaggio prosegue bene e facciamo il nostro giro, sino a raggiungere S. Francisco, dove ho scoperto la presenza di una palestra di Brazilian jiu-jitsu: quella di Charles Gracie. Imposto di nascosto la strada sul navigatore e per caso ci arrivo davanti. Mi parlano di un allenamento no-gi in un paio d'ore al quale mi presento puntuale. La palestra non è di livello come quella di Los Angeles ed ho anche l'impressione che ne' gli allievi ne' l'istruttore siano un gran che... Le mie impressioni si rivelano esatte: niente di nuovo, tecniche scontate e livello pari a quello medio italiano: probabilmente saro' capitato in una classe di principianti. Sia a Miami che a New York le palestre dei Gracie sono sempre state apprezzabili.

Alle Hawaii mi sarei dovuto allenare con Egan Enoue, grande pro-wrestler nonché grappler eccelso, ma purtroppo un problema di salute mi ha preso alle spalle e, vi assicuro, mi ha fatto battere!

II TAPPA
Per lavoro viaggio. Viaggio tanto e viaggio in oriente. Fine Agosto, non ho fatto quasi in tempo a riprendermi dall'operazione subita alle Hawaii (chirurgo con camice a fiori, ero sconcertato) che devo partire per l'oriente: India e Malesia. Scopro che a Kuala Lumpur esiste la KDTA, una palestra dove praticano Bjj e grappling. Dopo una giornata di lavoro, al limite delle forze, mi presento e chiedo di potermi allenare: la risposta è ovviamente positiva! Non ho con me il gi ma non importa, gentilmente me ne prestano uno loro. Riscaldamento simil-pugilistico e si comincia: tecniche base di ribaltamento dalla guardia e qualche attacco sempre dalla guardia chiusa, niente di non visto. Lo sparring si fa interessante, lotto con un paio di ragazzi ma non sono un gran che finchè non mi imbatto in un piccolo uomo tarchiato -Fidael Yousuf- e qui si comincia a ragionare: grande forza fisica, ottime posizioni, buona tecnica ma limitata a pochi movimenti. Buon allenamento nel complesso, soprattutto a tarda sera: l'amico Fidael mi porta a mangiare ed a fare un giro per i locali della città!! Peccato il giorno dopo avessi un appuntamento alle 9: credo di non aver fatto bella figura...
III TAPPA
Di nuovo in viaggio verso oriente, questa volta tocco il Vietnam dove non ho nemmeno il tempo di cercare una palestra e poi finisco nientepopodimenochè....A Tokyo!! E' la mia seconda visita nel paese del sol levante: la prima era stata infruttuosa in quanto nel periodo di capodanno, unica festa comandata in Giappone, tutte le attività si fermano. Atterro Sabato mattina e dopo una giornata in giro per supermercati a fare ricerche di mercato, approdo nel quartiere di Musashi-koyama, dove ha sede il Takada Dojo. Mi paleso in palestra: non è niente di faraonico, mi sembra di tornare alla cara e vecchia Polisportiva Affori Milano! Tale Sato mi accoglie e, senza parlare inglese, mi lascia intendere che non posso allenarmi. Da bravo venditore lo convinco ma mi spilla una bella cifretta, compresi 1500 Yen di assicurazione!! All'inizio resto in un angolo a guardare, mi fanno capire che la lezione inizia alle 19 e guardo ragazzi lottare: mi sono sentito in soggezione. Sarà stato il luogo, sarà che qui è nato e cresciuto Sakuraba... Mi cambio in uno spogliatoio angusto e si comincia. Ad allenare è un cero Oba san (Takahiro Oba, ex combattente di Pride. Vengo in seguito a sapere che è una star in Giappone). Il riscaldamento è tradizionale, niente di speciale. Si passa poi alla tecnica: si lavora su sankaku (triangolo) ma appena vede che ho problemi a farlo per via del mio ginocchio sbilenco mi sorride, dice qualcosa e cambia tipo di tecnica.

Oba san
Mi alleno con Gengo Tanaka, 35 anni parla un po' di Inglese. E' bravo. E' davvero bravo! Ha le posizioni, ha le tecniche ed ha cosa rara: la strategia!

Tanaka
Finisco lo sparring contento e stremato ed esco a cena con Jiro Yoshimura: manager della palestra, un ragazzo simpaticissimo che parla perfettamente italiano con un lieve accento sardo e che mi ha regalato una MERAVIGLIOSA maglietta del grande Sakuraba (Grazie Jiro!!).

Jiro
Martedi' sera mi presento nuovamente in palestra per il corso di grappling: purtroppo il mio amico Tanaka san non c'è. Mi alleno con gli altri ragazzi ed ho sempre la stessa impressione: sono tutti dei piccoli Sakuraba!

In effetti il mio amico Huldus mi ha detto una cosa saggia: "Certo che sono bravi, l'hanno inventato loro!!".La seconda sera esco a cena con Tomo san e poi a nanna. In due sere sono riuscito ad apprendere tecniche utili e funzionali: di tutte le palestre visitate sino ad oggi il Takada Dojo è stata l'esperienza piu' bella sia per la lotta ma soprattutto per l'ospitalità. Al Takada Dojo mi sono sentito a casa: come Ulisse anche loro usano la mente prima della forza... Abbiamo tanto da imparare, ma anche qualcosa anche da insegnare!

Reportage: FINALE DEI CAMPIONATI ITALIANI OPEN DI MMA LIGHT

di GUIDO COLOMBO (tratto da FOD)

Palazzetto Palaiseo, via Iseo 6 - Milano 17 Giugno 2007.

