SUB ODYSSEY
di Matteo Biscottini (Ulixes Team)
I TAPPA
2 Agosto 2007, arrivo a Los Angeles con mia moglie
per le consuete vacanze estive: un giro in California
Nevada Utah con settimana di mare alle Hawaii. Lei
è ignara che la pianificazione delle vacanze aveva
in realtà un altro fine: permettermi di allenarmi
in piu' palestre possibili! E cosi' il primo giorno
di vacanza, a spasso per Hollywood Boulevard, mi capita
di imboccare La Brea Avenue dove per caso scorgo l'insegna
di una palestra: LEGENDS MMA GYM.
È la palestra aperta un paio d'anni fa dal mitico
Bas Rutten e da Randy Couture.

Sempre per caso capitiamo
nel momento in cui inizia una lezione di Bjj tenuta
da Eddy "The Twister" Bravo, inventore della rubber
guard e sostenitore del no-gi. La palestra è splendida,
tatami ovunque con zona pesi e sacchi di ogni genere
appesi e con un enorme spazio dedicato al grappling.
Eddy non fa fare riscaldamento, ma passa subito alla
tecnica: parte da un lavoro sulla mezza guardia sino
a giungere poi alla sua rubber guard. Lavoro con un
ragazzino orientale di 16 anni che 2 giorni prima
ha vinto una delle gare di Grapling piu' importanti
d'america: si vede! Faccio le tecniche, prendo appunti
e memorizzo qualche "Bravata" Finita l'ora di tecnica
chi desidera va a casa, chi ha coraggio rimane per
1 ora di "Open mat", ossia sparring. No perdo l'occasione
ma il 16 enne mio uke non se la sente per via di un
infortunio subito durante la competizione (tiro un
sospiro di sollievo!). Mi guardo intorno e trovo subito
compagni con cui lottare. Il livello è altissimo,
anche quello dei principianti; tengono tutti molto
bene le posizioni ed hanno un buon movimento. Lotto
solamente a terra, il mio ginocchio senza un legamento
si lamenta troppo e il dolore potrebbe essere fonte
di ulteriori lamenti della moglie!
Eddy Bravo
Il viaggio prosegue bene e facciamo il nostro giro,
sino a raggiungere S. Francisco, dove ho scoperto
la presenza di una palestra di Brazilian jiu-jitsu:
quella di Charles Gracie. Imposto di nascosto la strada
sul navigatore e per caso ci arrivo davanti. Mi parlano
di un allenamento no-gi in un paio d'ore al quale
mi presento puntuale. La palestra non è di livello
come quella di Los Angeles ed ho anche l'impressione
che ne' gli allievi ne' l'istruttore siano un gran
che... Le mie impressioni si rivelano esatte: niente
di nuovo, tecniche scontate e livello pari a quello
medio italiano: probabilmente saro' capitato in una
classe di principianti. Sia a Miami che a New York
le palestre dei Gracie sono sempre state apprezzabili.

Alle
Hawaii mi sarei dovuto allenare con Egan Enoue, grande
pro-wrestler nonché grappler eccelso, ma purtroppo
un problema di salute mi ha preso alle spalle e, vi
assicuro, mi ha fatto battere!
II TAPPA
Per lavoro viaggio. Viaggio tanto e viaggio in oriente. Fine Agosto, non ho fatto quasi in tempo a riprendermi dall'operazione subita alle Hawaii (chirurgo con camice a fiori, ero sconcertato) che devo partire per l'oriente: India e Malesia. Scopro che a Kuala Lumpur esiste la KDTA, una palestra dove praticano Bjj e grappling.
Dopo una giornata di lavoro, al limite delle forze, mi presento e chiedo di potermi allenare: la risposta è ovviamente positiva! Non ho con me il gi ma non importa, gentilmente me ne prestano uno loro.
Riscaldamento simil-pugilistico e si comincia: tecniche base di ribaltamento dalla guardia e qualche attacco sempre dalla guardia chiusa, niente di non visto.
Lo sparring si fa interessante, lotto con un paio di ragazzi ma non sono un gran che finchè non mi imbatto in un piccolo uomo tarchiato -Fidael Yousuf- e qui si comincia a ragionare: grande forza fisica, ottime posizioni, buona tecnica ma limitata a pochi movimenti. Buon allenamento nel complesso, soprattutto a tarda sera: l'amico Fidael mi porta a mangiare ed a fare un giro per i locali della città!! Peccato il giorno dopo avessi un appuntamento alle 9: credo di non aver fatto bella figura...
III TAPPA
Di nuovo in viaggio verso oriente, questa volta tocco
il Vietnam dove non ho nemmeno il tempo di cercare
una palestra e poi finisco nientepopodimenochè....A
Tokyo!! E' la mia seconda visita nel paese del sol
levante: la prima era stata infruttuosa in quanto
nel periodo di capodanno, unica festa comandata in
Giappone, tutte le attività si fermano. Atterro Sabato
mattina e dopo una giornata in giro per supermercati
a fare ricerche di mercato, approdo nel quartiere
di Musashi-koyama, dove ha sede il Takada Dojo. Mi
paleso in palestra: non è niente di faraonico, mi sembra
di tornare alla cara e vecchia Polisportiva Affori Milano!
Tale Sato mi accoglie e, senza parlare inglese, mi
lascia intendere che non posso allenarmi. Da bravo
venditore lo convinco ma mi spilla una bella cifretta,
compresi 1500 Yen di assicurazione!! All'inizio resto
in un angolo a guardare, mi fanno capire che la lezione
inizia alle 19 e guardo ragazzi lottare: mi sono sentito
in soggezione. Sarà stato il luogo, sarà che qui è
nato e cresciuto Sakuraba... Mi cambio in uno spogliatoio
angusto e si comincia. Ad allenare è un cero Oba san
(Takahiro Oba, ex combattente di Pride. Vengo in seguito
a sapere che è una star in Giappone). Il riscaldamento
è tradizionale, niente di speciale. Si passa poi alla
tecnica: si lavora su sankaku (triangolo) ma appena
vede che ho problemi a farlo per via del mio ginocchio
sbilenco mi sorride, dice qualcosa e cambia tipo di
tecnica.

Oba san Mi alleno con Gengo Tanaka, 35 anni
parla un po' di Inglese. E' bravo. E' davvero bravo!
Ha le posizioni, ha le tecniche ed ha cosa rara: la
strategia!

TanakaFinisco lo sparring contento e stremato
ed esco a cena con Jiro Yoshimura: manager della palestra,
un ragazzo simpaticissimo che parla perfettamente
italiano con un lieve accento sardo e che mi ha regalato
una MERAVIGLIOSA maglietta del grande Sakuraba (Grazie
Jiro!!).

Jiro
Martedi' sera mi presento nuovamente in palestra
per il corso di grappling: purtroppo il mio amico
Tanaka san non c'è. Mi alleno con gli altri ragazzi
ed ho sempre la stessa impressione: sono tutti dei
piccoli Sakuraba!

In effetti il mio amico Huldus mi ha detto una cosa
saggia: "Certo che sono bravi, l'hanno inventato loro!!".La
seconda sera esco a cena con Tomo san e poi a nanna.
In due sere sono riuscito ad apprendere tecniche utili
e funzionali: di tutte le palestre visitate sino ad
oggi il Takada Dojo è stata l'esperienza piu' bella
sia per la lotta ma soprattutto per l'ospitalità.