Si è conclusa domenica 17 giugno al PalaIseo di Milano la seconda edizione dei campionati italiani open di MMA light (free fight e submission). Nel corso di una giornata che ha visto oltre 200 atleti cimentarsi in tutte le discipline da ring (sia a contatto leggero sia a contatto pieno) piacevoli indicazioni sono arrivate dagli atleti delle MMA, in particolare dal free fight a contatto leggero (disciplina di cui questa manifestazione è stata pioniera in Italia). Come ormai è consuetudine anche in questa quarta e ultima tappa nuove palestre hanno per la prima volta sperimentato questa disciplina. Decine gli atleti coinvolti (provenienti da tutto il centro-nord) e ben 13 i titoli italiani assegnati. Dominatrice della manifestazione, grazie anche all’alto numero di atleti iscritti, la Pam Machia Milano del Maestro Fabio Tumazzo, risultata vincitrice nella graduatoria a squadre sia di free fight sia di submission (oltre che, naturalmente, nella classifica assoluta a squadre) ma anche in ben 10 categorie individuali e, dulcis in fundo, nella speciale classifica per il miglior atleta della manifestazione con Luca Terranova (che nell’ultima tappa ha dimostrato di meritare il titolo esibendo alcune proiezioni d’antologia). “Un successo quasi imbarazzante” ha commentato il Maestro Tumazzo, consapevole che non sarà facile il prossimo anno mantenere, o addirittura migliorare, una simile performance di squadra. “Siamo molto soddisfatti sia per il livello della manifestazione sia per le adesioni ricevute” ha invece osservato Basilio Tazio della JKD Biella, uno degli organizzatori dell’evento. “Per la prossima edizione abbiamo obbiettivi chiari: aumentare ulteriormente il numero dei partecipanti coinvolgendo anche le regioni del Sud; “spalmare” le varie tappe in un maggior numero di Regioni; formare un gruppo arbitrale di livello ed in questo senso è in cantiere un corso di formazione per il prossimo autunno. Spero quindi che già da quest’estate ci possano contattare nuovi coach ma anche aspiranti organizzatori ed ufficiali di gara”.
GRADUATORIE A SQUADRE DEFINITIVE E TEAM CAMPIONI D’ITALIA
(Sono riportate tutte le società andate a punti nel corso delle 4 tappe)
FREE FIGHT LIGHT CLASSIFICA GENERALE
1° Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 122 punti
2° JKD Biella 78 punti
3° Athlon Savona 64 punti
4° Sacchetto Combat Academy Torino 58 punti
5° Free Combat Academy Bergamo 44 punti
6° Indomita San Remo (IM) 42 punti
7° Academy of fighting Mondovì (CN) 18 punti
8° Sestito Combat Academy Assisi (PG)16 punti
9° Ligorio Combat Academy Torino 14 punti
10° Warriors School Milano 12 punti
11° Sankaku Judo Como e KBK Vigevano (PV) 8 punti
12° Pancrase Stylus Milano e Team Santi Firenze 6 punti
SUBMISSION CLASSIFICA GENERALE
1° Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 188 punti
2° JKD Biella 64 punti
3° Indomita San Remo (IM) 32 punti
4° Lynx Academy Varese 22 punti
5° Ligorio Combat Academy Torino e Grappling Club Bologna 20 punti
6° Sestito Combat Academy Assisi (PG) 18 punti
7° Academy of fighting Mondovì (CN) e Free Combat Academy Bergamo 14 punti
8° Rendoki Dojo Livorno 10 punti
9° Warriors School Milano, Sankaku Judo Como e Accademia Kama Seregno (MI) 6 punti
CLASSIFICA GENERALE ASSOLUTA A SQUADRE
1° Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 314 punti
2° JKD Biella 142 punti
3° Sacchetto Combat Academy Torino e Indomita San Remo (IM) 74 punti
4° Athlon Savona 64 punti
5° Free Combat Academy Bergamo 58 punti
6° Ligorio Combat Academy Torino e Sestito Combat Academy Assisi (PG) 34 punti
7° Academy of fighting Mondovì (CN) 32 punti
8° Lynx Academy Varese e Warriors School Milano 22 punti
9° Grappling Club Bologna 20 punti
10° Sankaku Judo Como 14 punti
11° Rendoki Dojo Livorno 10 punti
12° KBK Vigevano (PV) 8 punti
13° Accademia Kama Seregno (MI), Pancrase Stylus Milano, e Team Santi Firenze 6 punti
CLASSIFICA GENERALE MIGLIOR ATLETA DEL TORNEO
(Si riportano solo i primi tre atleti classificati)

1° Terranova Luca Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 70 punti
2° Pelusi Fabio Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 50
3° Zottarelli JKD Biella 34
REGIONALI LOMBARDI DI LOTTA S.L.

di FABIO PELUSI

Agrate Brianza, 28 Aprile 2007

Si è manifestata la possibilità per il Comitato Regionale Lombardo settore lotta di poter far conoscere questo sport durante una manifestazione di arti marziali e di diverse discipline da combattimento. Ecco gli ingredienti.
La località. Acratium, vico innalzato sull’antico livello della Molgora. E’ Agrate Brianza: antico villaggio brianteo dove la vite e le vigne tenevano il primo posto, oggi in prima fila per essersi reso protagonista di un ammirevole evento. Moltissime memorie ci hanno lasciato di questa località i secoli di mezzo. Indubbio che iniziative e manifestazioni vanno ad arricchirne la storia e la tradizione.
Il giorno 28 aprile del 2007, data destinata ad essere una di queste.
I protagonisti. Enzo Lamacchia, Vicepresidente Regionale della Lombardia settore lotta, che ha voluto “stravolgere” la consuetudine di una gara ufficiale di lotta affinché essa lasciasse un segno marcato nell’ambito della manifestazione. Ovvero, la volontà è stata quella di offrire un contesto agonistico in uno scenario pressoché innovativo. Di creare, per un pubblico anche poco avvezzo alla lotta olimpica, una certa attenzione rispetto a questa disciplina. Il Sindaco di Agrate Brianza Adriano Poletti e l’Assessore allo sport Luigi Carlo Bucchi che, con grande curiosità, hanno accettato che nel programma della manifestazione, tenutasi presso l’accogliente Palazzetto Sportivo S. Caterina, si potesse svolgere il Campionato Regionale di Lotta Stile Libero esordienti-cadetti e junior-senior.
Il valore umanitario. Pace e cooperazione tra i popoli. Temi assai cari ad Agrate Brianza che hanno trovato espressione nell’organizzazione di un evento sportivo per contribuire a finanziare progetti di cooperazione con i paesi in via di sviluppo. Sono stati raccolti fondi a favore dell’Associazione amici nel mondo WORLD FRIENDS ONLUS (organizzazione internazionale di cooperazione allo sviluppo). Il Comitato Regionale Lombardo settore lotta ha fatto la sua parte versando una cifra per ogni suo atleta, allenatore e dirigente di Società. L’evento. A partire dalle 11.00, sulle due delle tre materassine sistemate nel parterre del Palazzetto, si sono alternate dimostrazioni di alcune delle discipline che hanno partecipato alla manifestazione: judo, extreme combat, dong wu xue shaolin, kung fu, karate, vovinam viet vo dao fighting art.
La gara di lotta. Apertura peso ore 12.00-12.30. Inizio gara ore 14.30. Gli incontri si sono svolti con un’alta carica agonistica, vistosamente apprezzata dal pubblico. Pubblico, che con grande soddisfazione da parte degli organizzatori, ha gradito questa disciplina, purtroppo poco conosciuta e inusuale in un contesto del genere. La gara è terminata alle 17.30.
Classifica per società:
1° Polisportiva Affori Milano
2° CAP Como
3° Lotta Club Mozzanica
Dopo la premiazione alcuni tecnici di lotta della Polisportiva Affori Milano hanno tenuto uno stage per dare la possibilità di conoscere e comprendere alcune tecniche. Vi hanno partecipato diversi gruppi delle altre discipline orientali. Il folto pubblico sugli spalti e il numero degli atleti che vi hanno partecipato hanno premiato il messaggio e i contenuti di questa disciplina olimpica che attraverso i tecnici veniva lanciato. La serata. La parte più spettacolare della manifestazione si è svolta a partire dalle ore 21.00. Atmosfera da grande evento teatrale: sullo spegnersi delle luci, nell’empireo buio del palazzetto, improvvisamente riflettori a occhio di bue si concentrano sulle tre materassine. Musica coinvolgente. Palazzina gremita all’inverosimile. Sugli spalti pieni, ombre di mani e applausi. Partecipazione da stadio calcistico. Ecco i protagonisti, gli atleti, che hanno mostrato, superandosi, la parte migliore della propria disciplina, animando con energia le tre materassine su cui si sono alternati judo, extreme combat, dong wu xue shaolin, kung fu, karate, vovinam viet vo dao fighting art e lotta olimpica. Al centro della serata inoltre si sono disputate le finali di lotta olimpica e di extreme combat. Qui, ogni atleta con caparbietà e coraggio ha lottato fino all’ultimo istante. Dunque buono lo spettacolo, confortanti le prospettive, ottima l’organizzazione. Nonostante questo, sappiamo che la visibilità di questi tipi di eventi spesso non assumono sempre i contorni sperati. Per il settore sportivo riguardante la lotta olimpica, nella sue due specialità di libera e greco-romana, diventano ancor più necessari investimenti di più energie e risorse. Sottolineo disciplina olimpica, quindi sport che condivide il cosiddetto Spirito Olimpico: impegno, coraggio, lealtà e miglioramento di sé. Il potenziamento dell’attività di promozione per questo tipo di disciplina olimpica, impropriamente detto sport “minore”, deve necessariamente collegarsi, per avere più visibilità, ai vari progetti che già esistono nelle varie realtà locali (questa manifestazione ne è stata una prova). Ed è in tale prospettiva che bisogna lavorare, affinché si inducano stabili mutamenti nella percezione sociale riguardo questa disciplina. Si è fatta la promessa di ripetere l’evento. In particolare, significative le parole di Enzo Lamacchia, il Responsabile Regionale della Lombardia del settore lotta: “Sarò molto attento a nuove manifestazioni di questo genere. Inoltre non finirò mai di ringraziare quegli atleti e collaboratori che sono rimasti per lo spettacolo della serata, poiché posso dire che sono stati fra i più apprezzati ed applauditi.” Un vivo ringraziamento al Commissario Regionale Ufficiali Gara Giovanni Garigliano, alla sua assistente al tavolo della giuria la sig.na Fulvia Bondioli, agli arbitri Giuseppe Gammarota e Marchi (arrivato da Bologna), al Commissario Tecnico Regionale Vincenzo Grassi che con il Presidente del Comitato Giacomo Rossini hanno intrattenuto con il Sindaco e l’Assessore allo sport pubbliche relazioni riguardo a eventuali future collaborazioni.

2° TROFEO BORGO D’AFFORI

di FABIO PELUSI

Palaiseo –via Iseo, 6 -Milano- 22 Ottobre 2006.

Nella Milano capitale della moda e della finanza, il 22 ottobre 2006, alle periferie di questa grande città, il quartiere di Affori si è reso altrettanto capitale di una disciplina sportiva, la lotta olimpica. Per la seconda volta, infatti, presso il Centro Sportivo “Palaiseo” di via Iseo 6, la Polisportiva Affori Milano in occasione del suo 30° anniversario di attività ha organizzato la gara internazionale 2° Trofeo Borgo d’Affori di lotta olimpica stile libero. Ricordando il celebre ritornello «L'è lù l'è lù, sì sì l'è propi lù: l'è il tamburo principal della banda d'Affori, che comanda cinquecentocinquanta pifferi», di una storica banda musicale di Affori, oggi possiamo dire che la Polisportiva Affori Milano dopo trent’anni di attività l’è propri quel tamburo. Quel tamburo che ormai è punto di riferimento per quelli che conoscono la lotta olimpica e guida per quelli che incominciano a conoscerla. Disciplina che sarebbe costretta se non destinata a scomparire nella regione lombarda, se non grazie alla dedizione di coloro che, come nella Polisportiva Affori Milano, credono in questo sport. La buona riuscita di un evento sportivo dipende dalla leadership condivisa che sposta l’enfasi sul gruppo, cioè, in termini più semplici, la collaborazione e la condivisione delle responsabilità; in questo senso grazie non solo alla collaborazione degli organizzatori e dei tecnici, ma anche dal rilevante apporto degli atleti la manifestazione ha potuto svolgersi a regime efficientemente. Dunque nella giornata di domenica 22 ottobre, mentre l’autunno diffondeva il suo lieve alito acre e nebbioso e tingeva il paesaggio del suo colore castano caratteristico, il Palaiseo invece si è tinto di rosso e di blu, il colore della materassina e dei costumini degli atleti che si sono confrontati nella lotta libera. La Polisportiva Affori Milano (PAM) nell’anno del suo trentesimo anniversario ha centrato il risultato; prima classificata davanti alle quindici società sportive invitate alla manifestazione.

Classifica società:
1° Polisportiva Affori Milano 67 punti
2° Rappresentativa Ligure 62 punti
3° Vigili del Fuoco Pisa 56 punti
4° Lotta Club Mozzanica (BG) 49 punti
5° Lotta Club Falchera (TO) 47 punti
6° C.U.S. Torino 35 punti
7° Vigili del Fuoco Roma 28 punti
8° Lotta Club Nizza 26 punti
9° Scuola Lotta Torino 24 punti
10° Popeye Club Livorno 22 punti
11° Chiavari Ring 13 punti
12° S.E.F. Mediolanum (MI) 9 punti
13° Vigili del Fuoco Trieste 8 punti
14° Judo Club Pordenone 7 punti
15° Sport Forma Torino 6 punti
16° Palestra Gozzi C.Balsamo 4 punti


I due grandi veterani della lotta olimpica, il Maestro Vittorio Pesci e il Presidente della società Maestro Enzo Lamacchia, hanno voluto strafare per l’occasione invitando le società sportive più titolate del nord e del centro Italia. Nella competizione si sono cimentati 98 atleti. Tra questi molti campioni italiani e molti campioni provenienti dall’est Europa: dalla Moldavia, dalla Romania, dall’Albania, dalla Russia, dalla Polonia. Inoltre si sono distinti atleti egiziani e tunisini ed una rappresentanza francese del club sportivo di Nizza. Il regolamento del torneo ha permesso alle società della Liguria di accorparsi in un’unica formazione. Proprio con la formazione ligure nella categoria di peso 96+ gli atleti della Polisportiva Affori Milano, i due colossi Simone Dragonetti e Fausto Gobbi sono andati a medaglia. Tra i cadetti nella categoria più pesante molto importante è stato il 1° posto dell’atleta Marco De Tommaso e il 2° posto di Filippo Ferro nei cinquanta chilogrammi. Altri buoni risultati sono stati ottenuti con il 2° posto di Ivan Giannatasio e il 3° posto di Artur Alcan. Inoltre hanno guadagnato con dignità altri piazzamenti gli atleti Luciano Di Ceglie, Pino Diviggiano, Giacomo Giglio, Jacek Lange, Fabio Pelusi, Pali Mirasi, Luca Terranova, Luigi Secchione e Ben Kaììs. Bilancio assolutamente positivo: gara di grande livello tecnico. Soddisfazione da parte di tutti per aver contribuito, ognuno con la propria partecipazione all’organizzazione ed al supporto logistico durante la gara. Una menzione ai dirigenti Sociali Carlo Biffi, Franco Longhi, Antonio Di Ceglie, Luca Caruso, Giuseppe Tommasini, Fabio Tumazzo e Mario Dragonetti. Il prossimo anno sicuramente verrà proposto il 3° Trofeo Borgo d’Affori per confrontarsi nuovamente e per dare sempre più notorietà a uno sport come la lotta olimpica. Disciplina che merita una giusta ricompensa, maggiore visibilità, che aiuta alla socializzazione e che trasmette valori importanti come rispetto e lealtà.