Al Takada Dojo mi sono sentito a casa: come Ulisse
anche loro usano la mente prima della forza...
Abbiamo tanto da imparare, ma anche qualcosa anche
da insegnare!
Reportage: FINALE DEI CAMPIONATI
ITALIANI OPEN DI MMA LIGHT
di GUIDO COLOMBO (tratto da FOD)
Palazzetto Palaiseo, via Iseo 6 - Milano
17 Giugno 2007.
Si è conclusa domenica 17 giugno al PalaIseo di Milano la seconda edizione dei campionati italiani open di MMA light (free fight e submission).
Nel corso di una giornata che ha visto oltre 200 atleti cimentarsi in tutte le discipline da ring (sia a contatto leggero sia a contatto pieno) piacevoli indicazioni sono arrivate dagli atleti delle MMA, in particolare dal free fight a contatto leggero (disciplina di cui questa manifestazione è stata pioniera in Italia).
Come ormai è consuetudine anche in questa quarta e ultima tappa nuove palestre hanno per la prima volta sperimentato questa disciplina. Decine gli atleti coinvolti (provenienti da tutto il centro-nord) e ben 13 i titoli italiani assegnati.
Dominatrice della manifestazione, grazie anche all’alto numero di atleti iscritti, la Pam Machia Milano del Maestro Fabio Tumazzo, risultata vincitrice nella graduatoria a squadre sia di free fight sia di submission (oltre che, naturalmente, nella classifica assoluta a squadre) ma anche in ben 10 categorie individuali e, dulcis in fundo, nella speciale classifica per il miglior atleta della manifestazione con Luca Terranova (che nell’ultima tappa ha dimostrato di meritare il titolo esibendo alcune proiezioni d’antologia).
“Un successo quasi imbarazzante” ha commentato il Maestro Tumazzo, consapevole che non sarà facile il prossimo anno mantenere, o addirittura migliorare, una simile performance di squadra.
“Siamo molto soddisfatti sia per il livello della manifestazione sia per le adesioni ricevute” ha invece osservato Basilio Tazio della JKD Biella, uno degli organizzatori dell’evento.
“Per la prossima edizione abbiamo obbiettivi chiari: aumentare ulteriormente il numero dei partecipanti coinvolgendo anche le regioni del Sud; “spalmare” le varie tappe in un maggior numero di Regioni; formare un gruppo arbitrale di livello ed in questo senso è in cantiere un corso di formazione per il prossimo autunno. Spero quindi che già da quest’estate ci possano contattare nuovi coach ma anche aspiranti organizzatori ed ufficiali di gara”.
GRADUATORIE A SQUADRE DEFINITIVE E TEAM CAMPIONI D’ITALIA
(Sono riportate tutte le società andate a punti nel corso delle 4 tappe)
FREE FIGHT LIGHT CLASSIFICA GENERALE
1° Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 122 punti
2° JKD Biella 78 punti
3° Athlon Savona 64 punti
4° Sacchetto Combat Academy Torino 58 punti
5° Free Combat Academy Bergamo 44 punti
6° Indomita San Remo (IM) 42 punti
7° Academy of fighting Mondovì (CN) 18 punti
8° Sestito Combat Academy Assisi (PG)16 punti
9° Ligorio Combat Academy Torino 14 punti
10° Warriors School Milano 12 punti
11° Sankaku Judo Como e KBK Vigevano (PV) 8 punti
12° Pancrase Stylus Milano e Team Santi Firenze 6 punti
SUBMISSION CLASSIFICA GENERALE
1° Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 188 punti
2° JKD Biella 64 punti
3° Indomita San Remo (IM) 32 punti
4° Lynx Academy Varese 22 punti
5° Ligorio Combat Academy Torino e Grappling Club Bologna 20 punti
6° Sestito Combat Academy Assisi (PG) 18 punti
7° Academy of fighting Mondovì (CN) e Free Combat Academy Bergamo 14 punti
8° Rendoki Dojo Livorno 10 punti
9° Warriors School Milano, Sankaku Judo Como e Accademia Kama Seregno (MI) 6 punti
CLASSIFICA GENERALE ASSOLUTA A SQUADRE
1° Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 314 punti
2° JKD Biella 142 punti
3° Sacchetto Combat Academy Torino e Indomita San Remo (IM) 74 punti
4° Athlon Savona 64 punti
5° Free Combat Academy Bergamo 58 punti
6° Ligorio Combat Academy Torino e Sestito Combat Academy Assisi (PG) 34 punti
7° Academy of fighting Mondovì (CN) 32 punti
8° Lynx Academy Varese e Warriors School Milano 22 punti
9° Grappling Club Bologna 20 punti
10° Sankaku Judo Como 14 punti
11° Rendoki Dojo Livorno 10 punti
12° KBK Vigevano (PV) 8 punti
13° Accademia Kama Seregno (MI), Pancrase Stylus Milano, e Team Santi Firenze 6 punti
CLASSIFICA GENERALE MIGLIOR ATLETA DEL TORNEO
(Si riportano solo i primi tre atleti classificati)
1° Terranova Luca Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 70 punti
2° Pelusi Fabio Pam-Machia Training Center Team ZEUS Milano 50
3° Zottarelli JKD Biella 34
REGIONALI LOMBARDI DI LOTTA
S.L.
di FABIO PELUSI
Agrate Brianza, 28 Aprile 2007
Si è manifestata
la possibilità per il Comitato
Regionale Lombardo settore
lotta di poter far conoscere
questo sport durante una
manifestazione di arti marziali
e di diverse discipline da
combattimento.
Ecco gli ingredienti.
La località. Acratium, vico
innalzato sull’antico livello
della Molgora. E’ Agrate
Brianza: antico villaggio
brianteo dove la vite e le
vigne tenevano il primo
posto, oggi in prima fila per
essersi reso protagonista di un
ammirevole evento. Moltissime
memorie ci hanno lasciato
di questa località i secoli di
mezzo. Indubbio che iniziative
e manifestazioni vanno ad
arricchirne la storia e la tradizione.
Il giorno 28 aprile del
2007, data destinata ad essere
una di queste.
I protagonisti. Enzo Lamacchia,
Vicepresidente Regionale
della Lombardia settore
lotta, che ha voluto “stravolgere”
la consuetudine di una
gara ufficiale di lotta affinché
essa lasciasse un segno marcato
nell’ambito della manifestazione.
Ovvero, la volontà
è stata quella di offrire un
contesto agonistico in uno
scenario pressoché innovativo.
Di creare, per un pubblico
anche poco avvezzo alla lotta
olimpica, una certa attenzione
rispetto a questa disciplina.
Il Sindaco di Agrate Brianza
Adriano Poletti e l’Assessore
allo sport Luigi Carlo
Bucchi che, con grande
curiosità, hanno accettato
che nel programma della
manifestazione, tenutasi
presso l’accogliente Palazzetto
Sportivo S. Caterina, si
potesse svolgere il Campionato
Regionale di Lotta Stile
Libero esordienti-cadetti e
junior-senior.
Il valore umanitario. Pace e
cooperazione tra i popoli.
Temi assai cari ad Agrate
Brianza che hanno trovato
espressione nell’organizzazione
di un evento sportivo
per contribuire a finanziare
progetti di cooperazione con
i paesi in via di sviluppo.
Sono stati raccolti fondi a
favore dell’Associazione
amici nel mondo WORLD
FRIENDS ONLUS (organizzazione
internazionale di
cooperazione allo sviluppo).
Il Comitato Regionale Lombardo
settore lotta ha fatto la
sua parte versando una cifra
per ogni suo atleta, allenatore
e dirigente di Società.
L’evento. A partire dalle
11.00, sulle due delle tre
materassine sistemate nel
parterre del Palazzetto, si
sono alternate dimostrazioni
di alcune delle discipline
che hanno partecipato alla
manifestazione: judo, extreme
combat, dong wu xue
shaolin, kung fu, karate,
vovinam viet vo dao
fighting art.
La gara di lotta. Apertura
peso ore 12.00-12.30. Inizio
gara ore 14.30. Gli incontri si
sono svolti con un’alta carica
agonistica, vistosamente apprezzata
dal pubblico. Pubblico,
che con grande soddisfazione
da parte degli organizzatori,
ha gradito questa disciplina,
purtroppo poco conosciuta
e inusuale in un contesto
del genere. La gara è terminata
alle 17.30.
Classifica per società:
1° Polisportiva Affori Milano
2° CAP Como
3° Lotta Club Mozzanica
Dopo la premiazione alcuni
tecnici di lotta della Polisportiva
Affori Milano hanno
tenuto uno stage per dare la
possibilità di conoscere e
comprendere alcune tecniche.
Vi hanno partecipato diversi
gruppi delle altre discipline
orientali. Il folto pubblico
sugli spalti e il numero degli
atleti che vi hanno partecipato
hanno premiato il messaggio
e i contenuti di questa
disciplina olimpica che attraverso
i tecnici veniva lanciato.
La serata. La parte più spettacolare
della manifestazione si
è svolta a partire dalle ore
21.00.
Atmosfera da grande evento
teatrale: sullo spegnersi delle
luci, nell’empireo buio del
palazzetto, improvvisamente
riflettori a occhio di bue si
concentrano sulle tre materassine.
Musica coinvolgente.
Palazzina gremita all’inverosimile.
Sugli spalti pieni,
ombre di mani e applausi.
Partecipazione da stadio calcistico.
Ecco i protagonisti,
gli atleti, che hanno mostrato,
superandosi, la parte migliore
della propria disciplina, animando
con energia le tre
materassine su cui si sono
alternati judo, extreme combat,
dong wu xue shaolin,
kung fu, karate, vovinam viet
vo dao fighting art e lotta
olimpica.
Al centro della serata inoltre
si sono disputate le finali di
lotta olimpica e di extreme
combat. Qui, ogni atleta con
caparbietà e coraggio ha lottato
fino all’ultimo istante.
Dunque buono lo spettacolo,
confortanti le prospettive,
ottima l’organizzazione.
Nonostante questo, sappiamo
che la visibilità di questi
tipi di eventi spesso non
assumono sempre i contorni
sperati.
Per il settore sportivo riguardante
la lotta olimpica, nella
sue due specialità di libera e
greco-romana, diventano
ancor più necessari investimenti
di più energie e risorse.
Sottolineo disciplina olimpica,
quindi sport che condivide
il cosiddetto Spirito Olimpico:
impegno, coraggio, lealtà
e miglioramento di sé.
Il potenziamento dell’attività
di promozione per questo tipo
di disciplina olimpica, impropriamente
detto sport “minore”,
deve necessariamente
collegarsi, per avere più visibilità,
ai vari progetti che già
esistono nelle varie realtà
locali (questa manifestazione
ne è stata una prova). Ed è in
tale prospettiva che bisogna
lavorare, affinché si inducano
stabili mutamenti nella percezione
sociale riguardo questa
disciplina.
Si è fatta la promessa di
ripetere l’evento. In particolare,
significative le parole
di Enzo Lamacchia, il
Responsabile Regionale
della Lombardia del settore
lotta: “Sarò molto attento a
nuove manifestazioni di questo
genere. Inoltre non finirò
mai di ringraziare quegli
atleti e collaboratori che
sono rimasti per lo spettacolo
della serata, poiché posso
dire che sono stati fra i più
apprezzati ed applauditi.”
Un vivo ringraziamento al
Commissario Regionale
Ufficiali Gara Giovanni
Garigliano, alla sua assistente
al tavolo della giuria la
sig.na Fulvia Bondioli, agli
arbitri Giuseppe Gammarota
e Marchi (arrivato da Bologna),
al Commissario Tecnico
Regionale Vincenzo
Grassi che con il Presidente
del Comitato Giacomo Rossini
hanno intrattenuto con il
Sindaco e l’Assessore allo
sport pubbliche relazioni
riguardo a eventuali future
collaborazioni.
2° TROFEO BORGO D’AFFORI
di FABIO PELUSI
Palaiseo –via Iseo, 6 -Milano- 22 Ottobre 2006.
Nella Milano capitale della moda e della finanza, il
22 ottobre 2006, alle periferie di questa grande città, il quartiere di
Affori si è reso altrettanto capitale di una disciplina sportiva, la lotta
olimpica. Per la seconda volta, infatti, presso il Centro Sportivo “Palaiseo”
di via Iseo 6, la Polisportiva Affori Milano in occasione del suo 30° anniversario
di attività ha organizzato la gara internazionale 2° Trofeo Borgo d’Affori
di lotta olimpica stile libero. Ricordando il celebre ritornello «L'è lù
l'è lù, sì sì l'è propi lù: l'è il tamburo principal della banda d'Affori,
che comanda cinquecentocinquanta pifferi», di una storica banda musicale
di Affori, oggi possiamo dire che la Polisportiva Affori Milano dopo trent’anni
di attività l’è propri quel tamburo. Quel tamburo che ormai è punto di riferimento
per quelli che conoscono la lotta olimpica e guida per quelli che incominciano
a conoscerla. Disciplina che sarebbe costretta se non destinata a scomparire
nella regione lombarda, se non grazie alla dedizione di coloro che, come
nella Polisportiva Affori Milano, credono in questo sport. La buona riuscita
di un evento sportivo dipende dalla leadership condivisa che sposta l’enfasi
sul gruppo, cioè, in termini più semplici, la collaborazione e la condivisione
delle responsabilità; in questo senso grazie non solo alla collaborazione
degli organizzatori e dei tecnici, ma anche dal rilevante apporto degli
atleti la manifestazione ha potuto svolgersi a regime efficientemente. Dunque
nella giornata di domenica 22 ottobre, mentre l’autunno diffondeva il suo
lieve alito acre e nebbioso e tingeva il paesaggio del suo colore castano
caratteristico, il Palaiseo invece si è tinto di rosso e di blu, il colore
della materassina e dei costumini degli atleti che si sono confrontati nella
lotta libera. La Polisportiva Affori Milano (PAM) nell’anno del suo trentesimo
anniversario ha centrato il risultato; prima classificata davanti alle quindici
società sportive invitate alla manifestazione. Classifica
società: 1° Polisportiva Affori Milano 67 punti 2° Rappresentativa
Ligure 62 punti 3° Vigili del Fuoco Pisa 56 punti 4° Lotta Club
Mozzanica (BG) 49 punti 5° Lotta Club Falchera (TO) 47 punti 6°
C.U.S. Torino 35 punti 7° Vigili del Fuoco Roma 28 punti 8° Lotta
Club Nizza 26 punti 9° Scuola Lotta Torino 24 punti 10° Popeye
Club Livorno 22 punti 11° Chiavari Ring 13 punti 12° S.E.F. Mediolanum
(MI) 9 punti 13° Vigili del Fuoco Trieste 8 punti 14° Judo Club
Pordenone 7 punti 15° Sport Forma Torino 6 punti 16° Palestra
Gozzi C.Balsamo 4 punti I due grandi veterani della lotta
olimpica, il Maestro Vittorio Pesci e il Presidente della società Maestro
Enzo Lamacchia, hanno voluto strafare per l’occasione invitando le società
sportive più titolate del nord e del centro Italia. Nella competizione si
sono cimentati 98 atleti. Tra questi molti campioni italiani e molti campioni
provenienti dall’est Europa: dalla Moldavia, dalla Romania, dall’Albania,
dalla Russia, dalla Polonia. Inoltre si sono distinti atleti egiziani e
tunisini ed una rappresentanza francese del club sportivo di Nizza. Il regolamento
del torneo ha permesso alle società della Liguria di accorparsi in un’unica
formazione. Proprio con la formazione ligure nella categoria di peso 96+
gli atleti della Polisportiva Affori Milano, i due colossi Simone Dragonetti
e Fausto Gobbi sono andati a medaglia. Tra i cadetti nella categoria più
pesante molto importante è stato il 1° posto dell’atleta Marco De Tommaso
e il 2° posto di Filippo Ferro nei cinquanta chilogrammi. Altri buoni risultati
sono stati ottenuti con il 2° posto di Ivan Giannatasio e il 3° posto di
Artur Alcan. Inoltre hanno guadagnato con dignità altri piazzamenti gli
atleti Luciano Di Ceglie, Pino Diviggiano, Giacomo Giglio, Jacek Lange,
Fabio Pelusi, Pali Mirasi, Luca Terranova, Luigi Secchione e Ben Kaììs.