LOTTA SENEGALESE ALLA FABBRICA DEL VAPORE

di FABIO PELUSI

Fabbrica del Vapore –via Procaccini, 4-Milano-16 Luglio 2006.

In una sera d’estate, nella città meneghina tra il Monumentale e la stazione di Porta Garibaldi, in un luogo che ormai è diventato la vetrina della cultura, delle usanze e delle tradizioni Africane, torna alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini la lotta senegalese. In questa occasione però l’evento ha visto per la prima volta la collaborazione tra la lotta senegalese e la lotta olimpica. Con un’unione tra stili di lotta diversi che richiamano con orgoglio le proprie radici, si è organizzato una sorta di confronto tra lottatori praticanti la lotta senegalese che si sono alternati con lottatori praticanti la lotta olimpica. Considerando la neo esperienza di un avvenimento di questo genere il tutto è stato gestito in modo efficiente. Con l’obiettivo di mantenere viva la tradizione della lotta senegalese e di promuovere la lotta olimpica a Milano e in Lombardia, si sono volute presentare insieme queste due discipline sportive. Anche se di regolamento differente, il loro connubio ha dato un buon risultato da un punto di vista organizzativo, con unanime soddisfazione da parte di organizzatori, tecnici e atleti. Inoltre l’idea di presentare assieme la lotta senegalese e la lotta olimpica trova la sua motivazione dal riconoscimento da parte della FILA del Beach Wrestling. Infatti esistono alcune attinenze tra la lotta senegalese e il Beach Wrestling: dall’approccio alla lotta, alla qualità dei movimenti e di alcune tecniche, dalle particolari doti di destrezza e di sinergia muscolare, alla prontezza di riflessi e all’abilità nell’utilizzare la proprie forze e, infine, dal tipo di terreno su cui si svolgono gli incontri (sabbia). Lo spettacolo si è aperto con le atmosfere senegalesi: tamburi battenti hanno interrottamente accompagnato i lottatori sia nel combattimento che nei riti di preparazione alla lotta. Fatta di danze guerriere e musiche evocative la lotta senegalese appare così lontana dalla lotta olimpica. Ma le due particolari lotte hanno mostrato però il loro carattere comune sul piano del confronto agonistico, confermando così come qualsiasi tipo di lotta può solo trovare il suo carattere unificatore nel combattimento; solo qui i lottatori si trovano ad armi pari e possono mostrare le proprie abilità. Si sono organizzati incontri fra i rappresentanti di alcune squadre di lotta senegalese e incontri fra lottatori della lotta senegalese con lottatori della lotta olimpica (atleti della polisportiva Affori Milano). (NOTA: gli atleti della polisportiva Affori Milano hanno lottato con i lottatori della lotta senegalese utilizzando le regole della lotta senegalese). Tutti i lottatori hanno in ogni caso rappresentato degnamente la loro disciplina, pur nell'evidente atmosfera giocosa che hanno tenuto a creare. La volontà di partecipare a un evento di questo genere per la lotta olimpica è avvenuto prima di tutto grazie al Vicepresidente del Comitato Regionale Lombardo della Fijlkam settore lotta e Presidente della società polisportiva Affori Milano, Enzo Lamacchia, insieme al responsabile dell'evento, il senegalese Modou Gueye. Accompagnati dall’allenatore Vittorio Pesci, dai dirigenti Carlo Biffi e Franco Longhi e dal Presidente della società Enzo Lamacchia, ecco i nomi degli atleti della polisportiva Affori Milano che si sono confrontati e che hanno contribuito a dare spettacolo: Alcani Artur Caruso Luca Cioni Gabriele De Tommaso Marco Di Ceglie Antonio Di Ceglie Luciano Diviggiano Giuseppe Dragonetti Simone Ferro Filippo Giannattasio Ivan Giglio Giacomo Jacek Lange Pali Mirash Pelusi Fabio Shtjefni Altin Tommasone Marco Tumazzo Fabio

In riferimento alle discipline di lotta di cui si è parlato, se ne dà ora una breve descrizione.
La Lotta senegalese è una lotta tradizionale africana; la si può definire un insieme di rito, sport e spettacolo. Questo tipo di lotta rappresenta la disciplina sportiva più seguita a livello nazionale ed è una delle espressioni più antiche e cariche di significato della cultura senegalese. Consiste in un confronto tra due lottatori che indossano soltanto un panno avvolto intorno all’inguine, che combattono corpo a corpo, sempre a mani nude e sulla sabbia. La durata del combattimento non ha nessun tempo limite. Vince chi mette per primo a terra l'avversario. Quest'ultimo è considerato atterrato se tocca il suolo con la schiena, con l'addome, con due ginocchia e due mani assieme. Talismani e amuleti fanno parte dello spettacolo, ma sono ammessi a patto di non essere pericolosi per l'avversario. I lottatori fanno il loro ingresso sul campo di sabbia in cui avvengono gli incontri, accompagnati da un seguito di artisti molto numeroso che suonano i tamburi. Prima di affrontarsi i lottatori si cimentano in riti propiziatori suggestivi come l’aspersione del corpo col latte e varie danze.
La lotta è una pratica sportiva, probabilmente una delle più antiche dell’umanità, che ha sempre affascinato l’uomo: presi due bambini a giocare spingendosi e tirandosi, involontariamente prima o poi finiscono nel gioco della lotta. La lotta come sport agonistico viene praticata nei due stili olimpici dello stile libero e della greco-romana. Lo Stile Greco-Romana e lo Stile Libero si differenziano principalmente come segue:
Nella Lotta Greco-Romana, è formalmente proibito afferrare l'avversario al di sotto delle anche, fare lo sgambetto e utilizzare attivamente le gambe nell'esecuzione di qualsiasi azione.
Nella Lotta Stile Libero, invece, è permesso afferrare le gambe dell'avversario, effettuare gli sgambetti e utilizzare attivamente le gambe nell'esecuzione di qualsiasi azione.
I lottatori gareggiano su una materassina e indossano un particolare costumino. La durata di un combattimento è di tre periodi da due minuti. Nella lotta olimpica si vince per schienamento (due spalle contro il tappeto) dell’avversario, per superiorità tecnica o per punteggio. A differenza della lotta senegalese e del Beach Wrestling nella lotta olimpica la lotta può continuare a terra.
Il Beach Wrestling si svolge unicamente in piedi, su della sabbia e dentro ad un cerchio. La durata di un combattimento è di tre minuti. I lottatori indossano un costume da bagno. La vittoria può essere ottenuta nei seguenti modi:
• Un lottatore tocca le due spalle al suolo.
• Per una presa di portata a terra quando un lottatore è riuscito a fare toccare durante l’incontro due volte una parte del corpo del suo avversario al suolo. Nell’azione l’attaccante può mettere uno o due ginocchia a terra.
• Per uscita dell’area di competizione se un lottatore riesce a far uscire due volte il piede del suo avversario dell’area di competizione.
• Per l’addizione di un portata a terra ed un’uscita dell’area di competizione.
• Per decisione arbitrale se alla fine dei 3 minuti nessuna azione è stata eseguita in funzione dell’attività manifesta di un lottatore o lottatrice.

PRESENTAZIONE DELLO STAGE DI PYGME

di LUCA CORRADINI

Salve, sono Luca Corradini, uno dei primi ricercatori e sperimentatori dell´istituto "Ars Dimicandi". In modo specifico, nelle sessioni di studio riguardanti l´ortomachia il nostro compito era di "sperimentare" applicando il materiale archeologico, per poi portarlo al collaudo nelle varie palestre. Essendo anche tecnico della federazione pugilistica italiana nonchè istruttore di kick boxing mi sono trovato ad allenare agonisti di varie discipline, tra cui pugili agonisti dilettanti e professionisti; nella dinamica dell´addestramento tecnico, mi era sempre più palese l´enorme divario evolutivo tra il pugilato praticato per secoli dai nostri predecessori e l´elementare pugilato moderno, che comunque presta le proprie basi a gran parte degli sport da combattimento attuali. Così ho cominciato un lavoro di introduzione di principi tecnicamente evoluti in una dimensione ridotta quale la tecnica pugilistica . Il compito è stato abbastanza arduo, ed è tuttora in atto! L´inserimento di questi principi contrasta con le regole dettate dalla "moderna" tecnica, come ad esempio quelle che riguardano le varie distanze, passando dalla lunga con i legamenti, alla media e alla corta con l´ uso fondamentale della testa, all´interazione fra legamenti e cavazioni e chiusure, ai colpi traversi ed incrociati, alle parti interdette che non si possono colpire, (parte posteriore del corpo, sotto la cintura), colpi con il taglio della mano etc. Nonostante la mancanza assoluta di divieti della tecnica originale, l´adattamento alle regole attuali è stato possibile anche se difficoltoso! Così ai fini pratici un ottimo risultato è stato ottenuto: l´efficacia della tecnica e di conseguenza del combattimento ha tratto dal passato un contributo fondamentale, che per chi avrà la possibilità di partecipare a questo stage sarà inequivocabile! Si tratterà sicuramente di un appuntamento interessante ed utile per tutti, dai pugili a chi pratica gli sport da combattimento, compreso chi si allena in discipline lottatorie che potrà trovare un inserimento naturale tra la fase dei colpi violenti, e quella del corpo a corpo! Tutti potranno applicare nella propria disciplina i principi che verranno llustrati in questa sessione! Tengo a ricordare che originariamente queste pratiche che all´apparenza sono estremamente violente non erano marziali - cioè dedicate all´addestramento militare - ma religiose, e celano dietro la loro pratica un lavoro iniziatico, mistico.

QUALCHE RISPOSTA SULLE ANTICHE OLIMPIADI

testo di DAVIDE FERRO
foto di Angelo Bravi (II Giochi Isolimpici)