Bilancio assolutamente positivo: gara di grande livello tecnico. Soddisfazione
da parte di tutti per aver contribuito, ognuno con la propria partecipazione
all’organizzazione ed al supporto logistico durante la gara. Una menzione
ai dirigenti Sociali Carlo Biffi, Franco Longhi, Antonio Di Ceglie, Luca
Caruso, Giuseppe Tommasini, Fabio Tumazzo e Mario Dragonetti. Il prossimo
anno sicuramente verrà proposto il 3° Trofeo Borgo d’Affori per confrontarsi
nuovamente e per dare sempre più notorietà a uno sport come la lotta olimpica.
Disciplina che merita una giusta ricompensa, maggiore visibilità, che aiuta
alla socializzazione e che trasmette valori importanti come rispetto e lealtà.
LOTTA SENEGALESE ALLA FABBRICA
DEL VAPORE
di FABIO PELUSI
Fabbrica del Vapore –via Procaccini, 4-Milano-16 Luglio
2006.
In una sera d’estate, nella città meneghina tra il Monumentale
e la stazione di Porta Garibaldi, in un luogo che ormai è diventato la vetrina
della cultura, delle usanze e delle tradizioni Africane, torna alla Fabbrica
del Vapore di via Procaccini la lotta senegalese. In questa occasione però
l’evento ha visto per la prima volta la collaborazione tra la lotta senegalese
e la lotta olimpica. Con un’unione tra stili di lotta diversi che richiamano
con orgoglio le proprie radici, si è organizzato una sorta di confronto
tra lottatori praticanti la lotta senegalese che si sono alternati con lottatori
praticanti la lotta olimpica. Considerando la neo esperienza di un avvenimento
di questo genere il tutto è stato gestito in modo efficiente. Con l’obiettivo
di mantenere viva la tradizione della lotta senegalese e di promuovere la
lotta olimpica a Milano e in Lombardia, si sono volute presentare insieme
queste due discipline sportive. Anche se di regolamento differente, il loro
connubio ha dato un buon risultato da un punto di vista organizzativo, con
unanime soddisfazione da parte di organizzatori, tecnici e atleti. Inoltre
l’idea di presentare assieme la lotta senegalese e la lotta olimpica trova
la sua motivazione dal riconoscimento da parte della FILA del Beach Wrestling.
Infatti esistono alcune attinenze tra la lotta senegalese e il Beach Wrestling:
dall’approccio alla lotta, alla qualità dei movimenti e di alcune tecniche,
dalle particolari doti di destrezza e di sinergia muscolare, alla prontezza
di riflessi e all’abilità nell’utilizzare la proprie forze e, infine, dal
tipo di terreno su cui si svolgono gli incontri (sabbia). Lo spettacolo
si è aperto con le atmosfere senegalesi: tamburi battenti hanno interrottamente
accompagnato i lottatori sia nel combattimento che nei riti di preparazione
alla lotta. Fatta di danze guerriere e musiche evocative la lotta senegalese
appare così lontana dalla lotta olimpica. Ma le due particolari lotte hanno
mostrato però il loro carattere comune sul piano del confronto agonistico,
confermando così come qualsiasi tipo di lotta può solo trovare il suo carattere
unificatore nel combattimento; solo qui i lottatori si trovano ad armi pari
e possono mostrare le proprie abilità. Si sono organizzati incontri fra
i rappresentanti di alcune squadre di lotta senegalese e incontri fra lottatori
della lotta senegalese con lottatori della lotta olimpica (atleti della
polisportiva Affori Milano). (NOTA: gli atleti della polisportiva Affori
Milano hanno lottato con i lottatori della lotta senegalese utilizzando
le regole della lotta senegalese). Tutti i lottatori hanno in ogni caso
rappresentato degnamente la loro disciplina, pur nell'evidente atmosfera
giocosa che hanno tenuto a creare. La volontà di partecipare a un evento
di questo genere per la lotta olimpica è avvenuto prima di tutto grazie
al Vicepresidente del Comitato Regionale Lombardo della Fijlkam settore
lotta e Presidente della società polisportiva Affori Milano, Enzo Lamacchia,
insieme al responsabile dell'evento, il senegalese Modou Gueye. Accompagnati
dall’allenatore Vittorio Pesci, dai dirigenti Carlo Biffi e Franco Longhi
e dal Presidente della società Enzo Lamacchia, ecco i nomi degli atleti
della polisportiva Affori Milano che si sono confrontati e che hanno contribuito
a dare spettacolo: Alcani Artur Caruso Luca Cioni Gabriele De Tommaso Marco
Di Ceglie Antonio Di Ceglie Luciano Diviggiano Giuseppe Dragonetti Simone
Ferro Filippo Giannattasio Ivan Giglio Giacomo Jacek Lange Pali Mirash Pelusi
Fabio Shtjefni Altin Tommasone Marco Tumazzo Fabio
In riferimento alle discipline di lotta di cui si è parlato,
se ne dà ora una breve descrizione. La Lotta senegalese è una lotta
tradizionale africana; la si può definire un insieme di rito, sport e spettacolo.
Questo tipo di lotta rappresenta la disciplina sportiva più seguita a livello
nazionale ed è una delle espressioni più antiche e cariche di significato
della cultura senegalese. Consiste in un confronto tra due lottatori che
indossano soltanto un panno avvolto intorno all’inguine, che combattono
corpo a corpo, sempre a mani nude e sulla sabbia. La durata del combattimento
non ha nessun tempo limite. Vince chi mette per primo a terra l'avversario.