I giochi Olimpici si tennero ogni quattro anni dal 776 a.C. fino al 394 d.C., il più antico evento ricorrente dell’antichità. Quale fu il segreto della loro longevità?
Essere una parte del fulcro concettuale del mondo greco. Gli sport erano solo una parte della grande manifestazione. Si trattava in primis di un evento religioso, e si teneva in uno dei luoghi più sacri del mondo antico, circonfuso di un’aura incredibile di tradizione e santità. Oggi le Olimpiadi sono un colossale evento laico, hanno perso la componente religiosa che invece permeava le antiche Olimpiadi, dove i sacrifici ed i rituali si svolgevano per tempi equivalenti a quelli dedicati agli sport. E vi erano inoltre tanti altri eventi che facevano da contorno alle feste, rendendole grandiose e uniche: gli incontri artistici, i nuovi scrittori, pittori e scultori. Vi erano poi mangiatori di fuoco, chiromanti, prostitute. Questa era la parte assolutamente pagana del divertimento.
Oggi le Olimpiadi sono celebrate per i loro nobili ideali di competizione, amicizia e cultura. Troviamo gli stessi ideali anche nei giochi antichi?
Il più antico ideale era la sospensione della guerra nel corso dei giochi, una sorta di sacro armistizio che permetteva ai viaggiatori di recarsi ad assistere ai giochi in tutta tranquillità. Ma gli antichi Greci non erano idealisti da tentare di fermare tutte le guerre. Non volevano che niente interferisse con le operazioni dei giochi. Ma se esisteva una guerra in Sicilia, l’armistizio non l’avrebbe certo fermata. Vi erano poi casi in cui l’armistizio veniva a cadere. Nel 364 a.C. gli originari organizzatori persero il controllo dei giochi, perché erano rimasti coinvolti in questioni politiche. Per ottenere vendetta, attaccarono i nuovi organizzatori dei giochi nel mezzo di un incontro di lotta. Si tenne una vera e propria battaglia all’interno del santuario, con gli arcieri appostati sui templi. I tifosi si lasciarono subito coinvolgere. Smisero di guardare l’incontro di lotta e guardarono invece la battaglia, applaudendo come si trattasse di un altro incontro sportivo.
Quali sono le origini dei giochi?
Si sono perse nella notte dei tempi. Gli antichi Greci avevano molte ragioni mitologiche per cui tenere i giochi. I giochi erano dedicati al padre degli dei, Zeus. Vi erano giochi atletici attraverso tutta le Grecia, ma per via della santità di Zeus, gli abitanti di Olimpia divennero presto preferiti.
In che modo gli atleti si preparavano per i Giochi?
Dovevano presentarsi presso la (vicina) città di Elis un mese prima dei giochi. Fu il primo villaggio olimpico. Qui, dovevano sottoporsi ad un regime di allenamento sfiancante, programmato per verificare chi potesse raggiungere gli standard olimpici e chi invece non fosse idoneo. Mentre non vi era vergogna nel non essere ammessi ai giochi, gli atleti che si ritiravano nel corso dei giochi veri e propri subivano un’autentica umiliazione. Vi è la storia di un forte lottatore che si era presentato per l’allenamento. Non appena si tolse gli indumenti, tutti gli altri atleti lasciarono i giochi perché sapevano di non poterlo battere.
Gli atleti seguivano una dieta speciale?
La dieta tradizionale era piuttosto semplice: olive, pane, formaggio feta, ed un ragionevole ammontare di carne. I lottatori avevano una dieta particolare. I medici usavano dire agli atleti che non dovevano mangiare la carne di maiali che erano stati nutriti con certe bacche. Vi erano poi molte pozioni che avrebbero dovuto migliorare le prestazioni di gara. La carne di lucertola, mangiata in un certo modo, per esempio, diventava magica. Inoltre durante i lunghi allenamenti ci si cibava di dattere e fichi secchi per continuare a sostenere lo sforzo.
Perché gli atleti gareggiavano nudi?
Secondo una storia, la tradizione ebbe origine quando un corridore perse il drappo che gli cingeva la vita, ed inciampò su esso. Da allora, tutti si tolsero il drappo. Ma gli antichi storici fanno riferimento ad antichi riti di iniziazione – giovani uomini che vagavano nudi come una sorta di entrata nell’età adulta. Sappiamo quanto fondamentale la nudità fosse per la cultura Greca. Si parla spesso dell’esibizionismo e della vanità dei Greci. Solo i barbari avevano timore di mostrare i loro corpi. Gli atleti nudi avrebbero sfilato avanti e indietro per lo stadio. I poeti avrebbero scritto odi meravigliose per i corpi scultorei dei giovani atleti, dalla pelle del colore dell’argilla cotta. Ma altre culture come i persiani e gli egiziani, guardavano con diffidenza queste usanze, e le consideravano piuttosto strane. Naturalmente le donne non gareggiavano alle Olimpiadi. Questo è corretto. Le donne sposate non erano neppure ammesse sugli spalti, mentre potevano accedervi le donne giovani e le vergini. I padri vi portavano le loro figlie sperando che potessero sposare uno dei campioni. La prostituzione era un fenomeno dilagante. Le donne erano portate a questi scopi da tutto il Mediterraneo. E’ stato detto che una prostituta riusciva a guadagnare nei cinque giorni dei giochi Olimpici quanto avrebbe potuto fare nel resto dell’anno.
Ma esisteva uno speciale evento sportivo per le donne?
Si, era una sorta di seconda fase della festa. I giochi femminili si tenevano ad Olimpia ed erano dedicati alla moglie di Zeus, Era. Le giovani donne correvano con tuniche corte con il loro seno destro scoperto, come omaggio alle donne guerriere amazzoni, una razza di super-guerriere donne che si riteneva usassero cauterizzare il seno destro affinché non fosse di impedimento al lancio del giavellotto. A Sparta poi vi erano lotte tra le donne. Vi è una storia interessante di un senatore romano che affrontò il lungo viaggio per vedere queste donne spartane, che si diceva fossero incredibilmente belle e muscolose. Era così emozionato che saltò sul ring. Non sappiamo se poi vinse o meno, ma possiamo credere si fosse divertito molto.
Quanto erano popolari gli atleti maschi?
Si trovavano nella posizione più prossima a semi-dei nel mondo mortale. Acquisivano incredibile prestigio e ricchezza da una vittoria Olimpica. Non avrebbero più dovuto lavorare in vita loro. Ufficialmente, il vincitore aveva in premio un serto d’olivo. Ma la città di origine li ricopriva di denaro, onori come le prime file nei teatri, rendite vitalizie, vasi di olio di oliva, e forse persino il sacerdozio. Il suo nome sarebbe stato tramandato di generazione in generazione. Sarebbe diventato parte della storia.
Ma lo sport cosa rappresentava per gli spettatori?
Essere uno spettatore dei giochi olimpici erano un’esperienza incredibilmente scomoda. Innanzitutto, per chi partiva da Atene, vi era una camminata di 340 km per raggiungere il sito. Olimpia si trovava nel mezzo del nulla. Era un posto bellissimo, idilliaco. Ma era sostanzialmente costituita dai tre templi e da una pista da corsa, con un solo albergo riservato ai ricchi. Gli organizzatori avevano un compito piuttosto semplice nei tempi antichi. Dovevano solo portare via qualche pecora o mucca che pascolavano attorno alla pista. Nel pieno dell’estate, il caldo era soffocante. I due fiumi che convergevano ad Olimpia erano prosciugati. Nessuno poteva lavarsi. Non vi era acqua da bere, e le persone subivano continui collassi da colpo di calore. Non vi era igiene, l’odore doveva essere piuttosto acre. Una volta che si raggiungeva lo stadio, non vi erano sedili o spalti, solo cespugli ed erba. La parola Stadio proviene dal greco stadion, che significa “un luogo ove stare in piedi”. Ma vi era un’incredibile atmosfera ed uno stupefacente senso di tradizione. Le persone si piazzavano sulla stessa collina in cui, secondo la leggenda, Zeus lottò contro suo padre.
E quanti erano gli spettatori?
Vi era una stima di 40,000 spettatori, e probabilmente molte più persone, considerati venditori, scrittori, artisti, prostitute ed i loro seguiti.
Cosa ci può dire di alcuni dei nomi famosi del tempo?
Platone era un grande appassionato della lotta. Si presentava ai giochi in incognito e pernottava nelle baracche. Sofocle era invece tifoso della palla a mano.Aristotele un amante del pancrazio Quasi tutti gli intellettuali greci erano appassionati di sport, ed i giochi [erano] anche un grande evento letterario. Erodoto presentò la sua famosa storia alle Olimpiadi. Ma comunque questi sono solo alcuni pochi esempi per verità tutti i personaggi famosi dell'antichità hanno avuto a che fare con il mondo agonale, da Ulisse a Nerone, da Alessandro Magno a S.Ambrogio lo sport fu per il bene o per il male un loro interesse.
I giochi potevano essere considerati un affare economico?
I coltivatori locali ed i produttori certamente guadagnavano molti soldi, al contrario degli organizzatori. Non vi era un costo per l’accesso ai giochi. Erano aristocratici che non si recavano lì per i soldi ma per il prestigio di organizzare il più importante evento dell’antica Grecia. Doveva esservi una tremenda confusione. Si, avremmo trovato i primi bar dello sport nell’antica Grecia. Normalmente i Greci si ubriacavano terribilmente. Era come si trattasse di cinque giorni di follia. La gente dormiva pochissimo. Gli studenti organizzavano incontri che si tramutavano in orge vere e proprie. Ciò nonostante,i Giochi avevano un profondo significato spirituale Il santuario di Zeus era il luogo più sacro del mondo antico. Le divinità prestavano grande attenzione ai risultati sportivi come mortali. Gli atleti offrivano sacrifici continui alle divinità, e si dice che le divinità stesse avessero addirittura gareggiato ad Olimpia nei primi tempi. Non esistevano elementi che noi oggi associamo alle Olimpiadi, come la torcia olimpica. La torcia fu inserita per i giochi nazisti del 1936. Hitler era affascinato dall’antico mondo greco e di tutte le teorie che gli spartani fossero una super-razza ariana. Carl Diem, un suo fidato collaboratore, propose l’idea di portare la torcia da Olimpia a Berlino. Ma la torcia e la cerimonia di apertura trascende queste sordide origini, ed è diventata una bellissima tradizione.
E la fiamma olimpica?
Ogni santuario aveva il suo fuoco perpetuo. Il fuoco era un simbolo molto importante per la cultura greca.
Come ci possiamo immaginare la cerimonia d’apertura?
Spettacolare come oggi: gli atleti entravano nel tempio, dove rendevano omaggio ad una terrificante statua di Giove. Dovevano giurare davanti ad un catino di sangue sacrificale che avrebbero obbedito alle regole dei giochi e che non avrebbero usato mezzi scorretti per ottenere la vittoria. I giudici si accertavano che gli atleti non facessero uso di pozioni per migliorare le prestazioni. Ma perfino più popolari erano le maledizioni mandate agli avversari. Vi sono storie di atleti colpiti da alcuni di questi sortilegi che non furono capaci di staccarsi dai blocchi di partenza. Quindi vi era la corruzione, che fece la sua comparsa ai giochi attorno al IV secolo a.C., quando il pugile Eupolos fu accusato di avere falsato l’esito di un incontro. Da allora accadde ancora e ancora. L’Imperatore Nerone si recò ai giochi e vinse la gara dei carri, malgrado fosse caduto dal suo durante la corsa. Ma ciononostante le Olimpiadi erano considerati i giochi atletici più puliti.
Ma parliamo dello sport moderno. La gara dei carri era forse una delle più eclatanti anticipazioni. Può dirci di più?
Era l’evento più aristocratico. Era anche molto violento, come l’Indianapolis 500 dell’antichità. Se avete visto la versione di Ben Hur con Charlton Heston, avrete già una buona idea di quel che accadeva nel corso di questi eventi. Era molto pericoloso, con scontri tra carri, e carri che uscivano dalla pista addosso agli spettatori. Dovevano compiere 12 giri attorno allo stadio. Gli angoli stretti erano la parte più pericolosa. Vi erano solitamente 40 carri per ogni corsa. In un caso, partirono in 21, ed uno solo all’arrivo. Ciò vi da l’idea di quanto potesse essere pericoloso.
La corsa era l’evento più antico, ma cosa possiamo dire sulla maratona?
I giochi antichi non avevano la maratona in realtà. La dolichos di cinque chilometri era il più lungo evento di corsa nei giochi antichi. La maratona è un’invenzione vittoriana, basata su una storia della Battaglia di Maratona. Un corriere, Filippide, dopo aver combattuto, fu inviato dal campo di battaglia per portare la notizia della vittoria greca ad Atene. Una volta giunto, crollò a terra morto anche perchè non era uno sportivo. Comunque anche la corsa di 5 chilometri deve essere stata piuttosto dura. Gli atleti di certo non avevano le scarpette disegnate su misura dalla Nike o dalla Rebook a quel tempo. Ai giochi ponevano uno strato di sabbia sul percorso per renderlo più soffice, ma era sempre molto dura. Gli antichi Greci avevano solo piedi più resistenti. Quando sei abituato a correre per tutta la vita senza le scarpe, si diventa come hobbit, probabilmente. Una cosa insolita è che non vi era la pista da corsa ovale. Tutti correvano avanti e indietro su questo stretto percorso che sembrava piuttosto una pista d’atterraggio. Dovevano girare all’estremità.

PANKRATION E NON SOLO

di LUCA CORRADINI

Ho conosciuto Angelo Bravi e Fabio Tumazzo nell' Istituto Ars Dimicandi, fondato da Dario Battaglia e composto da ricercatori uniti da un interesse comune: la ricostruzione delle arti da combattimento occidentale.
La ricerca è iniziata con la collaborazione di professori in lettere antiche il cui compito era apportare materiale archeologico e traduzioni di testi antichi, e di esperti delle più svariate discipline da combattimento, alcuni lottatori, alcuni pugili o similari. Questa ricerca ci ha condotto in un mondo che ci ha lasciato all’inizio titubanti, nel verificare principi fino a quel momento sconosciuti e che da profani ci sembravano di difficile applicazione. Eravamo inoltre convinti che chi ci aveva preceduto utilizzasse delle tecniche rudimentali rispetto alle più sofisticate tecniche da combattimento moderno. L’approfondimento ci ha dato conferma dell’esatto contrario, creando in noi grande entusiasmo e spinta nella ricerca.
I materiali di studio - raffigurazioni di sculture, bassorilievi, dipinti,mosaici- non avevano una successione dinamica: mancavano diversi pezzi del puzzle che potessero dare senso ad una azione completa. Così sono state create delle sessioni di studio pratiche,separate tra loro,come avveniva nell’antichità,dove si approfondiva ogni singola pars 1pugilato, 2 lotta eretta 3, lotta a terra 4 l’unione del tutto. Si lottava o pugilava a tema, per cercare gli anelli mancanti ed inserendo dove mancavano delle tecniche moderne, che però si rivelavano non incastrate al sistema e pericolose. Dove soprattutto per il pugilato i ricercatoti hanno subito piu’ danni fisici(io stesso mi sono rotto 2 volte le mani). Le sessioni erano aperte a tutti gli ospiti che volevano partecipare, a qualsiasi disciplina appartenessero!
Dalla traduzione di testi di greco antico abbiamo scoperto aspetti filosofici che paragonavano l'atletica pesante ad una tecnologia in cui venivano praticamente adottati principi quali:
- conosci te stesso
- l’avversario è solo un riferimento per metterti di fronte ai tuoi limiti
- non cercare di controllare l’altro quando non sei in grado di gestire te stesso
- gestisci l’istinto di conservazione, la centralità, la cinestesi
- studia la fisiognomica degli allievi e degli avversari
- adattati alle situazioni di avversità
- controlla le fonti di espressione del movimento
Di tutto questo vedremo poi degli esempi pratici. Sia chiaro che non stiamo parlando di arti marziali nel senso stretto del termine!
Chi di voi conosce il significato letterale di arti marziali?
Il combattimento era una pratica religiosa non marziale! L’esercito praticava le arti marziali!
Quando l’Occidente del mondo conosciuto (in quanto l’America non era ancora stata scoperta) era circoscritto al bacino del Mediterraneo, l’Oriente era abitato da popoli radicati nella propria cultura e senza possibilità di confronto con altri popoli evoluti (basta vedere l’evoluzione in termini di armi del samurai e del gladiatore). L’Occidente aveva già raggiunto l’apice dell’evoluzione nell’arte, nella filosofia, nella matematica, nell’architettura, nell’astronomia e nella fisica; ancora oggi nelle università si insegna quello che allora è stato considerato e scoperto. L’antropologia insegna che l’uomo è nato combattendo ed il combattimento era totale, integrale. Le nostre ricerche hanno evidenziato, in base a reperti archeologici o descrizioni iconografiche, che popoli lontani migliaia di km di distanza tra loro, dopo secoli di combattimento integrale arrivavano alle medesime tecniche,vedi il pugilato babilonese, quello egizio ,minoico,greco ,etrusco ,identici ! Solo quello romano si diversificava,per via dei cesti ..! I limiti imposti dalle regole diversificano lo stile e la tecnica ! Questo è avvallato dal fatto che tutti gli uomini sono fatti biomeccanicamente nello stesso modo! Cosi come il gatto combatte da gatto, il cane combatte da cane e cosi’ è per l’uomo. Solo in tempi successivi, quando l’uomo ha cominciato a finalizzare il combattimento alle competizioni organizzate, è stata introdotta una scissione nel combattimento totale:
- il pugilato
- la lotta in piedi
- la lotta a terra
Si sono così originate tre tipologie di combattimento che pur essendo separate portavano ad essere una cosa sola! Lo sviluppo delle singole tecniche e lo studio delle tecniche intermedie (pugilato/lotta in piedi – lotta in piedi/lotta a terra – pugilato/lotta a terra) ricomposte hanno dato ulteriore raffinatezza, alla tecnica più evoluta chiamata Pancrazio, dove il pugile poteva decidere se colpire o lottare così come poteva fare il lottatore, senza dover cambiare minimamente la propria impostazione.
Lo studio della tecnica del Pancrazio è come lo svolgimento di un equazione (se parliamo dell’unione del tutto): se salta un passaggio salta la soluzione.
Se valida è l’impostazione, valida sarà la soluzione, valida sarà la conclusione.