Quest'ultimo è considerato atterrato se tocca il suolo con la schiena, con
l'addome, con due ginocchia e due mani assieme. Talismani e amuleti fanno
parte dello spettacolo, ma sono ammessi a patto di non essere pericolosi
per l'avversario. I lottatori fanno il loro ingresso sul campo di sabbia
in cui avvengono gli incontri, accompagnati da un seguito di artisti molto
numeroso che suonano i tamburi. Prima di affrontarsi i lottatori si cimentano
in riti propiziatori suggestivi come l’aspersione del corpo col latte e
varie danze. La lotta è una pratica sportiva, probabilmente una delle
più antiche dell’umanità, che ha sempre affascinato l’uomo: presi due bambini
a giocare spingendosi e tirandosi, involontariamente prima o poi finiscono
nel gioco della lotta. La lotta come sport agonistico viene praticata nei
due stili olimpici dello stile libero e della greco-romana. Lo Stile Greco-Romana
e lo Stile Libero si differenziano principalmente come segue: Nella
Lotta Greco-Romana, è formalmente proibito afferrare l'avversario al di
sotto delle anche, fare lo sgambetto e utilizzare attivamente le gambe nell'esecuzione
di qualsiasi azione. Nella Lotta Stile Libero, invece, è permesso afferrare
le gambe dell'avversario, effettuare gli sgambetti e utilizzare attivamente
le gambe nell'esecuzione di qualsiasi azione. I lottatori gareggiano
su una materassina e indossano un particolare costumino. La durata di un
combattimento è di tre periodi da due minuti. Nella lotta olimpica si vince
per schienamento (due spalle contro il tappeto) dell’avversario, per superiorità
tecnica o per punteggio. A differenza della lotta senegalese e del Beach
Wrestling nella lotta olimpica la lotta può continuare a terra. Il
Beach Wrestling si svolge unicamente in piedi, su della sabbia e dentro
ad un cerchio. La durata di un combattimento è di tre minuti. I lottatori
indossano un costume da bagno. La vittoria può essere ottenuta nei seguenti
modi: • Un lottatore tocca le due spalle al suolo. • Per una presa
di portata a terra quando un lottatore è riuscito a fare toccare durante
l’incontro due volte una parte del corpo del suo avversario al suolo. Nell’azione
l’attaccante può mettere uno o due ginocchia a terra. • Per uscita
dell’area di competizione se un lottatore riesce a far uscire due volte
il piede del suo avversario dell’area di competizione. • Per l’addizione
di un portata a terra ed un’uscita dell’area di competizione. • Per
decisione arbitrale se alla fine dei 3 minuti nessuna azione è stata eseguita
in funzione dell’attività manifesta di un lottatore o lottatrice.
PRESENTAZIONE DELLO STAGE
DI PYGME
di LUCA CORRADINI
Salve, sono Luca Corradini, uno dei primi ricercatori e
sperimentatori dell´istituto "Ars Dimicandi". In modo specifico, nelle
sessioni di studio riguardanti l´ortomachia il nostro compito era di
"sperimentare" applicando il materiale archeologico, per poi portarlo
al collaudo nelle varie palestre.
Essendo
anche tecnico della federazione pugilistica italiana nonchè istruttore
di kick boxing mi sono trovato ad allenare agonisti di varie
discipline, tra cui pugili agonisti dilettanti e professionisti; nella
dinamica dell´addestramento tecnico, mi era sempre più palese l´enorme
divario evolutivo tra il pugilato praticato per secoli dai nostri
predecessori e l´elementare pugilato moderno, che comunque presta le
proprie basi a gran parte degli sport da combattimento attuali. Così
ho cominciato un lavoro di introduzione di principi tecnicamente
evoluti in una dimensione ridotta quale la tecnica pugilistica .
Il
compito è stato abbastanza arduo, ed è tuttora in atto! L´inserimento
di questi principi contrasta con le regole dettate dalla "moderna"
tecnica, come ad esempio quelle che riguardano le varie distanze,
passando dalla lunga con i legamenti, alla media e alla corta con l´
uso fondamentale della testa, all´interazione fra legamenti e cavazioni
e chiusure, ai colpi traversi ed incrociati, alle parti interdette
che non si possono colpire, (parte posteriore del corpo, sotto la
cintura), colpi con il taglio della mano etc.
Nonostante la mancanza
assoluta di divieti della tecnica originale, l´adattamento alle regole
attuali è stato possibile anche se difficoltoso! Così ai fini pratici
un ottimo risultato è stato ottenuto: l´efficacia della tecnica e di
conseguenza del combattimento ha tratto dal passato un contributo
fondamentale, che per chi avrà la possibilità di partecipare a questo
stage sarà inequivocabile!
Si tratterà sicuramente di un
appuntamento interessante ed utile per tutti, dai pugili a chi
pratica gli sport da combattimento, compreso chi si allena in
discipline lottatorie che potrà trovare un inserimento naturale tra la
fase dei colpi violenti, e quella del corpo a corpo! Tutti potranno
applicare nella propria disciplina i principi che verranno llustrati in
questa sessione!
Tengo a ricordare che originariamente queste pratiche
che all´apparenza sono estremamente violente non erano marziali - cioè
dedicate all´addestramento militare - ma
religiose, e celano dietro la
loro pratica un lavoro iniziatico, mistico.
QUALCHE RISPOSTA SULLE ANTICHE
OLIMPIADI
testo di DAVIDE FERRO foto di Angelo Bravi (II Giochi Isolimpici)
I giochi Olimpici
si tennero ogni quattro anni dal 776 a.C. fino
al 394 d.C., il più antico evento ricorrente
dell’antichità. Quale fu il segreto della loro
longevità? Essere una parte del
fulcro concettuale del mondo greco. Gli sport
erano solo una parte della grande manifestazione.
Si trattava in primis di un evento religioso,
e si teneva in uno dei luoghi più sacri del
mondo antico, circonfuso di un’aura incredibile
di tradizione e santità. Oggi le Olimpiadi sono
un colossale evento laico, hanno perso la componente
religiosa che invece permeava le antiche Olimpiadi,
dove i sacrifici ed i rituali si svolgevano
per tempi equivalenti a quelli dedicati agli
sport. E vi erano inoltre tanti altri eventi
che facevano da contorno alle feste, rendendole
grandiose e uniche: gli incontri artistici,
i nuovi scrittori, pittori e scultori. Vi erano
poi mangiatori di fuoco, chiromanti, prostitute.
Questa era la parte assolutamente pagana del
divertimento. Oggi le Olimpiadi
sono celebrate per i loro nobili ideali di competizione,
amicizia e cultura. Troviamo gli stessi ideali
anche nei giochi antichi? Il più
antico ideale era la sospensione della guerra
nel corso dei giochi, una sorta di sacro armistizio
che permetteva ai viaggiatori di recarsi ad
assistere ai giochi in tutta tranquillità. Ma
gli antichi Greci non erano idealisti da tentare
di fermare tutte le guerre. Non volevano che
niente interferisse con le operazioni dei giochi.
Ma se esisteva una guerra in Sicilia, l’armistizio
non l’avrebbe certo fermata. Vi erano poi casi
in cui l’armistizio veniva a cadere. Nel 364
a.C. gli originari organizzatori persero il
controllo dei giochi, perché erano rimasti coinvolti
in questioni politiche. Per ottenere vendetta,
attaccarono i nuovi organizzatori dei giochi
nel mezzo di un incontro di lotta. Si tenne
una vera e propria battaglia all’interno del
santuario, con gli arcieri appostati sui templi.
I tifosi si lasciarono subito coinvolgere. Smisero
di guardare l’incontro di lotta e guardarono
invece la battaglia, applaudendo come si trattasse
di un altro incontro sportivo. Quali
sono le origini dei giochi? Si
sono perse nella notte dei tempi. Gli antichi
Greci avevano molte ragioni mitologiche per
cui tenere i giochi. I giochi erano dedicati
al padre degli dei, Zeus. Vi erano giochi atletici
attraverso tutta le Grecia, ma per via della
santità di Zeus, gli abitanti di Olimpia divennero
presto preferiti. In che modo
gli atleti si preparavano per i Giochi?
Dovevano presentarsi presso la (vicina) città
di Elis un mese prima dei giochi. Fu il primo
villaggio olimpico. Qui, dovevano sottoporsi
ad un regime di allenamento sfiancante, programmato
per verificare chi potesse raggiungere gli standard
olimpici e chi invece non fosse idoneo. Mentre
non vi era vergogna nel non essere ammessi ai
giochi, gli atleti che si ritiravano nel corso
dei giochi veri e propri subivano un’autentica
umiliazione. Vi è la storia di un forte lottatore
che si era presentato per l’allenamento. Non
appena si tolse gli indumenti, tutti gli altri
atleti lasciarono i giochi perché sapevano di
non poterlo battere. Gli atleti
seguivano una dieta speciale?
La dieta tradizionale era piuttosto semplice:
olive, pane, formaggio feta, ed un ragionevole
ammontare di carne. I lottatori avevano una
dieta particolare. I medici usavano dire agli
atleti che non dovevano mangiare la carne di
maiali che erano stati nutriti con certe bacche.
Vi erano poi molte pozioni che avrebbero dovuto
migliorare le prestazioni di gara. La carne
di lucertola, mangiata in un certo modo, per
esempio, diventava magica. Inoltre durante i
lunghi allenamenti ci si cibava di dattere e
fichi secchi per continuare a sostenere lo sforzo.
Perché gli atleti gareggiavano nudi?
Secondo una storia, la tradizione ebbe origine
quando un corridore perse il drappo che gli
cingeva la vita, ed inciampò su esso. Da allora,
tutti si tolsero il drappo. Ma gli antichi storici
fanno riferimento ad antichi riti di iniziazione
– giovani uomini che vagavano nudi come una
sorta di entrata nell’età adulta. Sappiamo quanto
fondamentale la nudità fosse per la cultura
Greca. Si parla spesso dell’esibizionismo e
della vanità dei Greci. Solo i barbari avevano
timore di mostrare i loro corpi. Gli atleti
nudi avrebbero sfilato avanti e indietro per
lo stadio. I poeti avrebbero scritto odi meravigliose
per i corpi scultorei dei giovani atleti, dalla
pelle del colore dell’argilla cotta. Ma altre
culture come i persiani e gli egiziani, guardavano
con diffidenza queste usanze, e le consideravano
piuttosto strane. Naturalmente le donne non
gareggiavano alle Olimpiadi. Questo è corretto.
Le donne sposate non erano neppure ammesse sugli
spalti, mentre potevano accedervi le donne giovani
e le vergini. I padri vi portavano le loro figlie
sperando che potessero sposare uno dei campioni.
La prostituzione era un fenomeno dilagante.
Le donne erano portate a questi scopi da tutto
il Mediterraneo. E’ stato detto che una prostituta
riusciva a guadagnare nei cinque giorni dei
giochi Olimpici quanto avrebbe potuto fare nel
resto dell’anno. Ma esisteva uno
speciale evento sportivo per le donne?
Si, era una sorta di seconda fase della festa.
I giochi femminili si tenevano ad Olimpia ed
erano dedicati alla moglie di Zeus, Era. Le
giovani donne correvano con tuniche corte con
il loro seno destro scoperto, come omaggio alle
donne guerriere amazzoni, una razza di super-guerriere
donne che si riteneva usassero cauterizzare
il seno destro affinché non fosse di impedimento
al lancio del giavellotto. A Sparta poi vi erano
lotte tra le donne. Vi è una storia interessante
di un senatore romano che affrontò il lungo
viaggio per vedere queste donne spartane, che
si diceva fossero incredibilmente belle e muscolose.
Era così emozionato che saltò sul ring. Non
sappiamo se poi vinse o meno, ma possiamo credere
si fosse divertito molto. Quanto
erano popolari gli atleti maschi?
Si trovavano nella posizione più prossima a
semi-dei nel mondo mortale. Acquisivano incredibile
prestigio e ricchezza da una vittoria Olimpica.
Non avrebbero più dovuto lavorare in vita loro.
Ufficialmente, il vincitore aveva in premio
un serto d’olivo. Ma la città di origine li
ricopriva di denaro, onori come le prime file
nei teatri, rendite vitalizie, vasi di olio
di oliva, e forse persino il sacerdozio. Il
suo nome sarebbe stato tramandato di generazione
in generazione. Sarebbe diventato parte della
storia. Ma lo sport cosa rappresentava
per gli spettatori? Essere uno
spettatore dei giochi olimpici erano un’esperienza
incredibilmente scomoda. Innanzitutto, per chi
partiva da Atene, vi era una camminata di 340
km per raggiungere il sito. Olimpia si trovava
nel mezzo del nulla. Era un posto bellissimo,
idilliaco. Ma era sostanzialmente costituita
dai tre templi e da una pista da corsa, con
un solo albergo riservato ai ricchi. Gli organizzatori
avevano un compito piuttosto semplice nei tempi
antichi. Dovevano solo portare via qualche pecora
o mucca che pascolavano attorno alla pista.
Nel pieno dell’estate, il caldo era soffocante.
I due fiumi che convergevano ad Olimpia erano
prosciugati. Nessuno poteva lavarsi. Non vi
era acqua da bere, e le persone subivano continui
collassi da colpo di calore. Non vi era igiene,
l’odore doveva essere piuttosto acre. Una volta
che si raggiungeva lo stadio, non vi erano sedili
o spalti, solo cespugli ed erba. La parola Stadio
proviene dal greco stadion, che significa “un
luogo ove stare in piedi”. Ma vi era un’incredibile
atmosfera ed uno stupefacente senso di tradizione.
Le persone si piazzavano sulla stessa collina
in cui, secondo la leggenda, Zeus lottò contro
suo padre. E quanti erano gli
spettatori? Vi era una stima di
40,000 spettatori, e probabilmente molte più
persone, considerati venditori, scrittori, artisti,
prostitute ed i loro seguiti. Cosa
ci può dire di alcuni dei nomi famosi del tempo?
Platone era un grande appassionato della lotta.
Si presentava ai giochi in incognito e pernottava
nelle baracche. Sofocle era invece tifoso della
palla a mano.Aristotele un amante del pancrazio
Quasi tutti gli intellettuali greci erano appassionati
di sport, ed i giochi [erano] anche un grande
evento letterario. Erodoto presentò la sua famosa
storia alle Olimpiadi. Ma comunque questi sono
solo alcuni pochi esempi per verità tutti i
personaggi famosi dell'antichità hanno avuto
a che fare con il mondo agonale, da Ulisse a
Nerone, da Alessandro Magno a S.Ambrogio lo
sport fu per il bene o per il male un loro interesse.
I giochi potevano essere considerati
un affare economico? I coltivatori
locali ed i produttori certamente guadagnavano
molti soldi, al contrario degli organizzatori.
Non vi era un costo per l’accesso ai giochi.
Erano aristocratici che non si recavano lì per
i soldi ma per il prestigio di organizzare il
più importante evento dell’antica Grecia. Doveva
esservi una tremenda confusione. Si, avremmo
trovato i primi bar dello sport nell’antica
Grecia. Normalmente i Greci si ubriacavano terribilmente.