Reportage: FINALE DEI CAMPIONATI ITALIANI OPEN DI FREE FIGHT LIGHT

di GUIDO COLOMBO (tratto da FOD)

Palazzetto Dante-Falk, via Falk 110 -Sesto San Giovanni- 22 Ottobre 2006.

Sesto San Giovanni (MI) - Unanime soddisfazione da parte di organizzatori, tecnici e atleti al termine della seconda e ultima tappa del campionato italiano di free fight light. A meno di un mese dalla prima tappa di Legnano gli iscritti sono sensibilmente aumentati, permettendo l’allestimento di 5 categorie che spaziavano dai -65 ai + 80 Kg. I vincitori di tappa hanno ricevuto un trofeo per la loro performance, mentre ai trionfatori della graduatoria assoluta (ottenuta sommando i risultati conseguiti nelel due tappe) sono andati, oltre al diploma di campione d’Italia, anche un paio di guanti da free fight modello “Pride” (omologati per il valetudo pro) gentilmente offerti dalla Leone Sport di Milano, che con questa iniziativa si è confermata particolarmente sensibile alla promozione delle giovani leve. Una quindicina i team presenti, provenienti da diverse regioni italiane, otto dei quali hanno saputo piazzare almeno un atleta in semifinale. Più che soddisfacente anche il livello tecnico dei partecipanti, con alcuni match che hanno letteralmente saputo infiammare il pubblico presente sugli spalti del PalaDante di sesto San Giovanni. “Stiamo anche valutando qualche possibile modifica al regolamento - hanno commentato gli organizzatori al termine - per rendere ancora più spettacolari e formativi per gli atleti i prossimi appuntamenti. Il prossimo autunno ricominceremo con il circuito di gare per l’assegnazione del titolo 2007. Speriamo che nel frattempo si facciano avanti altri promoter interessati all’iniziativa così da poter tenere un maggior numero di tappe, anche fuori dalla Lombardia”.
Classifica della II° tappa
Categoria -65 Kg
Davide De Napoli JKD Biella punti 10
Luca Zottarelli JKD Biella punti 8
Fabio Pelusi Polisportiva Affori - Team Zeus Milano e Schledleiter Haidong Gumdo Milano punti 6
Categoria -70 Kg
Marco Falchi Polisportiva Affori - Team Zeus Milano punti 10
Michele Villani JKD Biella punti 8
Categoria -75 Kg
1. Matteo Grazioli Free Combat Bergamo punti 10
2. Luca Terranova Polisportiva Affori - Team Zeus Milano punti 8
3. Matteo Mingardo JKD Biella punti 6
Categoria - 80 Kg
1. Francesco Ligato Warriors School Milano punti 10
2. Forlani Daniele Free Combat Bergamo punti 8
3. Di Donato Bulldog Clan Bologna e Sommariva Sacha Polisportiva Affori - Team Zeus Milano punti 6
Categoria + 80 Kg
Caverzaghi Fabio Free Combat Bergamo punti 10
Calvi BSA Milano punti 8
Curci Giuliano Polisportiva Affori - Team Zeus e Ghezzi Warriors School Milano punti 6

Classifica a squadre della II° tappa (sono indicati tutti i team andati a punti ovvero con almeno un atleta in semifinale)
1. Polisportiva Affori - Team Zeus Milano 36 punti
2. JKD Biella 32 punti
3. Free Combat Academy Bergamo 28 punti
4. Warriors School Milano 16 punti
5. BSA Milano 8 punti
6. Bulldog Clan Bologna e Haidong Gumdo Milano 6 punti
Graduatorie finali
Categoria -65 Kg
Davide De Napoli JKD Biella punti 10
Luca Zottarelli JKD Biella punti 8
Fabio Pelusi Polisportiva Affori - Team Zeus Milano e Schledleiter Haidong Gumdo Milano punti 6
Categoria -70 Kg
Marco Falchi Polisportiva Affori - Team Zeus Milano punti 10
Michele Villani JKD Biella punti 8
Categoria -75 Kg
Luca Terranova Polisportiva Affori - Team Zeus Milano punti 18
Matteo Grazioli Free Combat Bergamo punti 16
Matteo Mingardo JKD Biella punti 14
Categoria - 80 Kg
1. Francesco Ligato Warriors School Milano 10 punti
2. Forlani Daniele Free Combat Bergamo 8 punti
3. Di Donato Bulldog Clan Bologna e Sommariva Sacha Polisportiva Affori - Team Zeus Milano 6 punti
Categoria + 80 Kg
Caverzaghi Fabio e Mapelli Ivan Free Combat Bergamo punti 10
Simone Basso Free Combat Bergamo e Calvi BSA Milano 8 punti
Curci Giuliano Polisportiva Affori - Team Zeus e Ghezzi Warriors School Milano 6 punti

Graduatoria a squadre (sono indicati tutti i team andati a punti ovvero con almeno un atleta in semifinale)
PAM-MACHIA TRAINING CENTER - Team Zeus Milano 46 punti
Free Combat Academy Bergamo 44 punti
JKD Biella 40 punti
Warriors School Milano 16 punti
Academy of Fighting Mondovì 14 punti
BSA Milano 8 punti
Bulldog Bologna 6 punti
Haidong Gumdo Milano 6 punti

Luca Terranova e Marco Falchi

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