Era come si trattasse di cinque giorni di follia.
La gente dormiva pochissimo. Gli studenti organizzavano
incontri che si tramutavano in orge vere e proprie.
Ciò nonostante,i Giochi avevano un profondo
significato spirituale Il santuario di Zeus
era il luogo più sacro del mondo antico. Le
divinità prestavano grande attenzione ai risultati
sportivi come mortali. Gli atleti offrivano
sacrifici continui alle divinità, e si dice
che le divinità stesse avessero addirittura
gareggiato ad Olimpia nei primi tempi. Non esistevano
elementi che noi oggi associamo alle Olimpiadi,
come la torcia olimpica. La torcia fu inserita
per i giochi nazisti del 1936. Hitler era affascinato
dall’antico mondo greco e di tutte le teorie
che gli spartani fossero una super-razza ariana.
Carl Diem, un suo fidato collaboratore, propose
l’idea di portare la torcia da Olimpia a Berlino.
Ma la torcia e la cerimonia di apertura trascende
queste sordide origini, ed è diventata una bellissima
tradizione. E la fiamma olimpica?
Ogni santuario aveva il suo fuoco perpetuo.
Il fuoco era un simbolo molto importante per
la cultura greca. Come ci possiamo
immaginare la cerimonia d’apertura?
Spettacolare come oggi: gli atleti entravano
nel tempio, dove rendevano omaggio ad una terrificante
statua di Giove. Dovevano giurare davanti ad
un catino di sangue sacrificale che avrebbero
obbedito alle regole dei giochi e che non avrebbero
usato mezzi scorretti per ottenere la vittoria.
I giudici si accertavano che gli atleti non
facessero uso di pozioni per migliorare le prestazioni.
Ma perfino più popolari erano le maledizioni
mandate agli avversari. Vi sono storie di atleti
colpiti da alcuni di questi sortilegi che non
furono capaci di staccarsi dai blocchi di partenza.
Quindi vi era la corruzione, che fece la sua
comparsa ai giochi attorno al IV secolo a.C.,
quando il pugile Eupolos fu accusato di avere
falsato l’esito di un incontro. Da allora accadde
ancora e ancora. L’Imperatore Nerone si recò
ai giochi e vinse la gara dei carri, malgrado
fosse caduto dal suo durante la corsa. Ma ciononostante
le Olimpiadi erano considerati i giochi atletici
più puliti. Ma parliamo dello
sport moderno. La gara dei carri era forse una
delle più eclatanti anticipazioni. Può dirci
di più? Era l’evento più aristocratico.
Era anche molto violento, come l’Indianapolis
500 dell’antichità. Se avete visto la versione
di Ben Hur con Charlton Heston, avrete già una
buona idea di quel che accadeva nel corso di
questi eventi. Era molto pericoloso, con scontri
tra carri, e carri che uscivano dalla pista
addosso agli spettatori. Dovevano compiere 12
giri attorno allo stadio. Gli angoli stretti
erano la parte più pericolosa. Vi erano solitamente
40 carri per ogni corsa. In un caso, partirono
in 21, ed uno solo all’arrivo. Ciò vi da l’idea
di quanto potesse essere pericoloso.
La corsa era l’evento più antico, ma cosa possiamo
dire sulla maratona? I giochi
antichi non avevano la maratona in realtà. La
dolichos di cinque chilometri era il più lungo
evento di corsa nei giochi antichi. La maratona
è un’invenzione vittoriana, basata su una storia
della Battaglia di Maratona. Un corriere, Filippide,
dopo aver combattuto, fu inviato dal campo di
battaglia per portare la notizia della vittoria
greca ad Atene. Una volta giunto, crollò a terra
morto anche perchè non era uno sportivo. Comunque
anche la corsa di 5 chilometri deve essere stata
piuttosto dura. Gli atleti di certo non avevano
le scarpette disegnate su misura dalla Nike
o dalla Rebook a quel tempo. Ai giochi ponevano
uno strato di sabbia sul percorso per renderlo
più soffice, ma era sempre molto dura. Gli antichi
Greci avevano solo piedi più resistenti. Quando
sei abituato a correre per tutta la vita senza
le scarpe, si diventa come hobbit, probabilmente.
Una cosa insolita è che non vi era la pista
da corsa ovale. Tutti correvano avanti e indietro
su questo stretto percorso che sembrava piuttosto
una pista d’atterraggio. Dovevano girare all’estremità.
PANKRATION E NON SOLO
di LUCA CORRADINI
Ho conosciuto Angelo Bravi e Fabio Tumazzo nell' Istituto
Ars Dimicandi, fondato da Dario Battaglia e composto da ricercatori uniti
da un interesse comune: la ricostruzione delle arti da combattimento occidentale.
La ricerca è iniziata con la collaborazione di professori in lettere antiche
il cui compito era apportare materiale archeologico e traduzioni di testi
antichi, e di esperti delle più svariate discipline da combattimento, alcuni
lottatori, alcuni pugili o similari. Questa ricerca ci ha condotto in un
mondo che ci ha lasciato all’inizio titubanti, nel verificare principi fino
a quel momento sconosciuti e che da profani ci sembravano di difficile applicazione.
Eravamo inoltre convinti che chi ci aveva preceduto utilizzasse delle tecniche
rudimentali rispetto alle più sofisticate tecniche da combattimento moderno.
L’approfondimento ci ha dato conferma dell’esatto contrario, creando in
noi grande entusiasmo e spinta nella ricerca. I materiali di studio
- raffigurazioni di sculture, bassorilievi, dipinti,mosaici- non avevano
una successione dinamica: mancavano diversi pezzi del puzzle che potessero
dare senso ad una azione completa. Così sono state create delle sessioni
di studio pratiche,separate tra loro,come avveniva nell’antichità,dove si
approfondiva ogni singola pars 1pugilato, 2 lotta eretta 3, lotta a terra
4 l’unione del tutto. Si lottava o pugilava a tema, per cercare gli anelli
mancanti ed inserendo dove mancavano delle tecniche moderne, che però si
rivelavano non incastrate al sistema e pericolose. Dove soprattutto per
il pugilato i ricercatoti hanno subito piu’ danni fisici(io stesso mi sono
rotto 2 volte le mani). Le sessioni erano aperte a tutti gli ospiti che
volevano partecipare, a qualsiasi disciplina appartenessero! Dalla
traduzione di testi di greco antico abbiamo scoperto aspetti filosofici
che paragonavano l'atletica pesante ad una tecnologia in cui venivano praticamente
adottati principi quali: - conosci te stesso - l’avversario è
solo un riferimento per metterti di fronte ai tuoi limiti - non cercare
di controllare l’altro quando non sei in grado di gestire te stesso
- gestisci l’istinto di conservazione, la centralità, la cinestesi
- studia la fisiognomica degli allievi e degli avversari - adattati
alle situazioni di avversità - controlla le fonti di espressione del
movimento Di tutto questo vedremo poi degli esempi pratici. Sia chiaro
che non stiamo parlando di arti marziali nel senso stretto del termine!
Chi di voi conosce il significato letterale di arti marziali? Il combattimento
era una pratica religiosa non marziale! L’esercito praticava le arti marziali!
Quando l’Occidente del mondo conosciuto (in quanto l’America non era ancora
stata scoperta) era circoscritto al bacino del Mediterraneo, l’Oriente era
abitato da popoli radicati nella propria cultura e senza possibilità di
confronto con altri popoli evoluti (basta vedere l’evoluzione in termini
di armi del samurai e del gladiatore). L’Occidente aveva già raggiunto l’apice
dell’evoluzione nell’arte, nella filosofia, nella matematica, nell’architettura,
nell’astronomia e nella fisica; ancora oggi nelle università si insegna
quello che allora è stato considerato e scoperto. L’antropologia insegna
che l’uomo è nato combattendo ed il combattimento era totale, integrale.
Le nostre ricerche hanno evidenziato, in base a reperti archeologici o descrizioni
iconografiche, che popoli lontani migliaia di km di distanza tra loro, dopo
secoli di combattimento integrale arrivavano alle medesime tecniche,vedi
il pugilato babilonese, quello egizio ,minoico,greco ,etrusco ,identici
! Solo quello romano si diversificava,per via dei cesti ..! I limiti imposti
dalle regole diversificano lo stile e la tecnica ! Questo è avvallato dal
fatto che tutti gli uomini sono fatti biomeccanicamente nello stesso modo!
Cosi come il gatto combatte da gatto, il cane combatte da cane e cosi’ è
per l’uomo. Solo in tempi successivi, quando l’uomo ha cominciato a finalizzare
il combattimento alle competizioni organizzate, è stata introdotta una scissione
nel combattimento totale: - il pugilato - la lotta in piedi
- la lotta a terra Si sono così originate tre tipologie di combattimento
che pur essendo separate portavano ad essere una cosa sola! Lo sviluppo
delle singole tecniche e lo studio delle tecniche intermedie (pugilato/lotta
in piedi – lotta in piedi/lotta a terra – pugilato/lotta a terra) ricomposte
hanno dato ulteriore raffinatezza, alla tecnica più evoluta chiamata Pancrazio,
dove il pugile poteva decidere se colpire o lottare così come poteva fare
il lottatore, senza dover cambiare minimamente la propria impostazione.
Lo studio della tecnica del Pancrazio è come lo svolgimento di un equazione
(se parliamo dell’unione del tutto): se salta un passaggio salta la soluzione.
Se valida è l’impostazione, valida sarà la soluzione, valida sarà la
conclusione.
Reportage: FINALE DEI CAMPIONATI
ITALIANI OPEN DI FREE FIGHT LIGHT
di GUIDO COLOMBO (tratto da FOD)
Palazzetto Dante-Falk, via Falk 110 -Sesto San Giovanni-
22 Ottobre 2006.
Sesto San Giovanni (MI) - Unanime soddisfazione da parte
di organizzatori, tecnici e atleti al termine della seconda e ultima tappa
del campionato italiano di free fight light. A meno di un mese dalla prima
tappa di Legnano gli iscritti sono sensibilmente aumentati, permettendo
l’allestimento di 5 categorie che spaziavano dai -65 ai + 80 Kg. I vincitori
di tappa hanno ricevuto un trofeo per la loro performance, mentre ai trionfatori
della graduatoria assoluta (ottenuta sommando i risultati conseguiti nelel
due tappe) sono andati, oltre al diploma di campione d’Italia, anche un
paio di guanti da free fight modello “Pride” (omologati per il valetudo
pro) gentilmente offerti dalla Leone Sport di Milano, che con questa iniziativa
si è confermata particolarmente sensibile alla promozione delle giovani
leve. Una quindicina i team presenti, provenienti da diverse regioni italiane,
otto dei quali hanno saputo piazzare almeno un atleta in semifinale. Più
che soddisfacente anche il livello tecnico dei partecipanti, con alcuni
match che hanno letteralmente saputo infiammare il pubblico presente sugli
spalti del PalaDante di sesto San Giovanni. “Stiamo anche valutando qualche
possibile modifica al regolamento - hanno commentato gli organizzatori al
termine - per rendere ancora più spettacolari e formativi per gli atleti
i prossimi appuntamenti. Il prossimo autunno ricominceremo con il circuito
di gare per l’assegnazione del titolo 2007. Speriamo che nel frattempo si
facciano avanti altri promoter interessati all’iniziativa così da poter
tenere un maggior numero di tappe, anche fuori dalla Lombardia”. Classifica
della II° tappa Categoria -65 Kg Davide De Napoli JKD Biella
punti 10 Luca Zottarelli JKD Biella punti 8 Fabio Pelusi Polisportiva
Affori - Team Zeus Milano e Schledleiter Haidong Gumdo Milano punti 6
Categoria -70 Kg Marco Falchi Polisportiva Affori - Team Zeus Milano
punti 10 Michele Villani JKD Biella punti 8 Categoria -75 Kg
1. Matteo Grazioli Free Combat Bergamo punti 10 2. Luca Terranova Polisportiva
Affori - Team Zeus Milano punti 8 3. Matteo Mingardo JKD Biella punti
6 Categoria - 80 Kg 1. Francesco Ligato Warriors School Milano
punti 10 2. Forlani Daniele Free Combat Bergamo punti 8 3. Di
Donato Bulldog Clan Bologna e Sommariva Sacha Polisportiva Affori - Team
Zeus Milano punti 6 Categoria + 80 Kg Caverzaghi Fabio Free
Combat Bergamo punti 10 Calvi BSA Milano punti 8 Curci Giuliano
Polisportiva Affori - Team Zeus e Ghezzi Warriors School Milano punti 6
Classifica a squadre della II° tappa (sono indicati tutti i team andati
a punti ovvero con almeno un atleta in semifinale) 1. Polisportiva
Affori - Team Zeus Milano 36 punti 2. JKD Biella 32 punti 3.
Free Combat Academy Bergamo 28 punti 4. Warriors School Milano 16
punti 5. BSA Milano 8 punti 6. Bulldog Clan Bologna e Haidong
Gumdo Milano 6 punti Graduatorie finali Categoria -65 Kg
Davide De Napoli JKD Biella punti 10 Luca Zottarelli JKD Biella punti
8 Fabio Pelusi Polisportiva Affori - Team Zeus Milano e Schledleiter
Haidong Gumdo Milano punti 6 Categoria -70 Kg Marco Falchi Polisportiva
Affori - Team Zeus Milano punti 10 Michele Villani JKD Biella punti
8 Categoria -75 Kg Luca Terranova Polisportiva Affori - Team
Zeus Milano punti 18 Matteo Grazioli Free Combat Bergamo punti 16
Matteo Mingardo JKD Biella punti 14 Categoria - 80 Kg 1. Francesco
Ligato Warriors School Milano 10 punti 2. Forlani Daniele Free Combat
Bergamo 8 punti 3. Di Donato Bulldog Clan Bologna e Sommariva Sacha
Polisportiva Affori - Team Zeus Milano 6 punti Categoria + 80 Kg
Caverzaghi Fabio e Mapelli Ivan Free Combat Bergamo punti 10 Simone
Basso Free Combat Bergamo e Calvi BSA Milano 8 punti Curci Giuliano
Polisportiva Affori - Team Zeus e Ghezzi Warriors School Milano 6 punti
Graduatoria a squadre (sono indicati tutti i team andati
a punti ovvero con almeno un atleta in semifinale)
PAM-MACHIA
TRAINING CENTER - Team Zeus Milano 46 punti Free Combat Academy Bergamo
44 punti JKD Biella 40 punti Warriors School Milano 16 punti
Academy of Fighting Mondovì 14 punti BSA Milano 8 punti Bulldog
Bologna 6 punti Haidong Gumdo Milano 6 punti
Luca Terranova e Marco Falchi